Cronicario: L’abbraccio cinese è peggio del braccialetto elettorale di Amazon


Proverbio del 2 febbraio Meglio accendere una candela che maledire l’oscurità

Numero del giorno: 0,8 Crescita inflazione su base annua in Italia a gennaio 2018

No dico, ma questa storia del braccialetto di Amazon, ma davvero c’avete creduto? Io ho iniziato a dubitare appena mi sono accorto che i nostri politici in eterna campagna elettorale, sono arrivati a dire bestialità tipo che l’uomo non è un robot, non so se mi spiego…

Come se il taylorismo fosse un’invenzione di Amazon e non, appunto, di mister Taylor che, lo ricordo, scriveva dell’organizzazione scientifica della produzione nel 1911, 25 anni prima dei Tempi moderni di Charlot. Si lo so quello che state pensando: eh ma da allora ci siamo evoluti, mica possiamo più essere considerati ingranaggi di una macchina. E poi ci sono leggi, sindacati, regole di comportamento. Certo come no. Ma soprattutto, visto che la cagnara politica non accennava a diminuire, ho pensato di approfondire e ho scoperto che il braccialetto elettronico di Amazon, è un brevetto che non sappiamo se sarà mai utilizzato che serve a far riconoscere più velocemente i pacchi agli Charlot di Amazon, che ci sono come ci sono sempre stati e come ci saranno sempre almeno finché i robot davvero  non prenderanno il loro posto, e non ha nulla a che vedere con l’evocazione da galera e da controllo di polizia che ispira la sua definizione coniata da politici e giornalisti, disperati seppure per diversi motivi. Più che un braccialetto elettronico è un braccialetto elettorale, diciamo, che di questi tempi fa brodo come tutto. A un certo punto anche il jobs act è entrato nei commenti ed è arrivata pure una smentita dal ministero…

Ora, ce ne potremmo pure infischiare di questa ennesima bolla (o meglio balla) mediatica se non fosse che distratti dal braccialetto elettorale, verso cui si è focalizzato il sacro fuoco della nostra indignazione, c’è sfuggito quello che sta succedendo al cambio cinese.

Già, la Cina. Le anime belle che si indignano per i brevetti del cattivo capitalista americano, dovrebbero ricordare il contributo sicuramente determinante che il capitalismo di stato cinese ha fornito alla civilizzazione dei rapporti di lavoro.

E poi magari osservare la curiosa evoluzione del cambio cinese quantomeno divergente nel suo rapporto con euro e dollaro. Guardate bene: nei confronti del dollaro lo yuan si sta rapidamente apprezzando, avvicinandosi sempre più al livello che nell’estate 2015 condusse alla svalutazione decisa dalle autorità di Pechino. Nei confronti dell’euro, al contrario, lo yuan si svaluta. Ora secondo voi farà più danno ai lavoratori italiani il braccialetto elettorale di Amazon, o l’abbraccio valutario cinese?

Fuocherello. Vi do un’altra notizia di giornata che completa il disegnino sulla Cina.

Fa un certo effetto scoprire, nell’epoca in cui tutti sperano che i consumi privati della Cina salveranno il mondo, a cominciare dalla Cina stessa che fa quasi metà del suo pil con gli investimenti, che i consumi privati della Cina erano più alti ai tempi di Deng Xiaoping. Vi sorge il sospetto che questa politica abbia qualche effetto anche su di noi? Fuochino: vi do un altro indizio.

Con grande scorno del nostro amato Supermario di Francoforte i prezzi hanno la vitalità di un gatto che abbia finito le vite. Dite che c’entra la Cina? Fuoco!

Ora magari vorreste pure che vi spiegassi questo grafico. Scordatevelo. E’ venerdì pomeriggio: non lavoro per Amazon e non sono cinese. Almeno finché posso.

A lunedì.

 

 

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