Etichettato: la deflazione cinse inflenza l’inflazione europea

I prezzi “cinesi” abbassano l’inflazione in Europa

I dati raccolti dalla Bce ci raccontano una storia molto istruttiva sulla nostra globalizzazione, e in particolare sul rapporto che lega l’economia europea a quella cinese. E’ noto a tutti che gli europei importano dai cinesi assai più di quello che esportano in Cina. Pechino è un grande fornitore sia di beni intermedi che si prodotti finiti. Meno nota è la circostanza che questo flusso di importazioni sia capace di influenzare per il canale dei prezzi alle importazioni, il livello generale dei prezzi nell’eurozona.

A marzo 2026, spiega la Banca, i prezzi alle importazioni dalla Cina sono diminuiti del 3,6% su base annua, dopo un calo del 4,6% a febbraio. Un calo assai superiore a quello osservato sugli altri prezzi alle importazioni dalle aree extra cinesi, che si è fermato al 2,4%.

Tale calo si è associato a un aumento delle importazioni europee dalla Cina, passata dal 14 al 17% del totale. Le due cose insieme hanno determinato un robusto contenimento delle pressioni inflattive nella categorie non energy industrial goods (NEIG). Una buona notizia che ne contiene una meno buona: la dipendenza dai prodotti cinesi è cresciuta.

In dettaglio, nel 2025 sono risultate in crescita le importazioni dalla Cina per biciclette, utensili, elettrodomestici, mobili, tessili e apparecchiature per l’informazione e la comunicazione, per i quali i prezzi alle importazioni sono stati particolarmente contenuti.

Le analisi svolte dalla Bce mostrano che l’effetto di trasferimento dai prezzi alle importazioni al prezzo finale per il consumatore non è immediato e varia anche a seconda del tipo di bene. Però solitamente si vede entro 18 mesi. Quindi anche il livello generale dei prezzi ne trae qualche giovamento. Si stima, ad esempio, che la deflazione cinese abbia provocato una riduzione dell’inflazione dello 0,27% ad aprile scorso nella categoria dei NEIG. Sembra poco, ma è meglio che un aumento, in un mondo dove il potere d’acquisto si sbriciola da anni.

“I prezzi delle importazioni dalla Cina rimangono un’importante fonte di pressioni esterne sui prezzi nell’area dell’euro, anche se il loro effetto stimato sull’inflazione dei beni di consumo è limitato”, osserva la Bce. Chi si contenta gode, dice il proverbio, ma non è detto che duri. “Emergono tuttavia segnali di pressioni al rialzo derivanti dal rincaro del petrolio e dall’aumento dei prezzi alla produzione in Cina, che potrebbero sostenere una certa ripresa dell’inflazione”, conclude la Banca. A quel punto rimarrà solo la dipendenza dai prodotti cinesi.