L’epopea di bitcoin rischia di finire nel cimitero delle monete


Chi ha avuto la pazienza di leggere il lungo approfondimento su bitcoin pubblicato in questo blog non si stupirà granché scorrendo l’ottimo approfondimento che la Bis ha dedicato alle criptovalute nel suo ultimo rapporto annuale. Una ventina di pagine dove si spiega con grande chiarezza perché le valute come bitcoin non si possono considerare monete. Se anche lo fossero, perché qualcuno si ostina a usarle, il posto più naturale al quale sembrano destinate è quello del cimitero delle monete che già vari musei, come il British museum, amano esporre per ricordarci quanto sia facile creare una moneta e quanto sia facilissimo che muoia subito dopo.

Ovviamente la Bis non dice che sarà questa la fine di bitcoin e delle altre criptovalute che nascono come funghi in un mondo intossicato dal denaro facile e dalle mitologie anti sistema. Però una cosa si può affermarla con una ragionevole certezza: finché l’assetto istituzionale internazionale nella gestione della moneta si articolerà nella trinità stato-banca centrale-banche commerciali, con le banche centrali grandi protagonisti del gioco, gli spazi per le monete virtuali semplicemente non esistono. Esistono al massimo piccole nicchie di utilizzatori che, a loro rischio e pericolo, gestiscono un asset difficile da capire e ancora più difficile da spiegare. Col che mostrandosi il limite intrinseco di questa tecnologia. Una cosa che ha bisogno di essere spiegata non può essere una moneta, come dovrebbe insegnarci l’esperienza di ogni giorno. Se chiedete a chiunque cosa sia la moneta, ognuno vi risponderà mettendo semplicemente mano al portafogli. Il resto è roba da specialisti.

Detto diversamente, l’affermazione delle criptovalute implica la profonda trasformazione del modello di società al quale siamo abituati da secoli e che ci ha messo secoli a conformarsi. Il che è sicuramente possibile, ma non certamente probabile, almeno nel periodo che ci è concesso osservare. Vale la pena spendere comunque qualche parola in più perché l’analisi della Bis fornisce chiarimenti utili che giovano molto a dissipare alcuni luoghi comuni e molte fantasie che inducono a pensare la moneta come qualcosa di cui possiamo disporre liberamente e a nostro piacimento, quando invece si tratta di strumento tanto potente quanto fragile. E ancora una volta il cimitero delle monete è un ottimo promemoria. La storia, anche recente, è popolata di episodi in cui il pensiero magico dei cattivi gestori della moneta ha determinato autentiche tragedie. E per intendersi sui fondamentali, è meglio partire dalla definizione che dà la Bis della moneta, ossia una “convenzione sociale indispensabile sostenuta da un’istituzione statale che rende conto del suo operato e gode della fiducia dei cittadini”. Già questa definizione contiene tutti gli ingredienti della ricetta per una buona moneta. Ossia la convenzione sociale e l’istituzione statale che siglano quell’alleanza “pubblico-privato tra la banca centrale e le banche private, con la banca centrale al centro del sistema” che regola l’offerta di moneta “in quasi tutte le economie moderne”, come nota la Bis. Parliamo di un equilibrio che si è consolidato nel corso dei secoli e che i cantori delle valute virtuali, bravi in informatica ma scarsi in storia, pensano di rivoluzionare a suon di gigabyte. Probabilmente anche ignorandone sostanzialmente il funzionamento. L’esser banca è di per sé uno stigma che non necessita di altre sottolineatura per i profeti antisistema.

