I consigli del Maître: I dazi Ue sulle Harley e lo shadow banking europeo


Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.

Passione africana per lo yuan. Mentre l’Europa si strazia fra polemiche populiste e dazi, la Cina indisturbata prosegue la sua sapiente opera di penetrazione nel continente africano, ormai divenuto di fatto una succursale cinese, non solo per la produzione e la logistica, ma adesso anche per l’influenza finanziaria. Il 29 maggio scorso nella capitale dello Zimbawe si sono incontrati i banchieri centrali di 14 paesi africani, secondo quanto riportato da un’agenzia cinese, per discutere l’inserimento dello yuan fra le valute di riserva dei loro paesi. Una mossa del tutto logica se si considera che molti paesi, ad esempio l’Angola o il Kenya, hanno contratto debiti con la Cina e per loro può essere molto più conveniente o pratico ripagarli in yuan. Senza considerare che il traffici commerciali fra molti paesi africani e la Cina sono ormai fittissimi. La Cina dal canto suo può solo guadagnarci da questa decisione, visto che il governo di Xi ha fatto capire da tempo di voler aumentare il livello di internazionalizzazione della valuta cinese, ancora molto basso, intorno all’1% del totale delle riserva valutarie a fronte di oltre il 62% del dollaro e di circa il 20% dell’euro, secondo alcune dati riferiti al quarto trimestre 2017, anche a causa dei vincoli sui movimenti di capitale. Ma d’altronde la moneta cinese è ancora giovane apprendista del grande gioco del capitalismo globale e il fatto che di recente abbia iniziato a denominare un future sul petrolio può essere un altro potente strumento per la sua internazionalizzazione. Basta ricordare che l’Angola, ad esempio, è uno dei venditori di petrolio ai cinesi.

Il reddito degli italiani diventa vecchio. La Banca d’Italia nella sua ultima relazione annuale ha pubblicato un approfondimento sull’andamento della diseguaglianza nelle diverse classi d’età del nostro paese all’indomani della crisi dalla quale emerge che gli ultra65enni hanno visto crescere il loro reddito equivalente, anche se di poco, mentre i più giovani lo hanno visto crollare. Ciò ha fatto aumentare drammaticamente il numero di giovani poveri.

Lo shadow banking dell’eurozona. Il settore dello non banche, ossia gli operatori finanziari non bancari che però si comportano come banche, quindi investono soldi e sono soggetti di investimenti, cresce a ritmi forsennati nell’eurozona, secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria della Bce.

A dicembre 2017 gli asset totale detenuti da questo settore quotavano 43 trilioni, il 56% dell’intero sistema finanziario, quindi più di quelli detenuti dal sistema bancario. Queste entità, che sono fondi pensione, assicurazioni, fondi di investimento, hanno potuto contare sull’aumento della ricchezza finanziaria dell’area per diventare sempre più capitalizzati e in certi periodi hanno persino compensato il credit crunch bancario acquistando obbligazioni corporate europee. Ma tale crescita ha alcune criticità. Sono aumentate le quote di titoli più rischiosi in pancia ai fondi di investimento e è aumentata l’interconnessione fra questi fondi. Inoltre buona parte investono sulle corporation Usa, concentrando un po’ troppo i rischi. Sarà interessante osservare cosa succederà in caso di guerra commerciale fra Usa e Ue.

Brutte notizie per gli harleysti. La decisione di Trump di daziare acciaio e alluminio europei non sarà certo un buon viatico per l’interscambio fra le due regioni e a pagare il conto saranno i consumatori, dall’una e dall’altra parte dell’Atlantico. L’Ue ha già fatto sapere di aver individuato una lista di 182 prodotti che potrebbe finire nel mirino dei controdazi europei a far data dal prossimo 20 giugno. Si tratta di prodotti industriali che alimentari. E fra questi uno dei più noti sono le moto Usa, a cominciare dalle mitiche Harley che anche in Europa hanno un coorte di grandi ammiratori.

L’import di moto Ue dagli Usa non è certo significativo, parliamo di 300 milioni di dollari nel 2017, e tuttavia molti affezionati della mitica moto Usa rischiano di pagarla di più (e già costava parecchio). E non solo loro. Anche gli amanti del whisky americano, delle t-shirt e persino le carte da gioco. Non sarà facile per noi europei, cresciuti a pane e coca cola, abituarsi a questo nuovo regime commerciale.

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