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Cartolina. L’importante è non partecipare

Il nostro primato nella non partecipazione al lavoro racconta molto del nostro paese a chiunque abbia voglia di ascoltare. Ci dice ad esempio che una buona metà della nostra forza lavoro non vuole o non può entrare nel mercato, neanche assumendo il ruolo di disoccupato. E poiché non è credibile che tutti questi non partecipanti studino, anche perché abbiamo un numero esorbitante di NEET, ossia persone che non studiano né lavorano, la spiegazione per questo primato deve risiedere altrove. Ognuno avrà le proprie e non serve elencarle. C’entreranno la cultura, l’economia, la società, la pigrizia e persino la sfortuna. E certo dovremmo interrogarci su come questi non partecipanti sbarchino il lunario. Rimane il fatto che il nostro mercato del lavoro sembra ispiri una regola aurea, che molti seguono anche senza conoscere. Ossia che l’importante è non partecipare.
Cartolina. Il debito di nessuno

C’era una volta il mondo che prendeva a prestito dalle banche. Era un mondo facile da capire: un debitore chiedeva soldi a un soggetto che era concepito per prestarglieli, quindi si suppone fosse in grado di fare il suo lavoro. valutando rischi e opportunità. Quel mondo ha iniziato a scomparire – ma sarebbe meglio dire trasformarsi – alla fine del secolo scorso. Oggi il modo più facile per un debitore per chiedere soldi in prestito non è chiederli alle banche ma emettere obbligazioni. Alla fine dell’anno scorso ne circolavano per 150.000 miliardi. E, fatto ancora più interessante, sono ormai i governi più che i privati a usarle. Così le banche si sono liberate dei debitori, consegnandoli ai mercati che comprano il loro debito senza troppe preoccupazioni. E i debitori si sono liberate dalle banche, che li asfissiavano con tutte quelle garanzie. Il loro debito ormai è di tutti quelli che lo comprano. Quindi di nessuno.
Cartolina. I magnifici sette

C’era una volta Hollywood, agli inizi degli anni Sessanta, che raccontava dei Magnifici sette, un gruppo di pistoleri cattivi, ma buoni, che correvano a sacrificarsi per aiutare un paesello di frontiera assediato dai cattivi, ma cattivi sul serio. Oggi invece abbiamo Wall Street, che anche grazie ad Hollywood ha prosperato e prospera ancora, che ci racconta dei nuovi Magnifici sette, pistoleri a modo loro, che tirano dividendi invece di pallottole. Le buone azioni dei Magnifici sette di Wall Street non passano ovviamente inosservate. Infatti le comprano tutti e con ampio profitto. Il bello di questa nuova storia è che stavolta nessuno dei Magnifici sette muore nel film. Anzi, vivono per sempre e diventano sempre più ricchi. Per farci vivere felici e scontenti.
Cartolina. Contanti saluti

Gli ultimi dati della Bce confermano quello che sapevamo già: l’uso del contante per i pagamenti (almeno quelli censiti, per il nero chissà) è in declino in tutte le fasce d’età. Resistono, in quelle per valore, gli over 70, ma ormai con poca convinzione. I pagamenti on line o con strumenti fisici che non coinvolgono il contante sono in aumento anche per loro. Questa piccola rivoluzione, che ne preannuncia di nuove – l’euro digitale alla quale sta lavorando alacremente la Bce – si è consumata nell’ultimo quinquennio, complice certamente anche la pandemia e ormai sembra irreversibile. Fra pochi anni pagheremo mostrando semplicemente la nostra faccia a uno scanner, come già avviene in alcuni paesi. La tecnologia promette meraviglie. Rimane il punto fondamentale. Saluteremo il contante, ma serviranno sempre i soldi. Questo la tecnologia non può cambiarlo. E non è detto che rende più facile averne.
Cartolina. Quando eravamo cinesi

I nostalgici della manifattura osserveranno con sconcerto quanto e come l’import cinese abbia sostituito le nostre produzioni, e finiranno magari col dare ragione a Trump. Essere grandi produttori nella manifattura ha evidenti vantaggi, ma anche a Pechino sanno che il futuro è altrove. Non a caso laggiù stanno correndo forsennatamente per sviluppare i servizi avanzati, mentre noi europei ancora rimpiangiamo la Cinquecento e la Mercedes. Il problema forse non è sognare di tornare a fare i cinesi, ma provare a superarli, una volta tanto.
Cartolina. La Cina s’avvicina

