I cinesi alzano la posta nel grande gioco dei derivati sulle commodity


Un articolo pubblicato pochi giorni fa ci ricorda molto opportunamente l’ennesimo fronte di competizione fra la Cina e il resto del mondo: il mercato dei derivati sulle commodity. Ce ne siamo già occupati, ma vale la pena tornarci sopra perché si preannunciano novità interessanti che confermano come ormai l’intero tessuto delle relazioni economiche internazionali sia percorso da frizioni e movimenti destinati, in un modo o nell’altro, a modificarlo profondamente.

Secondo quanto riportato, le autorità cinesi starebbero pensando di aprire agli stranieri i future sulla gomma e sui metalli non ferrosi, che quindi si aggiungerebbero ai future cinesi già “accessibili” agli stranieri, ossia quello sul petrolio lanciato alla borsa di Shanghai nel marzo 2018. Questa decisione, se realizzata, segnerà l’ennesimo passo verso il graduale ingresso della Cina nei mercati internazionali.

L’internazionalizzazione del mercato cinese delle commodity, d’altronde, ha perfettamente senso se si considera il peso specifico della domanda cinese di materie prime. Petrolio quindi, ma non solo. La di Shanghai che commercia derivati sulle materie prime conta di diventare un punto di riferimento degli scambi internazionali. Al momento la borsa più importante che contratta future sulle commodity è a Chicago, e questo basta a capire perché, in un contesto di tensione crescente con gli Usa, faccia notizia lo sviluppo “esterofilo” della borsa cinese.

Vale la pena riportare anche alcuni dati, citati nell’articolo, relativi agli andamenti del future sul petrolio, ormai stabilmente al terzo posto come benchmark dopo il texano WTI, contrattato a New York, e l’inglese BRENT, che si scambia a Londra. Dal suo debutto, il 26 marzo 2018, il future petrolifero di Shanghai ha visto un turnover di contratti per un valore di 17,1 trilioni di yuan, pari a circa 2,5 trilioni di dollari. Le autorità hanno deciso il lancio del future anche per favorire l’internazionalizzazione della valuta cinese. Ma ovviamente l’aspetto più interessante, almeno per gli operatori di mercato, è il potenziale di stabilizzazione della volatilità delle quotazioni che in qualche modo il future cinese può favorire.

L’apertura della borsa di Shanghai agli stranieri, la più grande delle tre borse cinesi che contrattano future sulle commodity, dove si starebbe valutando anche il lancio di future sull’oro e l’alluminio, è più di un semplice alzare la posta in un gioco divenuto sempre più esoso. Implica l’ingresso della Cina in uno dei settori più strategici della contemporaneità mettendo sul piatto il peso della domanda cinese. Comprensibile che qualcuno possa irritarsi.

 

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