Etichettato: cosa determina la praticabilità di una rotta

La chiusura di Hormuz segnala la crisi delle rotte orientali

Chi guarda il dito rischia com’è noto di lasciarsi sfuggire la direzione. Perciò anche noi oggi, che guardiamo fra l’angosciato e il rassegnato la chiusura dello Stretto di Hormuz, fonte di così gravi impedimenti al commercio internazionale, rischiamo di fissare l’attenzione sul dito e non renderci conto della direzione. Che inizia, purtroppo, a diventare chiara: la crisi irreparabile della rotte commerciali marittime orientali.

Non si tratta di essere catastrofisti, ma di osservare senza l’impedimento dell’abitudine i fatti per come si stanno svolgendo. Gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, che minacciano un’altra via di accesso fondamentale delle rotte marittime internazionali, va esattamente in questa direzione. Sicché le dita iniziano ad essere due. E siccome con qualche ragione i proverbi ci ricordano che non c’è due senza tre, gli osservatori più smaliziati hanno già puntato l’attenzione sul terzo collo di bottiglia del traffico marittimo internazionale che, se impedito, darebbe il colpo di grazia al commercio marittimo orientale: lo stretto delle Molucche.

Per capire il rischio nella sua complessità, serve una breve premessa. La storia ci insegna che la praticabilità di una rotta commerciale è direttamente proporzionale alla capacità di una qualche entità – solitamente un organismo governativo – di garantirne la sicurezza. Che significa in pratica percorrerla senza costi ulteriori rispetto a quelli che già comporta la logistica. Quando una strada diventa pericolosa, perché ci sono i pirati, o troppo cara, perché arriva un qualsiasi casellante ad esigere un pedaggio, i mercanti iniziano a farsi due conti e a guardarsi intorno. Quando poi una strada diventa non solo pericolosa e più cara, ma anche impraticabile, perché chiude a secondo dei malumori di qualcuno, allora quella rotta non ha futuro: semplicemente muore.

Una rotta vive, insomma, finché qualcuno è in grado di garantire sicurezza, economicità e praticabilità. Fino ad oggi il mondo credeva, sulla base di un atto di fiducia puro e semplice, che le rotte commerciali marittime orientali avrebbero avuto sempre queste caratteristiche perché qualcuno – e non serve ricordare chi – le garantiva con la sua capacità di policy, non ultime militari. Così ad esempio accadeva nella seconda metà del XIX secolo, quando il compito di “badare” ai mari lo avevano in carico i britannici.

Senonché la crisi di Hormuz ha mostrato al mondo che il re è nudo. Gli Stati Uniti si sono auto inflitti, scatenando una guerra senza strategia alcuna, un calo di fiducia generalizzato circa la loro capacità di rendere sicura una delle arterie principali del commercio internazionale. E adesso la stessa cosa sta succedendo anche nello Stretto sul Mar Rosso. In sostanza un disastro geoeconomico, ma soprattutto politico.

La perduta fiducia negli Usa come garanti del commercio marittimo internazionale non è cosa da poco. E’ ancora presto per valutarne la profondità, ma se i prossimi eventi confermeranno l’inadeguatezza delle soluzioni fin qui trovate, il destino di Hormuz è segnato: nessuno più passerà da lì e magari neanche più dal Mar Rosso.

Questi processi sono lunghi a maturare e rapidi a verificarsi. Quindi sorgerebbe subito la domanda: quanto sono stabili gli altri choke point? Le Molucche, intanto. E Suez? E Panama?

Non siamo ancora a questo punto, per fortuna. Ma sarebbe saggio iniziare a pensarci. Tanto più dovrebbe farlo l’Europa, che si trova letteralmente al centro del commercio fra Est e Ovest. Perché la crisi delle rotte commerciali orientali inevitabilmente spinge l’Europa verso il suo bacino naturale, che non è l’Oceano, ma il Mediterraneo, e verso il suo porto naturale, che non è l’America e neanche la Cina, ma l’Africa.

La crisi di Hormuz potrebbe raccontare l’inizio di una nuova storia per il Mediterraneo che è ancora troppo presto per scrivere ma che sarebbe saggio iniziare ad immaginare. Le rotte atlantiche sono un’invenzione del XVI secolo. Il XXI potrebbe essere molto diverso.