Cronicario: Google non paga? Ci pensiamo noi


Proverbio del 26 settembre Non è mai troppo tardi per imparare

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La più divertente del giorno (figuratevi il resto) l’ha pronunciata un tale paroliere famoso, ormai in vena di parolare e basta che “a margine di una colazione con il presidente del parlamento europeo”, come riportano fedelmente (nel senso di fedeli) i gazzettieri, ha detto una sacrosanta verità: “Tutti devono pagare i diritti d’autore”.

Sisì. Il diritto d’autore, perbacco. Quella roba che dura per settant’anni dopo la morte dell’autore e si trasmette pure in eredità come le tasse non pagate. Pensate che gioia avere per nonno l’uomo che ha scritto, chessò, Bianco Natale. Altro che Zio d’America. Meglio lo Zio d’Autore.

L’uscita dell’autore paroliere, e quindi sospetto di interessi legittimi, avviene a margine della pernacchia vagamente maramalda che Google ha fatto agli editori francesi che già salivavano parecchio all’idea che il motore di ricerca gli pagasse le royalties ogni qualvolta qualcuno cliccava sugli snippet che presentavano i loro articoli. Ciò in quanto il Parlamento francese ha recepito la direttiva europea, trasformandola in legge, che obbliga i giganti del web – Google e pochi altri – a pagare i diritti agli editori.

Lo so fa ridere l’idea che il Parlamento europeo possa obbligare Google a far qualcosa. Però giuro che ci credono tutti. Persino Google. Che infatti si è subito inventato il modo per fregare i francesi. Sicché all’editore non è rimasto che scegliere fra non farsi pagare da Google e rimanere visibile o fare il duro e non beccare più traffico dal web. Da qui l‘uscita dei soloni europei. Anche i nostri, parolieri e non.

Ma per fortuna noi italiani abbiamo una ricetta infallibile non solo per infischiarcene di Google, ma anche per fargli capire che siamo noi a comandare. Soprattutto deve essere chiaro che i nostri editori non hanno mica bisogno di lui per essere competitivi e stare sul mercato, visto che non temono confronti quanto a qualità del prodotto e capacità di catturare lettori a pagamento.

Vi chiederete quale sia il nostro segreto. Vi do un indizio: ascoltate le parole illustri di un famoso sottosegretario: “Mi impegno per la continuità e la stabilità del sostegno pubblico all’editoria attraverso la valorizzazione delle risorse statali del fondo per il pluralismo e la loro finalizzazione in un ventaglio di misure coordinate capace di sostenere le imprese, anche nel loro percorso di innovazione, è di incentivare la domanda di informazione di qualità”.

Ve la faccio semplice. Google non pagherà gli editori. Né quelli francesi né tantomento i nostri. E quelli, pur di essere indicizzati faranno finta di niente. Tanto paghiamo noi.

A domani.

 

 

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