Etichettato: ottava stagione di the walking debt

Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: Struggling


Anche la settima stagione del nostro blog è terminata. Per dieci mesi abbiamo seguito le cronache e sviluppato analisi sul processo di disruption che sta lentamente logorando il tessuto dell’economia e, più in generale, delle relazioni internazionali, focalizzando le zone di frattura e provando a indovinare le possibili aree di crisi. Un vaste programme, come potremmo dire ricordando un’illustre citazione. Ma d’altronde non avrebbe molto senso scrivere un blog come questo se non si covasse una qualche ambizione. Almeno quella di provarci.

La Disruption, che intitolava la settima stagione, dicevamo, non è terminata. Al contrario ci sono chiari segnali che si possa acutizzare. Per questo la nuova stagione del blog, che comincerà a settembre, si chiamerà Struggling. Perché sia chiaro che bisognerà lottare parecchio per tenere in piedi il castello fragile della nostra quotidianità. E gli eventi che si prevedono già da metà autunno – il 31 ottobre scade, per esempio, l’ultimo termine per la Brexit – confermeranno prevedibilmente il destino tormentato che ci attende.

Non c’è solo la minaccia strisciante di una nuova crisi economica – che comunque è nell’ordine naturale delle cose anche se i poteri pubblici fanno di tutto per nascondere questa verità elementare – a suggerirci che bisognerà lottare, che significa anche resistere alla seduzione della resa. Assai più insidiosa, perché dolce, è la minaccia che arriva da un ordine economico che si promette infinitamente prodigo. Il cosidetto new normal, fatto di tassi bassi, se non addirittura azzerati, e crescita lenta, che viene propagandato come esito inevitabile delle trasformazioni sociali del nostro tempo, quando magari – o almeno in buona parte – è dovuto agli eccessi generati proprio dalla prodigalità. Lottare contro questa visione è molto più difficile, in un mondo dove non si vuole rinunciare a nulla.

Fuori dal campo dell’economia, c’è solo l’imbarazzo della scelta riguardo alle situazioni crescenti di antagonismo che si stanno sviluppando. Il confronto/scontro fra America del Nord e Cina è come una grande contenitore delle infinite crisi che covano sotto cenere. Da quella macroscopiche, come quella a intensità crescente sul Mare Cinese meridionale, a quelle che in qualche modo vi fanno riferimento, come quella – pericolosissima – nella regione iraniana. E poi c’è tutto quel mondo che fa riferimento allo sviluppo scientifico e hi tech, che ha inevitabili declinazioni di tipo militare, che inevitabilmente è divenuto l’asso nella manica di questi confronti strategici, e di conseguenza un’altra occasione di lotta. Si pensi al caso Huawei.

Ciò per dire che non viviamo tempi pacifici. Non tanto perché non manchino le guerre, purtroppo sempre presenti nel mondo, ma perché non risulta per nulla pacifico il nostro discorso pubblico. L’iperconnessione, che è stata contrabbandata come il paradiso prossimo venturo, alimenta paradossalmente la divisione e quindi l’antagonismo. La tecnologia, anche nelle sue declinazioni (teoricamente) più innocue, come i social network, è il principale alimento dello “spirto guerrier”, come diceva il poeta, che pare covi dentro ognuno di noi.

Questa vis polemica è presente in ogni dove, e a casa nostra più che altrove. Una delle tragedie italiane è il suo costante cullare un clima strisciante da guerra civile che ogni tanto esplode. Oggi questo lottare è confinato sui media/social, ma domani chissà.

Due parole sull’anno trascorso insieme, che come gli altri è stato ricco, se non di denaro almeno di conoscenza. Grazie ai tanti lettori – ringrazio in particolare i molti che condividono i contenuti del blog – il nostro discorso sul debito ormai viene ospitato da numerose testate, on line e su carta. Quindi siamo diventati una voce piccola ma riconoscibile nel nostro panorama culturale. Non è poco per un’iniziativa nata quasi per caso.

Per l’anno che comincia la formula è sempre la stessa. Scriveremo solo di quello che ci piace e che riteniamo interessante, con la speranza di esservi utili e di avvicinare le persone più disparate ad argomenti che solitamente ignorano, perché in questo risiede lo spirito autentico della cultura. La ricompensa della loro attenzione non ha prezzo. Anche per questo il blog continua a pubblicare gratuitamente.

Due parole, infine, sul pensiero profondo che anima questo lavoro e che nel tempo – ci avviamo all’ottavo anno di pubblicazione dopo aver scritto oltre duemila post – non è cambiato, ma semmai si è raffinato. Noi crediamo fermamente nel discorso, e quindi nel dialogo, come lo intendeva Platone, ma siamo spiritualmente socratici. Perseguiamo la verità coltivando il dubbio. Chi cerca spacciatori di certezze facili o canalizzatori di odio, qui resterà a digiuno. TheWalkingDebt è come l’Abbazia di Thélème. Si viene in amicizia e si va via con letizia. Per tutto il resto, rivolgersi altrove.

Grazie a tutti.

Ci rivediamo a settembre.

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