Etichettato: eguaglianza delle opportunità

La crescita zero della mobilità sociale italiana


In un contesto economico che, come abbiamo visto, assegna alle eredità un ruolo crescente nella formazione della ricchezza, diventa sempre più importante capire se e come funziona l’ascensore sociale all’interno di un paese che, per chi ereditiere non è, rappresenta l’unico modo per migliorare la propria situazione. In sostanza si tratta di capire se le opportunità che si offrono riescono a bilanciare una condizione di partenza svantaggiata, visto che è parecchio illusorio pensare che ci possa essere una reale eguaglianza delle opportunità. Nel nostro mondo al massimo possiamo ambire a costruire una società che premi, offrendo le giuste opportunità, chi si impegna con tenacia per raggiungere i propri obiettivi. E anche questo, purtroppo, spesso si rivela vagamente illusorio. Specie in Italia almeno, viene da dire leggendo un bel paper diffuso qualche tempo fa dalla Banca d’Italia.

Già il titolo – Istruzione, reddito e ricchezza: la persistenza tra generazioni in Italia – ci dice tutto quello che c’è da sapere. Ossia che l’Italia si colloca “nel novero dei paesi con una persistenza intergenerazionale delle condizioni economiche relativamente alta”. Per giunta “in anni recenti questo fenomeno mostra una tendenza all’aumento”, con il risultato che “variabili che non sono oggetto di scelta da parte degli individui spiegano il loro successo economico in una misura più ampia che in passato”. Potremmo dirla più semplicemente concludendo che chi nasce povero in Italia, per reddito, istruzione e ricchezza, ha maggiori probabilità di rimanere povero, e di trasmettere questa “caratteristica” ai suoi figli per una serie di ragioni che sono le stesse per le quali chi nasce ricco ha maggiori probabilità di rimanerlo.

Fin troppo facile, in un contesto siffatto, dar ragione ai tanti aspiranti Robin Hood che suggeriscono di togliere ai ricchi per dare ai poveri. Ciò implica un pregiudizio discutibile. Ossia che la persistenza dei ricchi provochi la persistenza dei poveri. Ma il problema forse risiede nel fatto che un paese non riesce a mettere in moto il famoso ascensore sociale per la semplice ragione che la sua economia non crea opportunità di miglioramento. Le due cose evidentemente sono collegate: un paese con una forte componente ereditaria della ricchezza, dell’istruzione e del reddito è evidentemente conservatore. Ciò significa che fa più fatica a innovare e quindi a creare opportunità nuove e migliori. Per dirla con le parole di Bankitalia, “la mobilità delle condizioni economiche tra generazioni è una caratteristica fondamentale per una società. La possibilità di conseguire un miglioramento delle condizioni di vita costituisce un potente incentivo allo sviluppo delle proprie capacità, all’innovazione, all’impegno nel lavoro; ne trae beneficio non solo il singolo individuo, ma anche l’intera collettività, che può avvantaggiarsi di una più robusta crescita dell’economia”.

Se poi vi appassiona il tema dell’eguaglianza, è giusto ricordare che “la mobilità intergenerazionale costituisce inoltre un elemento cruciale in termini di uguaglianza”. Di conseguenza “una società che registri possibilità di successo economico significativamente superiori in funzione delle fortune dei propri avi tende a generare scontento ed è fonte di possibili tensioni nella parte di popolazione svantaggiata”.

L’analisi di Bankitalia, che prende in esame un ventennio di rilevazioni, ci consente di apprezzare fino a che punto nel nostro paese le condizioni di partenza condizionino quelle di arrivo. E purtroppo le conclusioni sono poco rassicuranti. Le stime, infatti, “mostrano una elevata persistenza intergenerazionale nei livelli di istruzione”, con buona pace per l’enorme sforzo profuso dall’istruzione pubblica proprio per offrire a tutti almeno pari opportunità. E la musica cambia poco se guardiamo alla stima dell’elastici dei redditi da lavoro, che “collocano l’Italia nel novero dei paesi a bassa mobilità intergenerazionale, confermando i risultati di precedenti studi”. Peggio ancora, l’analisi restituisce “l’immagine di una società che tende a divenire meno mobile degli anni più recenti”. “Anche per la ricchezza – aggiunge Bankitalia – si riscontrano valori che collocano l’Italia tra i paesi avanzati con livelli relativamente elevati di persistenza intergenerazionale; come per l’istruzione e il reddito, si riscontra una tendenza all’aumento della ereditarietà delle condizioni economiche in termini di ricchezza”.

Alla crescita economica rarefatta, cui si associa una sostanziale decrescita demografica, insomma, si aggiunge anche l’azzeramento tendenziale della mobilità sociale. Pensare che basti  un nuovo Robin Hood per invertire questa situazione è una pietosa illusione che gioverà ai propagandisti, non certo a chi è dotato di buon senso. Anche al netto dei inevitabili caveat contenuti nello studio, rimane la circostanza che c’è una “forte dipendenza degli esiti economici degli individui dalla caratteristiche della famiglia di origine e dalle loro condizioni di partenza”. Fra quelli che non nascono bene, insomma, uno su mille ce la fa. E non è detto che rimanga in Italia.