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Cartolina. Rischio sovrano

E davvero istruttivo osservare come il passare del tempo allenti la nostra sensibilità al rischio, di fatto amplificandone la tolleranza. Poco più di dieci anni fa i paesi il cui debito sovrano era considerato a rischio contenuto erano un terzo del campione selezionato, pescato fra paesi a basso reddito. Oggi si sono ridotti a poco più del 10 per cento del campione. Quindi quelli che una volta erano considerati sicuri oggi lo sono meno. E questo spiega perché sia arrivato a superare il 15 per cento la quota di paesi il cui debito è ad alto rischio. In questo costante addestramento al pericolo sfugge sempre l’evidenza del fatto che quando si sceglie di affrontare il rischio, perché magari non si ha scelta, è inevitabile che il rischio diventi sovrano. Quindi dello stato. Ossia di tutti.

Cartolina. Un’altra sindrome giapponese

Poiché siamo convinti che il Giappone abbia molto da insegnarci, dotato com’è di una notevole capacità di anticipare alcuni trend dell’economia, ci preme segnalare un’altra interessante sindrome giapponese, che si aggiunge a quella dei tassi rasoterra, inaugurata ancor prima che la Fed lanciasse il suo QE, e della crescita stagnante, che noi europei osserviamo da almeno due decadi e il Giappone almeno da tre: il crollo dei tassi di risparmio. Celebri per la loro capacità di risparmio, i giapponesi si sono scoperti prodighi come cicale. Risparmiano sempre meno, mentre cresce sempre più il loro debito pubblico, sindrome quest’ultima ormai ampiamente diffusa. Se vi fischiano le orecchie è solo un segno dei tempi.

Cartolina. Case turche

Mi domando sinceramente curioso come sia vivere, o meglio abitare, in un paese dove i prezzi delle abitazioni arrivano a crescere a ritmi annuale che sfiorano il 60 per cento, per poi collassare fino a sfiorare il -20 per cento nello spazio di pochi mesi. Mi chiedo come sia fare un mutuo per comprare una casa che costava, mettiamo, 100, e trovarsi, dopo un anno con una casa che vale meno della metà, sapendo persino di doverla ripagare. Mi interrogo come farà il sistema finanziario di questo paese, che come ogni sistema finanziario avrà pesanti esposizioni sul mattone, a digerire uno scossone del genere senza lasciare qualche banca per strada, e come farà l’economia cosiddetta reale, sulla quale il peso del mattone non è meno rilevante. Mi rispondo che è molto facile saperlo: basta osservare l’economia turca.

Cartolina. Caro debito

La Bce ci dice che il costo degli interessi sul debito del nostro paese, già stratosferico, praticamente raddoppierà da qui a un decennio, arrivando a sfiorare il 6 per cento del pil. In pratica pagheremo le tasse soprattutto per pagare i nostri debiti, visto che non possiamo sperare in alcuna rimessione da parte dei nostri creditori (in buona parte noi stessi). Ciò significa che, salvo crescite miracolose che persino gli ottimisti giudicano possibili ma improbabili, vivremo con un governo fiscalmente alla canna del gas, che deve persino occuparsi di una popolazione sempre più anziana che esprime una crescente domanda di servizi sociali, a cominciare da pensioni e sanità. E’ chiaro che pagheremo caro e pagheremo tutto, anche se magari non pagheremo tutti. Ma bisogna saperlo che la pacchia è finita e ci attendono vacche magre. Quelli che nel passato, anche recentissimo, ci hanno almanaccato sulle virtù taumaturgiche del debito che si ripagava da solo dovrebbero perlomeno scusarsi. Ma non lo faranno. Saranno ancora fra noi, e ci riproveranno.

Cartolina. La paura dei dazi

Molto prima che Trump vincesse le elezioni, gli osservatori internazionali, in questo caso Goldman Sachs, si sono affrettati a fare i conti per vedere quanto costerebbe all’Europa in termini di pil un aumento dei dazi e quanto agli Usa, nell’ipotesi (probabile) che l’Europa li aumenti a sua volta. Si inaugura, insomma, un filone che si preannuncia prodigo di lavoro per analisti e commentatori, con i dazi stavolta come punto d’osservazione. La musica sembra diversa, ma il ritornello non cambia. Abbiamo un costante bisogno di sapere cosa succederebbe se accadesse questa o quell’altra cosa. Con l’aggravante che quanto più la risposta ci spaventa, tanto più ci convince. In questo caso è venuto fuori che l’Europa perderebbe fino a un punto del suo già barcollante Pil. E quindi? Quindi nulla, Possiamo iniziare a spaventarci.

