C’è sempre più estero negli investimenti finanziari delle famiglie italiane


Fra le tante informazioni utili che si possono leggere sfogliando l’ultima relazione annuale di Bankitalia, vale la pena segnalare quelle raccolte attorno a una questione che pare stia diventando sempre più strategica nella gestione del dibattito pubblico, ossia la ricchezza delle famiglie italiane. Da quando le cattive condizioni della finanza pubblica sono diventate un tema d’interesse internazionale infatti – ossia da quasi un trentennio – i salvadanai degli italiani sono l’argomento preferito dei politici. Quasi che gli uni compensassero l’altra, e chissà se un giorno non sarà davvero così.

In attesa di scoprirlo, è interessante sapere cosa ne pensino gli interessati, ossia le famiglie, e quindi osservare le loro scelte di investimento, che sono un ottima cartina tornasole per provare a indovinare dove si diriga la fiducia degli italiani.

Cominciamo da un’osservazione generale. “Tra le principali economie dell’area dell’euro, l’Italia è il paese che nel
2018 ha registrato il maggiore calo delle attività finanziarie nel portafoglio delle famiglie”, sottolinea Bankitalia, specificando che “la perdita di valore delle attività finanziarie, pari nell’anno al 4,4 per cento e a oltre 190 miliardi è stata recuperata per meno della metà con l’aumento dei corsi nei primi mesi del 2019”.

La performance peggiore che si è registrata nel nostro paese dipende da vari fattori, ovviamente, interni ed esterni. Ma ciò che è emerso è che nella seconda parte del 2018 le famiglie hanno ridotto gli investimenti in attività finanziarie per circa il 20% del totale, per un importo pari a 37 miliardi. Sono cresciuti i depositi a vista e gli acquisti di polizze assicurative a rendimento minimo garantito. Al contrario sono state vendute azioni e sono diminuite anche le quote di fondi comuni sottoscritti.

E’ interessante osservare che “nonostante la volatilità dei prezzi, sono tornati a crescere gli acquisti di titoli di Stato che garantiscono rendimenti alti ai risparmiatori che li mantengono in portafoglio fino alla scadenza”. La tabella sotto riepiloga lo stato degli attivi nel 2018 nel confronto con l’anno precedente. Come si può osservare la quota di titoli pubblici è passata dal 3 a, 3,3%.

L’aspetto più interessante, tuttavia, è l’accresciuta propensione delle famiglie a sottoscrivere quote di fondi comuni e previdenziali diversi dal Tfr. Nel 2018 queste quote hanno raggiunto il 31% del totale, a fronte del 17 del 2017. “Questi strumenti hanno consentito ai risparmiatori di diversificare maggiormente i rischi del portafoglio, anche attraverso più ampi investimenti sui mercati internazionali”. E questo è un punto saliente. “Sebbene le attività verso residenti rimangano largamente prevalenti, – spiega Bankitalia – le attività verso non residenti registrano un aumento rilevante, dall’11 al 24 per cento del portafoglio finanziario”.

La conclusione a cui arriva Bankitalia, ossia che le famiglie spostano sempre più all’estero i propri risparmi, si ricava riclassificando gli attivi secondo un metodo econometrico (look through) che permette di conoscere le attività sottostanti ai prodotti del risparmio gestito. Si tratta di uno strumento che ha qualche limite, ma che comunque consente di osservare con maggior finezza i flussi lordi degli investimenti, andando a vedere su quali asset i gestori indirizzino i loro acquisti.

Bankitalia ha svolto un confronto fra i dati del 2014 e quelli del 2018 (tabella sotto) che ci consente di avere alcune informazioni.

La prima, più evidente, è che c’è stato un calo rilevante del peso del comparto obbligazionario, 14 punti percentuali, in parte guidato dalle obbligazioni bancarie, pure se le obbligazioni rimangono la componente prevalente (65%) del portafoglio delle famiglie. “Il calo delle obbligazioni – spiega la Banca – è riconducibile ai titoli di Stato italiani e alle obbligazioni bancarie; è invece aumentato il peso delle obbligazioni estere, in particolare di quelle emesse da società non finanziarie”. Quanto a queste ultime è emerso che tramite il risparmio gestito le famiglie hanno investito in obbligazioni emesse da imprese non finanziarie Usa e francesi.

Insomma, pure se la voglia di Btp è tornata timidamente ad affacciarsi nele preferenze della famiglie, quella di investire all’estero è stata assai più robusta. Prima l’Italia è facile a dirsi. Comprare prima l’Italia è un po’ più difficile a farsi.

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  1. Gior

    Le famiglie……queste sconosciute. Come facciamo a sapere se i movimenti delle curve equivalgono a comportamenti diffusi o limitati investimenti ingenti?

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    • Maurizio Sgroi

      Salve,
      probabilmente esistono analisi di maggiore profondità statistica. Ma penso che la sostanza cambi poco. Aldilà di come si compone il flusso degli investimenti, è il flusso in sé che è interessante osservare.
      Grazie per il commento

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