Cronicario: Il futures del futuro, ovvero l’invasione aliena del petroyuan


Proverbio del 9 febbraio Accontentati di ciò che hai 

Numero del giorno: 121.000.000.000 Offerta di Broadcom per l’acquisto di Qualcomm, rifiutata dal cda

Vi volevo parlare di vacanze, giuro. A che serve sennò il venerdì. Era persino uscita una di quelle release Istat fatte apposta per il week end, che dà la misura di quanto siamo saggi noi italiani.

Si capisce già dall’inizio. La saggezza intendo: nel 2017 abbiamo fatto un milione e trecentomila notti di viaggi per vacanze in più e un milioni di notti in meno di viaggi per lavoro. Per il secondo anno consecutivo sono aumentate le vacanze lunghe (+9,1%) mentre i viaggi di lavoro (-15,6%) hanno raggiunto il livello più basso dal 2007.

Insomma, il clima era questo. Cazzeggio sotto il cielo di Venere: il migliore. Poi però un certo secchione guastafeste che mi ronza intorno se n’è uscito con questa storia che i cinesi vogliono lanciare un future sul petrolio in yuan sul mercato di Shangai, quello che oggi ha perso il 4%. Addirittura il 26 marzo!

Proprio come un episodio di X files (in questi giorni peraltro va in onda l’undicesima stagione), è stata fissata la data dell’invasione aliena, stavolta però dei mercati petroliferi da parte del future cinese. Una creatura leggendaria, il petroyuan, al pari dell’ufo di Roswell, visto che se ne trovano tracce che risalgono al 1993, e qualcuno dava per certa l’invasione già quattro anni fa. Ma poi c’è stata la crisi del petrolio, perciò…

Perciò rieccolo. Cosa è cambiato? Semplice: nel frattempo la Cina ha superato gli Usa come primo compratore di greggio. E questo basta, secondo il mio secchione a solleticare ai cinesi la voglia di buttarla in finanza e iniziare a prezzare il petrolio in valuta propria e così far concorrenza al WTI e al Brent.

Il future cinese del futuro ha grandi ambizioni: addirittura scardinare il dominio globale del dollaro sulle quotazioni petrolifere, passo propedeutico al più ambizioso piano di attentare al ruolo del dollaro come valuta globale. D’altronde lo yuan col suo 20% di peso specifico nei pagamenti internazionali e un controllo governativo sui flussi di capitale degno di Arpagone ha di sicuro buone probabilità di successo.

“Eh – mi dice il secchione: tu non capisci. Lo sai sì che la Cina a fine gennaio ha presentato la polar silk road un disegno raffinatissimo per  entrare nella gestione del Grande Gioco dell’Artico? E cosa c’è nell’Artico? Più del 15% delle riserve petrolifere conosciute e il 30% di quelle di gas. Ecco: il petroyuan è il grimaldello per togliere un altro pezzetto di supremazia agli Usa e così facendo….”. Lo ascolto e finalmente capisco. E’ partito un nuovo episodio.

Non posso perdermelo.

A lunedì.

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