Ai più curiosi farà piacere sapere invece che “grazie al coinvolgimento attivo delle banche centrali, i diversi sistemi di pagamento oggi utilizzati sono sicuri, presentano un buon rapporto costi-efficacia, permettono scalabilità e godono della fiducia rispetto al fatto che un pagamento, una volta effettuato, è definitivo”. In sostanza le criptovalute si propongono come alternativa a questo modello, non soltanto per la valuta in sé, ma soprattutto per l’infrastruttura. “Gli utenti non devono avere fiducia solo nella moneta in sé, ma anche nel fatto che un pagamento verrà effettuato prontamente e senza intoppi”, spiega la Bis. Per questo la sfida di Bitcoin si gioca, più che sull’asset, sulla blockchain, ossia il libro mastro distribuito (DLT) dove vengono cifrate tutte le transazioni effettuate peer-to-peer e che devono autenticate dai minatori per generare la ricompensa denominata in nuovi bitcoin. “Con un ledger distribuito, lo scambio peer-to-peer di moneta digitale è fattibile: ogni utente può verificare direttamente nella sua copia del ledger se un trasferimento è stato effettuato e che non vi siano stati tentativi di doppia spesa”.

La mitologia di bitcoin, che vede nella liberazione dal “potere bancario” la panacea di ogni male economico, poggia su alcuni presupposti che è opportuno sottolineare perché spesso gli utilizzatori, attratti dai movimenti speculativi, non ne hanno consapevolezza. In particolare questa tecnologia funziona se “la larga maggioranza della potenza computazionale è controllata da miner onesti, gli utenti verificano la storia di tutte le transazioni e l’offerta di valuta sia predeterminata da un protocollo”. Giudicate voi quanto tali presupposti siano coerenti con la realtà. Intanto è utile sapere alcune cose. L’utopia di bitcoin non vive nell’immaginazione di chi l’ha pensata ma genera già enormi ricadute sociali, intanto per i costi che esprime. “Al momento della stesura del capitolo – scrive la Bis -, l’energia elettrica totale utilizzata per l’estrazione (mining) di bitcoin era equivalente a quella di economie di medie dimensioni come la Svizzera, e anche altre criptovalute usano ingenti quantità di energia elettrica. Per dirla nel modo più semplice possibile, la ricerca di una fiducia decentralizzata è diventata rapidamente un disastro ambientale”.

E poi ci sono le questioni tecniche sulle quali non serve dilungarsi. Basti sapere che se bitcoin dovesse processare la quantità di transazioni al momento gestite dai sistemi di pagamento tradizionali, “i relativi volumi di comunicazione, con milioni di utenti che si scambiano file dell’ordine di grandezza di un terabyte, potrebbero provocare un black out di internet”.

Rimane da chiedersi cosa rimarrà di questa rivoluzione vagamente effimera al termine della sua epopea. Dando per scontato che così com’è stato pensato il sistema di pagamento decentralizzato non potrà mai sostituirsi ai mezzi di pagamenti tradizionali basati su monete bancarie, qualcosa di questa tecnologia potrebbe scampare al destino che al momento sembra prevalere nelle previsioni degli esperti. Le monete virtuali nascono e muoiono a centinaia – bitcoin è solo quella più nota – e al momento se ne contano migliaia. Questo in qualche modo vuol dire che sono molto più effimere di quel che sembrano e che servono gli interessi di pochi che lucrano su questa attività. Al contrario molto più concreto potrà essere l’utilizzo del DLT, che, scrive la Bis “può essere efficace in contesti di nicchia, dove i benefici di un accesso decentralizzato superano i costi operativi più elevati del mantenimento di molteplici copie del ledger”. In sostanza, più che le criptovalute, che non funzionano come moneta, sono i sistemi di criptopagamenti che possono risultare utili. Come esempio viene fatto quello delle rimesse degli immigrati, che pesano annualmente 540 miliardi di dollari l’anno e generano notevoli costi di transazione. Ma anche qui, altre soluzioni sono possibili. Le banche centrali sono ben consapevoli che dovranno in qualche modo fare i conti con questa spinta all’innovazione e anche il dibattito sull’opportunità di emettere una digital currency di banca centrale ne è la conferma. Rimane il fatto che, nella storia monetaria, vince chi ha più fiato. E le valute virtuali hanno già il fiatone.

 

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  1. Cristian Palusci

    Buona sera, la seguo sempre con molto interesse.

    Sono uno studioso di blockchain technology e valute virtuali, oltre che un investitore nel mercato digitale.

    In merito al rapporto della Bank of international settlements ci sono delle novità che credo le interessino.

