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Ecco perché la pandemia farà più male alle economie avanzate


Recenti osservazioni svolte dall’Ocse e dalla Bis di Basilea forniscono interessanti spunti di riflessioni che contribuiscono a spiegare perché perché nelle economie avanzate la ripresa post pandemia appare assai più lenta e problematica rispetto a quanto si stima accadrà nelle economie emergenti, Cina in testa.

A far la differenza sarà sostanzialmente la composizione dei settori economici. Quelli più sbilanciati verso i servizi sono quelli che risulteranno maggiormente penalizzati, al contrario di quelli a maggior vocazione manifatturiera. “Gli effetti della crisi Covid – scrive infatti la Bis – sono stati avvertiti in modo disomogeneo tra i settori e l’output delle industrie di servizi potrebbero rimanere per qualche tempo ben al di sotto del trend pre-Covid”. Al contrario “le prospettive per alcune economie, come la Cina, sono più positive”.

Questa considerazione diviene evidente se andiamo a vedere come l’Ocse fotografa l’impatto del Covid nei diversi settori economici.

L’organizzazione parigina, infatti, nota che “la produzione nei settori dei servizi più colpiti inizialmente è rimasta debole, aumentando la probabilità dei costi persistenti della pandemia. Attività in strutture ricettive, servizi di ristorazione, eventi e attività ricreative e trasporti, in particolare i servizi di trasporto aereo, continuano a essere influenzate da requisiti di distanza fisica e chiusura delle frontiere”.

La ripresa è stata lenta anche nel settore dei servizi amministrativi e di supporto, come ad esempio per gli agenti di viaggio. Un po’ meglio è andata per i servizi professionali e tecnici, che tuttavia continuano a risentire della debolezza della domanda, al contrario di quanto accaduto per le vendite all’ingrosso e retail, che hanno recuperato i livelli pre pandemici.

Tutto ciò spiega perché per molte aziende – l’analisi Ocse prende in esame il Belgio e l’UK – la situazione rimanga difficile, come illustra il grafico sotto.

L’analisi di Ocse fa il paio con quella della Bis. “Le economie con grandi industrie di servizi orientati al cliente potrebbero crescere più lentamente nel breve termine, anche dopo scontato il rigore delle misure di contenimento e della gravità dell’epidemia”. Al contrario, l’outlook per alcune economia “come quella cinese” rimane “più positivo”.

Anche la Bis, come l’Ocse sottolinea la necessità di ulteriori misure di stimolo. Ma anche qui con l’avvertenza che “potrebbero non essere sufficienti per riportare l’attività economica al trend pre-Covid”. Il danno potrebbe essere permanente insomma. E quindi anche le sue conseguenze.

 

Cartolina. E io (mi) pago


Suscita un lieve sconcerto fra i pochissimi che ancora credono che i redditi debbano provenire dal mercato e non dai governi osservare come sia andato questo 2020 per quasi tutto il mondo censito dall’Ocse. Per pura logica contabile ne consegue che il grosso della (poca) crescita che spunteremo quest’anno dipenda sostanzialmente dal contributo della domanda del governo. E per pura logica politica ne consegue che sono tornate in circolazione idee tipo: cancelliamo il debito provocato dalla pandemia. Storielle che servono a nascondere l’elementare verità dietro questi numeri. Ossia il fatto che i sussidi li ripagheranno le stesse popolazioni che li hanno ricevuti. Solo più tardi. E senza saperlo.