Etichettato: chi sono i venditori di armi all’egitto

Cosa ci racconta la spesa militare egiziana


Uno studio molto interessante pubblicato dal Sipri ci consente di entrare un po’ più in dettaglio in uno dei capitoli più misteriosi del bilancio governativo egiziano: quello dedicato alla spesa militare. Argomento che a molti sembrerà troppo specialistico per essere meritevole dell’attenzione sfuggente che dedichiamo all’attualità. Ma così non è. E per comprenderlo basta ricordare l’importanza che la geografia dell’Egitto ha avuto nella storia fin dall’origine dei tempi.

Il motivo è presto detto: l’Egitto è l’autentico crocevia fra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano. Quindi il punto di collegamento fra l’Africa orientale e l’Europa e fra quest’ultima e l’Asia. Chiunque abbia una conoscenza anche approssimativa dell’epopea della costruzione del canale di Suez, filiazione ottocentesca della lunga tradizione di canalizzazioni che risale ai Tolomei, comprenderà l’importanza strategica dell’Egitto, che lungi da essere un ricordo della storia oggi è stata addirittura esaltata dalla ritrovata centralità del Mediterraneo nei processi di globalizzazione. Se ci fermiamo alla cronaca, basta ricordare le recenti minacce, poi evaporate, del presidente egiziano di partecipare direttamente al conflitto libico per scoraggiare l’espansionismo turco verso il Levante.

Pur se tratteggiato a pennellate veloci, questo quadro è sufficiente ad avere più di un buon motivo per leggere lo studio Sipri. Conoscere l’entità della spesa militare egiziana infatti è un ottimo viatico per valutare le capacità difensive e offensive dello stato africano in un momento in cui la tensione sul Mediterraneo orientale pare affievolita, ma solo perché nel frattempo l’eruzione della crisi ha trovato sfogo sul Caspio.

La prima cosa che è utile sapere è che “l’Egitto dispone di una delle più grandi forze militari nella Medio Oriente e Nord Africa (Middle East and North Africa, MENA)”. Il presidente Al Sisi ha investito massicciamente per modernizzare e addestrare il proprio esercito, pure se, a guardare le cifre, questo sforzo non appare poi così massiccio, nel confronto con gli standard regionali. In media parliamo di circa 3,8 miliardi di dollari l’anno nell’ultimo decennio. Una cifra che colloca lo stato africano al nono posto nella classifica che racchiude i 14 stati della regione MENA.

I dati dell’ultimo decennio sono in notevole crescita, ben il 161% in più, rispetto a quello precedente. Segno più che eloquente che l’Egitto ha ripreso coscienza della sua importanza strategica, pure se il grosso di questa spesa ha riguardato con tutta probabilità la spesa corrente e in particolare gli stipendi dei militari. E tuttavia gli analisti osservano che in generale l’importo risulta addirittura decrescente in termini reali.

Da qui l’esigenza del Sipri di provare a far chiarezza. Non tanto per una banale curiosità contabile. Ma perché la misura economica è solo il riflesso della capacità militare. E in una regione come quella considerata, questo è assai più che un dato economico. “ll calo complessivo in termini reali del bilancio militare ufficiale negli anni ’10 è sconcertante – scrive il Sipri – soprattutto considerando il rafforzamento dichiarato dell’Egitto dei suoi sforzi militari per combattere il terrorismo e le sue acquisizioni su larga scala di attrezzature militari”.

Risolvere il puzzle della spesa militare egiziana, perciò, serve a farsi un’idea delle intenzioni reali del governo e quindi della percezione che l’Egitto ha di sé in un momento di grande complessità per questo pezzo di mondo. Anche su questo, basta un semplice dato per farsene un’idea. Nel 2019 la spesa militare combinata dei paesi della regione ha raggiunto i 162 miliardi di euro, dei quali la quota egiziana è stata appena del 2,3%.

Senonché a tale atteggiamento sparagnino, sul versante della contabilità, corrisponde un certo attivismo nella realtà – a cominciare dall’elevato numero degli effettivi – che fa sorgere spontaneamente la domanda se davvero la spesa militare egiziana sia illustrata nel conto ufficiale del governo, o se magari quest’ultima serva solo a non suscitare l’attenzione degli osservatori. A ben vedere, il miglior modo per far qualcosa è non farsi notare troppo.

Per spiegare il puzzle gli analisti del Sipri hanno svolto alcune ricognizioni sbirciando in capitoli affini a quello ufficiale della difesa. Ad esempio la spesa per le forze paramilitari come la Central security forces (CSF) che è inquadrata sotto il ministero dell’interno e consiste di ben 325 mila persone che fanno sia difesa che ordine pubblico. Oppure l’acquisto di armi che, contrariamente a quanto si possa pensare, “non sempre ha un impatto sulle dimensioni del bilancio militare”. A tal proposito, è utile sapere che l’Egitto è un grande importatore di armi. Nel periodo 2015-19 è stato il terzo importatore nel mondo e il secondo nel MENA dopo l’Arabia Saudita.

Quest’ultima circostanza merita un approfondimento ulteriore. Malgrado la mancanza di trasparenza nei dati, il Sipri ha ricostruito che nel primo decennio del XXI secolo le armi americane costituivano il 75% delle importazioni egiziane, mentre nel secondo decennio questa quota è scesa al 23%. Segno di un chiaro riposizionamento strategico, visto che comprare cannoni non è proprio come comprare burro.

A partire dal 2014, quindi con l’arrivo di al Sisi, gli acquisti di armi sono aumentati e contemporaneamente l’Egitto stringeva le sue relazioni con Russia e Germania approfondendo ulteriormente quelle già esistenti con Cina, Francia e Italia. La vocazione euroasiatica – potremmo dire semplificando – inizia a prevalere su quella atlantica.

Anche gli approvvigionamenti diventano più sofisticati: aerei dalla Russia, fregate dalla Germania e dall’Italia, elicotteri, sempre dall’Italia. Costi stimati: 16 miliardi di dollari, ancora non visibili nella contabilità ufficiale perché frutto di prestiti, magari finanziati da altri partner regionali, da pagare a lungo termine e quindi su più esercizi contabili.

Questi pochi elementi bastano già a trarre alcune conclusioni. La prima, che era facile indovinare, è che il budget ufficiale della difesa racconta solo una parte delle spesa militare egiziana, che, aldilà dell’apparenza è molto aumentata seguendo la vocazione strategica crescente del paese africano. La seconda è che l’Egitto guarda sempre più ai suoi vicini che alle potenze lontane. Alla scarsa trasparenza della contabilità corrisponde una scarsa trasparenza delle intenzioni. E questa, avrebbero detto i cronisti di una volta, è la vera notizia.