Cronicario: I grandi successi della Zombienomics all’italiana


Proverbio del 10 gennaio Oro puro non teme il fuoco

Numero del giorno -0,42 Rendimento % bot annuale venduto in asta

Casa dolce casa, come no. Guardate i dati Istat e poi ne riparliamo.

E giù lacrime, con la Confedilizia subito a ricordare che il mattone nostrano è gravato da balzelli per 50 miliardozzi l’anno che scoraggerebbero chiunque, tanto è vero che nel resto dell’Eurozona i prezzi salgono e da noi no. Voi ci credete?

A prescindere, rimane il fatto che da noi il mattone dà un contributo rilevante alla nostra zombienomics, categoria economica che non vi sarà sicuramente sfuggita visto che si tratta di uno dei nostri maggiori successi recenti. Vi è sfuggita? Perbacco, allora dovete sapere questo.

Oggi la Bis ha presentato una pregevole ricognizione sulla straordinaria evoluzione delle imprese zombie, quelle che coi profitti non riescono manco a pagare gli interessi sui debiti che hanno fatto per stare a galla, che come potete arguire dal grafico qua sopra sono in crescita da un trentennio. Casualmente, le zombie sono aumentate man mano che diminuivano i tassi di interesse.

Ora va detto che le nostre imprese concorrono magnificamente al campionato delle zombie firms messo in campo dall’Ocse qualche mese, con uno studio.

Quindi nel 2013 le imprese zombie made in Italy occupavano il 10% del personale di tutte le imprese italiane e soprattutto esprimevano il 20% dello stock di capitale. Non sappiamo come stiano oggi le cose, ma confido che siamo sempre in corsa per un primato. Soprattutto, questa situazione a me ricorda quella del nostro patrimonio immobiliare, zombizzato anch’esso a causa di una recessione patrimoniale che, sempre casualmente, è cominciata dopo il boom clamoroso d’inizio millennio.

Che il mattone continui a perdere peso (e prezzo) a sicuro detrimento della nostra ricchezza nazionale, già falcidiata da un settennio di crisi, oscura persino il lumicino acceso da Bankitalia con i dati di novembre sui prestiti bancari. Si segnala un incremento del credito al settore privato, gran parte del quale alle famiglie e assai meno alle imprese, che comunque è buono a sapersi.

Il credito alle famiglie dipende in gran parte dai mutui, ovviamente, e il fatto che le compravendite siano in aumento e i prezzi in calo può significare soltanto che si riesce a vendere solo perché si abbassano i prezzi e quindi che il mercato non ha trovato un equilibrio, figuriamoci un rimbalzo. Peraltro Istat segnala con chiarezza che la flessione riguarda in gran parte i prezzi delle abitazioni esistenti. Il mattone italiano, d’altronde, come sa chi ci lavora, è spesso di qualità infima e anche vecchiotto.

Cotanta mestizia s’allevia quando leggo, sempre sui dati di Bankitalia, che le sofferenze bancarie sono scese significativamente fra ottobre e novembre. Tenetevi forte: passano dai 173,8 miliardi di ottobre a nientepopòdimeno che 173,0.

In gran parte questi debiti derivano dal settore corporate, che sappiamo zombizzato anche a causa dei notevoli investimenti immobiliari sballati fatti nel periodo del boom. Il morso degli zombie, si sa, non perdona.

A domani

 

 

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  1. giovanni

    “il fatto che le compravendite siano in aumento e i prezzi in calo può significare soltanto che si riesce a vendere solo perché si abbassano i prezzi e quindi che il mercato non ha trovato un equilibrio, figuriamoci un rimbalzo”
    E’ peggio un mercato fermo perchè chi vende ha la folle pretesa di farlo ai prezzi pre-crisi, mentre chi compra lo fa col miserabile stipendio post-crisi, o uno “squilibrato” in cui si vende qualcosa perchè chi vende comincia a capire che una casa sempre più vecchia e una situazione economica disastrosa la può vendere solo a prezzi nettamente inferiori, e finalmente qualcuno che compra lo trova?

    Mi piace

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