Spazio, ultima frontiera del digitale

Poiché davvero lo spazio è diventata l’ultima frontiera della nostra faustiana propensione verso l’infinito, vale la pena dedicare un po’ di tempo a sfogliare un bel paper pubblicato dall’IFRI, che ha animato un dibattito molto interessante organizzato dall’IAI incentrato anche, ma non solo, sulla sostanziale fusione in corso fra lo spazio e il digitale, che molto deve all’attivismo statunitense pubblico e privato. La mitica USS Enterprise che la generazione di Star Trek ricorderà bene, e che ha ispirato il titolo di questo post, il cui nome peraltro è lo stesso della prima portaerei nucleare statunitense che nasceva proprio negli stessi della fortunata serie televisiva, oggi è diventata l’impresa statunitense per eccellenza, ossia le grandi corporation di Internet, che come molto opportunamente ricordava uno dei ospiti del webinar dell’IAI “ormai sono diventati degli stati”. Nazioni globali, diciamo noi.

Lo spazio, dunque, luogo par exellence della tecnologia, non poteva che incontrarsi con quell’altro mondo dell’eccellenza ormai rappresentato dalle tecnologie digitali, delle quali i giganti di Internet sono la perfetta epitome, rappresentando nientemeno che la versione riveduta e aggiornata della tendenza secolare all’egemonia. Un Potere 2.0, potremmo dire. E lo spazio perciò, dove si proiettano insieme ai nostri sogni molto più prosaici interessi, che sono economici e politici (leggi militari), rappresenta l’ultima frontiera da colonizzare prima che si chiuda definitivamente sopra la nostra testa. Sperando che subito dopo non rovini su di noi.

In quest’opera di colonizzazione spaziale che vede le grandi compagnie private gareggiare con gli stati, in un rapporto che oscilla fra cooperazione e competizione, nella corsa a piantare bandierine sulle orbite terrestri e magari oltre, si pone il solito argomento – annoso ovviamente – di cosa debba fare l’Unione Europea e soprattutto come debba farlo. Se possa, vale a dire, partecipare a questa sorta di scorribanda. La corsa all’oro spaziale, come ogni contesa che finisce con l’avere contorni geopolitici, non può che conoscere vincitori e vinti. “Lo spazio – sottolinea il nostro paper – rappresenta un elemento decisivo per la sovranità digitale che l’Europa deve non solo dichiarare ma anche tradurre programmi concreti”.

Per questa ragione il paper si apre ricordando che nel luglio scorso il commissario Ue Thierry Breton ha dichiarato che l’Europa dovrebbe realizzare una “costellazione di satelliti” per fornire connessioni ad alta velocità da rendere operativa entro il 2027, quindi domani. Un programma che dovrebbe affiancare i satelliti di Galileo, che forniscono informazioni sul posizionamento, e di Copernico, che “osservano” il pianeta. Un progetto, quello di Breton, che ha a che fare proprio con la vocazione alla “sovranità digitale” che l’Ue dice di voler proseguire mentre percorre la assai più ambiziosa metà dell’autonomia strategica. In attesa di osservare la fisionomia che avrà il futuro, contentiamoci di riepilogare seguendo la traccia proposta dal paper, che è anche un’ottima introduzione al tema, complesso quanto trascurato dalle nostre cronache da condominio.

Il punto di partenza non può che essere notare come l’avvento della Cina anche nell’ultima frontiera dello spazio abbia scompaginato equilibri e consuetudini che si trascinavano dai tempi della guerra fredda. La Cina corre dietro agli Usa, per adesso, che ancora primeggiano, ma basta questo a cambiare la prospettiva, specie considerando il peso specifico che la Cina sta lentamente conquistando nel sempre più strategico mondo del digitale. Ciò in quanto “un’evoluzione più sostanziale sta arrivando dall’accoppiamento delle tecnologie spaziali con quelle digitali”. La nostra storia, perciò. comincia da qui.

(1/segue)

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