Uno degli effetti delle politiche della nuova amministrazione Trump possiamo già osservarlo. Parliamo del costante avvicinamento dell’Europa – per tralasciare il resto del mondo – alla Cina, che ormai esporta da noi quello che non esporta più negli Usa. In questa straordinaria politica di avvicinamento dell’Europa all’Asia s’indovina l’esito finale delle politiche Usa, che evidentemente hanno deciso di ricordarci che dell’Asia, in fondo, siamo una delle tante penisole. O propaggini, se preferite. Ognuno a casa sua, insomma. Mi casa non es tu casa. Al massimo l’affitto per le vacanze.
Cartolina. Il sorpasso

Non manca ormai molto al sorpasso. Nello spazio di una generazione o poco più le coppie italiane senza figli supereranno quelle con figli, certificando l’autentica fine della storia. Il mondo che ci si presenta davanti sarà sempre più abitato da persone sole, che invecchieranno sole e moriranno sole. Si dirà che è il frutto del progresso. Che siccome siamo diventati ricchi non vogliamo più far figli. Preferiamo goderci i soldi. Ma poi si dice pure che i figli non si fanno perché non ne abbiamo abbastanza, di soldi. Si dicono tante cose. I fatti, che sono essenziali, si limitano a mostrarsi. E nella loro spudoratezza riescono persino a tapparci la bocca.
Cartolina. L’ultima frontiera

I più ottimisti, ossia coloro che credono che il XXI, quando comincerà davvero, sarà il secolo africano prenderanno sicuramente nota della circostanza. In un mondo che si rinchiude nei recinti del protezionismo, l’Africa è quella che lo ha fatto assai meno, e sembra anche meno intenzionata a farlo in futuro. Forse davvero l’ex continente nero diventerà il principe azzurro del commercio internazionale, un giorno. Vuoi perché ha la popolazione più giovane del pianeta, vuoi perché è fornito di ogni bene, ma abbisogna di tutto. Quel giorno, semmai arriverà, capiremo che l’Africa era davvero l’ultima frontiera. Non serviva andare su Marte. Bastava puntare verso Sud.
Cartolina. Il conto dei dazi all’Ue

Alla fine faremo i conti, ovviamente. Intanto le stime degli osservatori dicono che il conto più salato sui dazi appena imposti all’Ue lo pagherà l’economia Usa, per la quale il pil è previsto in contrazione assai più di quanto toccherà in sorte agli europei. E vedremo poi l’impatto sui prezzi. Chi sottolinea le magnifiche sorti e progressive delle entrate fiscale da dazi negli Usa, dove il deficit fiscale è assai più ampio, dovrebbe anche ricordare che tali entrate sono pagate degli importatori, ossia delle imprese americane che si approvvigionano all’estero e che già devono fare i conti con una svalutazione del dollaro superiore al 10 per cento da quando la nuova amministrazione ha iniziato a dare i numeri delle tariffe. Quindi più costi fiscali per loro e più costi di importazione lato valutario. Secondo voi chi pagherà il conto finale? E se poi anche la Fed dovesse cedere alla politica “espansiva” del governo, tagliando i tassi, l’inflazione farà quello che fa in questi casi: crescerà. Alla fine faremo i conti, ovviamente. Intanto qualcuno, che non è l’Ue, inizierà a pagare già da domani.
Cartolina. Ricostruzioni

Il boom degli investimenti in costruzioni, alimentato dai fondi del PNRR contrasta notevolmente con la linea piatta del pil, che oscilla svogliatamente fra i 100 e i 110 punti di indice, con base 100 riferita al 2019. Significa in pratica che abbiamo recuperato il livello pre Covid, ma fatichiamo ad andare molto oltre, pur considerando una minima ripresa di consumi e investimenti, con l’export a far sostanzialmente da traino. Perché gli investimenti in costruzioni, malgrado siano cresciuti nell’ordine del 60 per cento rispetto al 2019 servono a poco, nel conto generale del Pil. E questo per la semplice ragione che la spinta di valore aggiunto che offrono all’economia è molto inferiore rispetto a quella di altri settori. Con le costruzioni puoi ricostruire i monumenti o i ponti. Ma non certo un’economia frizzante.
