Cronicario: Disoccupati o disattivati? Questo è il problema


Proverbio del 3 aprile La vita è un ramo di palma piegato dai venti

Numero del giorno: 9,5 Tasso di disoccupazione nell’EZ a febbraio 2017 

Si comincia d’un lunedì svogliato con l’Istat che tira fuori dal cilindro la sua solita statistica sugli occupati in Italia che ognuno interpreta secondo la sua convenienza, tanto quelli che sanno la differenza fra disoccupato e inattivo sono una percentuale pari al tasso di sconto della Bce. I disoccupati sono diminuiti a febbraio perché sono aumentati gli inattivi. E’ un bene o un male?

Ecco appunto, fate voi. Chi guarda solo al calo della disoccupazione non sta a sottilizzare troppo sulla circostanza che possa dipendere dal fatto che molti si sono semplicemente cancellati dalla lista, magari finendo nella zona grigia degli inattivi che alimenta quella ancora più grigia degli scoraggiati. Se ci limitiamo ai numeri, la migliore sintesi è questa :

Disoccupati o disattivati? Questo è il problema. E soprattutto siamo sicuri che molti non siano semplicemente emigrati? Questo è il problema della statistiche: non si sa mai bene di cosa si stia parlando.

Per il resto la nota conferma la crescita dell’occupazione fra gli over 50.

Il calo del lavoro a tempo indeterminato a vantaggio di quello a termine.

 

E infine il nostro tasso di occupazione, fra i più bassi d’Europa.

Se poi vi chiedete cosa sia il tasso di occupazione, dovete sapere che si misura in rapporto alla forza lavoro, della quale però non fanno parte gli inattivi, che non sono i disoccupati ma neanche gli scoraggiati….

Tutto questo per dirvi che quando leggete Eurostat che magnifica il grande progresso nella lotta alla disoccupazione – siamo ai minimi dal 2009 nell’EZ con il 9,5% e nell’Ue con l’8% – dovreste chiedervi esattamente i perché e i percome, se davvero vi interessa.

Il resto della giornata si segnala per un pregevole intervento del capo della vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo che contiene alcune informazioni interessanti sulle nostre banche e su come abbiamo vissuto i peggiori anni della loro vita La prima – ma ce n’eravamo accorti – è che alcune banche hanno affossato le quotazioni di tutte le banche.

La linea verde misura la performance azionaria delle tre migliori banche dal 2007 – osservate che comunque l’indice sta a 60 fatto 100 quello iniziale – la linea rossa quella delle tre peggiori, che sono sprofondate verso lo zero. Il combinato disposto fa un misero 22. In pratica le altre banche italiane – linea gialla – si sono trovate con quotazioni inferiori del 78% rispetto al 2007.

Se guardate agli altri indicatori – tipo il RoE o gli Npl – l’andazzo è similare e per nulla edificante. L’unica nota di soddisfazione è la patrimonializzazione, che è migliorata.

Vi sentite più tranquilli? No?

A domani.

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