Etichettato: How’s life
L’economia non basta a spiegare il disagio dell’Occidente. Serve una nuova prospettiva

Può sembrare fuori tema che in un blog dove da dodici anni si discute di economia si arrivi alla conclusione che titola questo post. Ma le recenti elezioni americane confermano ancora una volta ciò che ripetiamo su queste righe dall’inizio della nostra conversazione: l’economia non spiega affatto i nostri disagi, semmai è una delle tante manifestazioni di questo disagio che ha radici assai più profonde di quello che lascia capire la contabilità.
Molti troveranno irritante questa affermazione, e ci scusiamo con loro. Ma è troppo facile ridurre tutto all’economico. Credere che basti un reddito capiente abbastanza e garantito per essere felici. O che il mondo non sarebbe devastato dal populismo se tutti avessero un reddito capiente abbastanza e garantito, non ci fosse la diseguaglianza e scomparisse la povertà. Pancia piena fa cuor contento, insomma. Una sorta di paleomarxismo ingenuo, per non dire ignorante del marxismo.
La realtà è un filo più complessa, e anche l’economia ce lo ricorda. Il grafico che apre questo post mostra l’andamento del reddito reale delle famiglie Ocse, quindi al netto dell’inflazione, a partire dal 2010 e fino al primo quarto di quest’anno. Si vedono i momenti di crisi, ma rimane il dato che oggi i redditi reali sono cresciuti in media di oltre il 20% dall’inizio del periodo di rilevazione.
E’ una media, si dirà, che nasconde molte diseguaglianza. E sarà sicuramente così. Ma nessuno può negare il fatto che i redditi siano cresciuti, anche se in maniera diseguale. I problemi economici, che esistono e sono molteplici, come questo blog mostra di continuo, non bastano a spiegare la rabbia di molte popolazioni. Semmai servono ai decisori e ai tanti commentatori come spiegazione comprensibile per qualcosa di incomprensibile. Ossia che le popolazioni del mai così ricco Occidente siano arrabbiate al punto da premiare chi incoraggia istinti belluini e comportamenti assai poco urbani che lasciano temere che il vero declino dell’Occidente non sia quello economico o democratico, ma quello del decoro. E il decoro non è una categoria che l’economico prevede di misurare, ammesso che sia possibile farlo.
Dobbiamo perciò tutti provare a immaginare una nuova prospettiva per comprendere quello che sta accadendo. Perché se continuiamo a far leva solo un tasto del pianoforte, tutto ciò che ne ricaveremo è la solita musica, che ormai non convince più nessuno, anche se continua a riempire le pagine del giornali.
Tenteremo di dare un contributo dalle pagine del nostro blog, abbiamo già iniziato a farlo. Ma è chiaro che dovrebbe essere uno sforzo corale, che superi certe pigrizie mentali e vecchia consuetudini interpretative. Le risposte che stiamo cercando potrebbero essere persino sorprendenti.
A seguire troverete alcuni spunti di riflessione che abbiamo trovato nell’ultimo rapporto Ocse dedicato al benessere nei paesi Ocse (How’s life, Well-being and resilience in times of crisis) che è utile tenere a mente nei nostri ragionamenti. Cominciamo dalle condizioni materiali: la famosa economia.

E poi vediamo come si confronta con gli indicatori usati dall’organizzazione parigina per misurare la qualità della vita.

I due scenari sembrano coerenti. Abbiamo una buona ricchezza mediana, cui si affianca un reddito non certo misero, che si accompagna a una speranza di vita alla nascita di oltre 80 anni, fatto sicuramente storico, e una soddisfazione di vita che raggiunge 7,3 punti su 10 con una quota di popolazione di poco superiore al 12% che sperimenta situazioni più negative che positive. Ora, a meno di non credere che la radice del populismo si annidi in questa minoranza, dobbiamo provare a capire perché mai una maggioranza di soddisfatti provochi una maggioranza di votanti arrabbiati.
Non è certo argomento che si possa esaurire in un post. Ma concludiamo questo con una osservazione che speriamo possa produrne altre. Nelle sue varie statistiche Ocse ne propone una molto interessante sul livello di scolarità delle popolazioni della regione che trovate a seguire.

Notate che c’è una crescita nel tempo del livello di istruzione, misurato con il numero di titoli di studi di livello secondario. Ma al tempo stesso c’è una costante decrescita nelle capacità degli studenti nella lettura, la matematica e la scienza. Quindi abbiamo più titoli di studio ma siamo meno istruiti. Un curioso paradosso. Forse dovremmo partire da questo.
