Il dolce naufragare della Bce nel mare della liquidità

A voler farla semplice la tanto attesa revisione strategica annunciata in grande spolvero dalla Bce nei giorni scorsi somiglia a una semplice sanatoria. La Banca, insomma, ha trasformato in libretto d’istruzioni le pratiche sperimentate nell’ultimo quinquennio “sacralizzandole” col bollo dell’ufficialità. Detto diversamente: si va avanti così come si è andato avanti fino ad oggi e pure se l’inflazione dovesse arrivare al 4% nei prossimi anni – improbabile ma teoricamente possibile – non staremo a strapparci le vesti né i tassi di interesse al rialzo perché l’obiettivo del 2% è diventato “simmetrico”: sopra o sotto il 2%, insomma.

La conseguenza è che tutto l’arsenale costruito stiracchiando il proprio mandato, a cominciare dal QE, ora fa parte della cassetta degli attrezzi ufficiale della banca, che perciò manda un messaggio più che rassicurante ai mercati. Francoforte c’è e ci sarà, persino in un futuro che oggi sembra lontanissimo, a calmare – o calmierare se preferite – le acque dell’economia ogni qual volta dovessero agitarsi troppo provvedendole di ulteriore risorse liquide capaci di abbassare i marosi.

Navigheremo dolcemente in questo mare, finché la Bce baderà a noi. L’inflazione non è un problema. E questo è il sottotitolo che viene ripetuto più o meno silenziosamente per il semplice fatto che le aspettative devono tenersi ben ancorate. Anche perché, come ha detto Lagarde, “il legame fra inflazione e aggregati monetari sembra essersi indebolito”.

Stiamo sereni, insomma. E pure se nell’IAPC – la misura dell’andamento dei prezzi che la Bce utilizza per le sue valutazioni, nel tempo andrà inserito il costo delle abitazioni di proprietà – potenziale acceleratore delle dinamiche inflazionistiche – non c’è da preoccuparsi. Intanto ci vorranno anni prima che Eurostat assorba nelle sue econometrie questa variabile. Poi c’è il grande jolly che la Bce ha tirato fuori dal mazzo per comunicare la sua intenzione di rimanere a lungo arbitro della nostra vita economica: il cambiamento climatico.

Nella nota presentata alla stampa si legge che tutte le complessità che sono e saranno determinate da questa astratta fenomenologia entreranno a far parte delle analisi e della modellistica di Francoforte. Un segnale “politico” di attenzione alla sostenibilità, ma soprattutto un ottimo pretesto per mettersi in mezzo ogni volta che sarà ritenuto necessario. Collegare il whatever it takes di draghiana memoria all’emergenza ambientale significa – in pratica – renderlo eterno.

La revisione strategica della Bce, perciò, preannuncia un tempo nel quale il denaro di banca centrale – e perciò i tassi di interesse – sarà abbondante e dispensato senza troppi patemi d’animo. Saremo tutti più felici. Come naufraghi che avvistino un’isola.

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