Il declino demografico che minaccia la Cina


Quando si pensa alla Cina e alle sue notevoli promesse economiche e politiche, secondo le quali entro la metà del secolo il paese sarà una potenza globale, è saggio ricordare che anche la Cina, come il nostro Occidente, cova al suo interno i semi avvelenati di un incipiente declino demografico che viene ben rappresentato da questo grafico diffuso dal Fmi.

In sostanza secondo le previsioni da qui a un quindicennio la Cina avrà circa 200 milioni di persone in meno in età da lavoro, concretizzando perciò, persino assai più delle economie avanzate, una tendenza che deriva sostanzialmente dalla scarsa natalità. Avere meno persone in età da lavoro significa non solo meno produzione, a meno che il progresso tecnico non supplisca in qualche modo, ma anche molte persone in più sulle spalle di quelli che lavorano. Quindi un aumento di quello che i tecnici chiamano dependecy rate. In Cina questo tasso ha raggiunto il 14,9% nel 2017 a fronte del 12% di cinque anni prima.

Insomma i sogni di gloria dei cinesi, rischiano di sbriciolarsi di fronte a una realtà demografica assai complicata determinata dai bassi tassi di natalità, ossia da numero di figli medio per donna. Quest’ultimo, arrivato in Cina all’1,24, è persino più basso del nostro e di quello giapponese, che sono fra i fanalini di coda delle economie avanzate. Conseguenza certamente della politica del figlio unico seguita da Pechino sin dal 1980 e che soltanto nel 2016 è stata sostituita da una politica più permissiva. Ma anche del mutato stile di vita prodotto dal rapido arricchimento economico. Nell’ultimo ventennio il processo di urbanizzazione si è concentrato nelle grandi città, per lo più costiere, replicando in versione cinese quel dilemma fra produzione e riproduzione che noi occidentali conosciamo bene.

Il problema è che i cambiamenti demografici richiedono tempi molto lunghi per essere assimilati ed è molto difficile invertire trend consolidati, una volta che siano stati intrapresi. Problema che noi italiani conosciamo benissimo, essendo in decrescita demografica, al netto degli immigrati, ormai da anni. L’invecchiamento della popolazione inoltre porta con sé notevoli problemi fiscali, generati dal settore previdenziale e da quello sanitario, visto che aumentano i costi di assistenza per gli anziani.

Sarà molto difficile, perciò, che la Cina, nell’arco di tempo di previsione, riesca a invertire un trend così robusto. Forse nel 2050, come ha detto il Presidente Xi, la Cina sarà una potenza globale. Ma sarà anche molto vecchia. Non sarà la sola, ovviamente.

 

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