Cartolina. Le guerre dell’oppio

A chi ricorda la triste storia delle guerre dell’oppio del XIX secolo fra l’impero britannico e quello cinese, motivata dalla volontà dei britannici di vendere l’oppio prodotto in India in Cina, i dati rilevati da Ocse sul consumo di oppiodi nel mondo, e i decessi ad esso correlati, suoneranno come un tardivo contrappasso, che sarebbe divertente, se non fosse tragico. Gli Stati Uniti, che dell’impero britannico sono indiscussi eredi, sono i campioni nel consumo di queste sostanze, alle quali pagano un prezzo altissimo in vite umane, persino raddoppiato nell’ultimo decennio. E l’India, in particolare i maschi indiani, si segnala per il suo livello di consumatori. Chi di oppio ferisce di oppio perisce, si potrebbe dire. Oppure che le colpe dei padri ricadono sui figli, pure se in questo caso sarebbero i tris-nipoti. Fuori dalle battute rimane il fatto: le guerre dell’oppio, che approfittano della fragilità per far soldi, non sono ancora finite. E fanno ancora molte vittime.

Cartolina. Il costo dell’impazienza

Alcuni studiosi osservano con vago stupore la crescita incrementale di una nuova modalità che ormai va per la maggiore nei pagamenti on line: quella del “buy now, pay later”, che potremmo tradurre con qualche libertà “compra senza pensarci troppo”, che poi è il sottotitolo di quel “pay later”: il vero basso continuo della nostra vita, e non solo. Comprare oggi e pagare dopo è il modo economico che abbiamo inventato per darci l’illusione che il redde rationem si possa sempre spostare avanti nel tempo. Perché in fondo ciò che conta è soddisfare il desiderio e chi vivrà vedrà. O, come in questo caso, pagherà. Senza scivolare nel moralismo, scorciatoia alquanto futile, dovremmo interrogarci sul significato di questo scivolamento via via irresponsabile verso la soddisfazione compulsiva dei nostri desideri. Disimparare ad attendere è il prezzo che paghiamo quando decidiamo di pagare dopo. L’impazienza diventa normalità, e questo genera diverse esternalità alquanto costose. Il tempo non si può ingannarlo a lungo. Pagare dopo significa pagare di più. Qualunque sia la moneta.

Cartolina. Scuola senz’obbligo

Non è tanto la scontata (e scontenta) primazia delle citta meridionali nelle carenze dell’istruzione nazionale a rattristare. Oltre un secolo di questione meridionale non passa senza conseguenze. Piuttosto il fallimento conclamato dell’istruzione pubblica che si legge fra le righe guardando i dati di queste città (ma non solo di queste). A Bari – pesco a caso – il 62 per cento dei 25-64enni sono almeno diplomati, ma poi leggo che il 46,7 per cento, sempre a Bari, degli studenti delle terze classi della scuola secondario di primo grado hanno competenze numeriche non adeguate e un altro 39,4 per cento competenze alfabetiche non adeguate. Dati che a livello nazionale arrivano, rispettivamente, al 44,2 e 38,5 per cento. Ciò vuol che al termine delle scuole dell’obbligo più di un ragazzo su tre ha difficoltà a far di conto o a leggere e scrivere, ossia ciò che dovrebbe fornire la scuola. Ma forse non è più un obbligo.

Cartolina. Invecchiati, non adulti

Voler ridurre a fatto puramente economico la tendenza crescente dei giovani dell’area Ocse a invecchiare in casa insieme coi propri genitori rischia di ridurre un fenomeno complesso a una barzelletta da cabarettisti. I famosi bamboccioni, insomma. Magari fosse così semplice. Magari si trattasse solo di affitti alle stelle e lavoro malpagato, che sicuramente contribuiscono parecchio al rifiuto di separarsi dal nido familiare. Forse c’è molto di più, oltre a questo. E senza bisogno di scomodare la sociologia, che molto spesso prende la scorciatoia dell’economia, ci si può anche accontentare dell’aneddotica che lascia sorgere il sospetto che questa convivenza prolungata, in fondo, piaccia a tutti, genitori e figli. Invecchiare insieme è un buon modo per evitare molte seccature, per i figli come per i padri. Per dirla col poeta, ci vuole un gran talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. E nei paesi Ocse, com’è noto, il talento abbonda.

Cartolina. Goodbye America

I dati raccolti dalla Bis sull’entità dei crediti in dollari fuori dagli Stati Uniti fin dal 2005, quando il credito totale cresceva al ritmo di oltre il 20 per cento l’anno, disegnano il trend declinante che potete osservare qua sopra che racconta di molte cose e di molte crisi, che mai sono mancate in questo ventennio, ma soprattutto di una crescente disaffezione. Oggi, che la crescita di questo credito in dollari sfiora lo zero, avremmo motivo di interrogarci se tale disaffezione paghi solo il prezzo alla convenienza economica o siano in gioco altri motivi, che magari sfuggono ai banchieri, ma non a chi guarda la filigrana delle cose. Forse l’America è diventata più prudente. Forse lo sono diventati i consumatori di dollari. Rimane il fatto dell’arrivederci. Che magari nasconde un addio.