La Cina smette di comprare petrolio Usa


L’avvicinarsi di novembre, che segna l’avvio del secondo round di sanzioni Usa contro l’Iran, consente di mettere lentamente a fuoco la nuova fisionomia che sta assumendo il mercato petrolifero, certo non indifferente alle tensioni geopolitiche provocate, fra le altre cose, dalla guerra commerciale fra Usa e Cina, quest’ultima grande acquirente di petrolio iraniano. I dati degli ultimi mesi circa l’evoluzione della domanda cinese ci consentono di sapere alcune cose. La prima è che a settembre la domanda di greggio di Pechino è cresciuta ancora, portandosi a 9,05 milioni di barili al giorno, spinta dalla “sete” delle raffinerie indipendenti. La seconda completa il quadro: ad agosto le importazioni di greggio cinesi dagli Usa si sono praticamente azzerate.

Secondo alcuni osservatori questo andamento è la conseguenza della decisione dei cinesi di comprare greggio in Canada, che vende a un prezzo più conveniente rispetto al petrolio Wti, che però a differenza del petrolio canadese ha un grado di acidità minore e perciò più facilmente raffinabile. Ma è evidente che la convenienza economica spiega solo parzialmente questa interessante evoluzione del mercato petrolifero. I cinesi sono stati grandi acquirenti di greggio texano per tutto il 2018.

Difficoltà analoghe si stanno osservando anche su un altro mercato energetico, quello del gas liquefatto, dove ha un ruolo importante la produzione Usa, finito anch’esso nel tritacarne della guerra commerciale fra Usa e Cina. Platts ha rilevato che gli importatori cinesi stanno facendo fronte a prezzi più elevati e di conseguenza molti si stanno orientando verso produttori non statunitensi per soddisfare le proprie necessità. Gli Usa sono stati i più grandi esportatori al mondo di gas liquefatto l’anno scorso, con il 32% delle importazioni effettuati sul totale, seguiti dagli Emirati Arabi con l’11%.

In sostanza l’industria energetica Usa, cresciuta molto grazie alla tecnologia shale e potendo contare sulla robusta domanda cinese, vede sempre più a rischio la sua quota di mercato. Si sta lentamente avverando quanto era facile prevedere: la guerra dei dazi uccide il commercio. Poi i profitti.

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