I consigli del Maître: Le esportazioni dell’America Saudita e le imprese zombie italiane


Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.

Pensioni: gli italiani predicano bene ma… Ocse ha pubblicato i dati aggiornati sulla previdenza globale nel suo recente “Pension at glance”, che contiene analisi sui diversi paesi dell’organizzazione e li confronta. Una lettura senz’altro utile per tutti coloro che seguono le tormentate vicende previdenziali della contemporaneità e che in Italia sono numerosissimi, almeno a giudicare l’ampiezza del nostro dibattito pubblico sul tema. I dati sul nostro paese, peraltro, sono molto interessanti.

Cosa dicono questi grafici? Il replacement rate italiano, ossia quello che noi chiamiamo tasso di sostituzione che misura la percentuale della pensione in relazione all’ultima retribuzione lavorativa, in Italia si stima sarà l’83% per un lavoratore che vada in pensione con piena carriera, ossia col massimo dei contributi. Senonché la stessa Ocse ammette che gli alti tassi di disoccupazione giovanile renderanno molto difficile che i pensionati di domani avranno una carriera completa. C’è il rischio insomma di profonde discontinuità. L’età pensionabile per gli italiani si allungherà sempre più: si stima che un nato nel 1996 andrà in pensione a oltre 71 anni. Senonché questa previsioni teorica cozza col dato che l’Italia ha l’età effettiva di uscita dal lavoro fra le più basse dell’area. La differenza fra l’età programmata e quella teorica, al momento, è di 4.4 anni per gli uomini, 4.2 per le donne. Età effettiva attorno ai 62 anni e 61.

Predichiamo benissimo, ma razzoliamo maluccio.

L’export dell’America Saudita. Sappiamo già che grazie allo shale oil gli Usa sono diventati grandi produttori di petrolio e anche di gas, e che hanno persino surclassato i produttori tradizionali. Di recente, inoltre, è stato tolto il divieto di esportare all’estero prodotti petroliferi, con la conseguenza che gli Usa sono entrati nel grande gioco delle esportazioni.

Certamente, gli Usa sono ancora lontani dall’insediare i primati dei produttori tradizionali, ma non è di poco conto che le loro esportazioni siano più che triplicate in un anno. E buona parte le assorbe la Cina.

Trump non migliora il deficit commerciale Usa. L’antipatia di Trump per il deficit commerciale Usa è stato uno dei cavalli di battaglia del neo presidente che poco più di un anno fa assumeva l’incarico col fermo proposito di abbattere gli squilibri commerciali statunitensi, pure mettendo a brutto muso i partner eccedentari di fronte alle proprie responsabilità. Si è discusso molto delle politiche commerciali intraprese dall’amministrazione Usa che certo non sono state morbide, ma i risultati sono ancora poco coerenti con i propositi.

A ottobre 2017, infatti, il deficit è arrivato a 48,7 miliardi, il peggiore da nove mesi. E se guardiamo i dati dell’anno trascorso non ci sono segnali di un’inversione di tendenza. Forse il deficit commerciale Usa è una cosa troppo seria perché se ne occupino i presidenti.

Le imprese zombie in Italia. Ocse ha pubblicato uno studio dedicato al fenomeno sempre più diffuso delle imprese zombie, ossia quelle entità che con i profitti non riescono neanche a pagare gli interessi sui debiti.

Come si può osservare, noi italiani abbiamo una situazione abbastanza complessa, con un numero di aziende zombie raddoppiate dal 2010 e soprattutto un 20% del nostro stock di capitale imprigionato in questa aziende morenti, che impiegano circa il 10% della nostra forza lavoro. Non è così strano che la nostra produttività sia al lumicino.

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  1. Gianni Ercolani

    Imprese Zombie italiane:

    Un tempo lontano sarebbe intervenuto l’IRI e avrebbe gentilmente sanato o chiuso queste aziende a spese della comunità.

    Ora è proibito, in compenso lo fanno le banche , quando anche esse falliscono, verranno salvate dalla comunità.

    Come disse il Gattopardo: “Tutto deve cambiare, affinché nulla cambi!”

    Gianni

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  2. gior

    Fino a che’ il settore privato dominera’ la scena saremo preda di queste problematiche. Quando il privato fallisce, lo stato paga comunque sottoforma di contributi per il sostegno al capitale privato oppure per il sostegno ai dipendenti. Nell’interesse dello stato e di tutti, perche’ lo stato non deve essere efficiente e forte e indipendente attore economico?

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  3. gior

    In una condizione di libero mercato, capitali privati ricevono cospicui aiuti dallo stato per i loro affari anche in presenza di impegni contrattuali contrari. Ad esempio la Bre.Be.Mi, o meglio i proprietari, riceve 300 miilioni piu’ altro quando lo stato in accordo con il contratto di project financing non avrebbe dovuto pagare alcunche’. Perche’ lo stato non ha investito in proprio, creando lavoro e facendo fruttare quei 300 o piu’ milioni?

    Il project financing diventa strumento di commistione di interessi, cioe’ “una scusa”, per trasferire “regalare” denaro pubblico ai privati. Lo stato tratta il capitalista che non fa’ utili o vede ridurre il proprio capitale come un “bisognoso”, quanto lo e’ una singola persona bisognosa senza una lira. Lo stato italiano (coe’ i governi) fa le cose per bene. Ad ognuno il proprio: al capitalista 300 milioni e al cittadino bisognoso 300 euro. hahahahahahha

    Cito:
    “Anche il fatto che l’autostrada sia stata “completamente autofinanziata” non corrisponde al vero. Secondo quanto riportato dal sito La Repubblica, “su 1.818 milioni di euro di prestiti, 820 milioni derivano da un finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze; 700 arrivano dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), controgarantiti dalla SACE (controllata dalla CDP, a sua volta controllata dal ministero dell’Economia)”. I prestiti dovrebbero essere ripagati dai pedaggi autostradali, ma vista la situazione attuale la cosa appare poco probabile, e Bre.Be.Mi ha già chiesto una proroga della concessione per la gestione dell’A35 (da 20 a 30 anni). Inoltre Regione Lombardia ha inserito, nel bilancio di previsione per il 2015, un “finanziamento opere di viabilità” di 60 milioni di euro in tre anni per la Bre.Be.Mi, cui si aggiunge il contributo di 300 milioni di euro previsto dalla Legge di Stabilità. A tutto ciò si aggiunge la richiesta di defiscalizzazione da parte di Brebemi SpA, pari a circa 430 milioni di euro (…).” Si parla di 1,7 miliardi che saranno spesi dai contribuenti per l’opera, “nonostante dovesse essere finanziata con il project financing, solo da privati”. E’ questa la famosa libera concorrenza?

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  4. gior

    In realta’ sono, 320 milioni in regalo dallo stato, 60 miioni i regalo dalla regione Lombardia, aumento di 6 anni della concessione, 1,2 miliardi di “buon uscita” alla scadenza della concessione. Bazzecole. E poi i partiti di fiducia del capitale si lamentano se la gente non va piu’ a votarli?

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