Cronicario: Ode al rifugiato (fiscale)


Proverbio del 20 giugno Per chi fa la cosa al momento giusto ogni giorno ne vale tre

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Poiché oggi si celebra la giornata mondiale del rifugiato, categoria sfortunatissima di persone che vive male dov’è nata e perciò viene guardata con sospetto anche altrove, ho pensato di dedicare il nostro Cronicario a una declinazione particolare di rifugiato che condivide col rifugiato geografico una pessima stampa: il rifugiato fiscale. Trovare rifugio dal fisco onnivoro e pantagruelico che ci risucchia fino all’ultimo euro in cambio di niente (quando va bene) è diventata una vocazione nazionale radicata al punto che ormai esiste un’ampia letteratura edificante che si arricchisce di giorno in giorno.

E badate bene: non siamo gli unici. Anche paesi insospettabili come la Francia covano nel proprio seno legioni di rifugiati che sognano il paradiso in terra e si contentano di un paradiso fiscale, avendo peraltro la fortuna di trovarsi a due passi dal Lussemburgo che, com’è noto ha un grande spirito umanitario. Le cronache riportano di vere e proprie eccellenze. La commissione Ue ha beccato una società francese che, grazie all’accoglienza lussemburghese, è riuscita a pagare lo 0,3% di tasse sul reddito per almeno un decennio prima di essere beccata, col risultato di aver evitato – evaso è esagerato dai – di pagare allo stato tiranno francese un 120 milioni di tasse nel frattempo.

Pur non toccando queste vette di eccellenza anche noi italiani non ci facciamo mancare niente. Oggi la GdF ha presentato i dati di quasi un anno e mezzo di attività, da gennaio 2017 a maggio 2018, secondo i quali circa 1.000 dei nostri rifugiati fiscali hanno sottratto alle grinfie del fisco ben 2,3 miliardi. Una media di un paio di milioni ognuno: dei geni. Di grande rilievo è il fatto che i finanzieri, oltre a loro, abbiano scovato ben 13 mila fantasmi, ossia persone sconosciute al fisco, che si candidano al futuro reddito di cittadinanza, mentre intanto incassano di sicuro una qualche prebenda pubblica.

E sempre in giornata, d’altronde non si festeggiano mica i rifugiati a caso, arriva notizia di un’altra truffa al fisco, che evidentemente se le merita, da 150 milioni che coinvolge 500 aziende, 400 delle quali in Campania. I rifugiati del sud sono i migliori, com’è noto. I soliti studi professionali e tributari – lo sapevate che per diventare rifugiati servono avvocati e commercialisti? – hanno costruito una sorta di ong con l’ausilio di personale dell’Agenzia delle entrate per salvare chissà quante centinaia di rifugiati dal fisco. Dalle cronache è trapelato persino che qualcuno di questi rifugiati neanche sapeva di stare fuggendo. Erano evasori a loro insaputa. Il commercialista, per evidente bontà d’animo, ha rischiato di suo per salvare i suoi clienti dal fisco.

 

Di fronte a questo proliferare di rifugiati, il nostro neo ministro dell’Interno, notoriamente di buon cuore, oltre che bello, nonché molto sensibile al tema rifugiati, che occupa i suoi pensieri un giorno sì e l’altro pure, ha arringato una platea assisa spiegando che è arrivato il momento che il governo – ossia lui a quanto pare – rottami tutte le cartelle esattoriali di Equitalia sotto i 100 mila euro, in tal modo facendo rientrare in patria le migliaia di rifugiati fiscali che stanno studiando l’espatrio dei conti correnti. Una proposta di rara intelligenza, nel momento in cui la pressione dei rifugiati mette addirittura in forse l’Unione Europea. Questa visione illuminata, frutto del grande genio italico, rischia però di essere fieramente compromessa da un altro ministro, quello del Tesoro e perciò anche del fisco, che promette di ricavare risorse spremendo quelli volgarmente chiamati evasori, invece che campioni di libertà. Facendo leva sul principio, ormai fuorimoda, che servono soldi per poterli spendere e che è meglio prenderli a chi ce li ha e dovrebbe già darli a fisco. Non vi sto a dire chi la spunterà. Tanto lo sapete.

A domani.

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