    L’argomento in questione è importante e credo ci sia ancora molto da dire. L’ultimo mio post al riguardo ha fatto migliaia di visualizzazioni in poche ore.

    https://it.investing.com/analysis/il-parlamento-europeo-pubblica-un-rapporto-sulle-criptovalute-200221798

    Credo possa interessare ai suoi lettori, per il punto di vista originale che do al riguardo. I numeri sembrano proprio confermarlo.

    A premessa intanto le dico che concordo con lei quando dice che finché l’assetto istituzionale internazionale nella gestione della moneta sarà quello attuale, non ci sarà molto spazio di manovra per le valute digitali.

    Lo stesso discorso credo valga per la difficoltà di accesso alla tecnologia sottostante (anche se non dimentichiamo che quando Gates lanciò Windows 95 e iniziò a parlare di internet, venne criticato ferocemente alla stregua di chi oggi tenta di diffondere questa nuova tecnologia, e accedere alla rete sembrava un privilegio riservato a pochi privilegiati).

    Non voglio però entrare nel merito dell’essenza del bitcoin e delle criptovalute, quali monete decentralizzate nate proprio per “rompere” l’asse stato-banca centrale-banche commerciali.

    Vorrei invece concentrarmi sulle criticità che ho riscontrato nel report della Bis e su cui ho scritto varie analisi e approfondimenti sul mio blog e per il sito Investing.

    Intanto il report è superficiale e poco aggiornato, basato su studi vecchi e che non tengono conto dei recenti sviluppi. Infatti il problema di fondo del report è che non parla delle applicazioni non finanziarie, che sono proprio le aree in cui al momento la blockchain sta avendo l’impatto maggiore. La blockchain fondamentalmente rivoluziona “il trasferimento di valore” e non solo di valore finanziario.

    Inoltre ha già permesso di ridurre sia i tempi delle transazioni che le tariffe di trasferimento, cambiando il modo in cui la gente invia denaro.
    In quanto tale, non dovrebbe e non può essere ignorata.

    Non scordiamo inoltre che il vice Direttore del Fondo Monetario Internazionale Dong He, ha pubblicato un report il 31 maggio scorso in cui afferma che i cripto-asset potrebbero un giorno far ridurre la domanda di denaro delle banche centrali e suggerisce una serie di modi in cui queste ultime potrebbero in futuro usare la tecnologia del ledger distribuito intergrata nella blockchain.

    Relativamente all’accusa di scarsa efficienza energetica del bitcoin contenuta nel report della Bis, invece ho scritto un articolo la scorsa settimana, sintetizzando l’ottimo articolo della rivista Forbes in cui quest’accusa viene ampiamente smontata.

    https://it.investing.com/analysis/no-il-bitcoin-non-consuma-troppa-energia-200221735

    Infine l’ottimo rapporto pubblicato dal Parlamento Europeo la scorsa settimana “Virtual currencies and central banks monetary policy: challenges ahead”, a mio avviso confuta definitivamente il rapporto della Bis.

    Il documento, commissionato dalla Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo, contiene delle conclusioni davvero interessanti, considerato che gli autori, tra le altre cose, affermano: “Crediamo, la cosa piaccia o meno, che le valute virtuali rimarranno un elemento permanente dell’architettura finanziaria e monetaria globale per gli anni a venire”.

    Qui ho pubblicato un’analisi dettagliata del rapporto e trova anche un link alla versione originale

    https://it.investing.com/analysis/il-parlamento-europeo-pubblica-un-rapporto-sulle-criptovalute-200221798

    Spero che Lei apprezzi il lavoro che ho svolto e magari possa anche pubblicare qualche estratto a integrazione del suo articolo.

    Spero di poter avviare un confronto sereno e costruttivo, al fine di migliorare le reciproche competenze in un settore che, comunque la si pensi, lascerà il segno.

    Una buona serata

    Cristian Palusci

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      • Cristian Palusci

        La ringrazio per l’attenzione. Le avrei scritto una mail, ma non sono riuscito a trovare un suo recapito.

        Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento o approfondimento, sarò lieto di fornirle tutto il supporto e le informazioni necessarie.

        Cordialmente

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