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Cronicario: Colpo di scena: lo spread siamo noi
Proverbio dell’8 giugno L’amore inizia con uno sfiorarsi di maniche
Numero del giorno: 9,3 Aumento % export tedesco ad aprile 2018 su aprile 2017
Mi sveglio parecchio turbato perché ho sognato una fuga di capitali con me al loro seguito e figuratevi il dispiacere al pensiero di lasciare la nostra bella madrepatria. Per andare dove poi? Boh. Pure là fuori fischia il vento e soffia la bufera, solo che fanno meno casino di noialtri e fanno bene. Qui, da quando abbiamo internazionalizzato a scopo di governo il nostro usuale cazzeggiare autolesionistico, abbiamo fatto un disastro.
Decido di dare la colpa del brutto sogno alla cattiva digestione e me lo dimentico finché non mi trovo davanti il ritornello che ormai ci affligge da quando abbiamo avuto la brillante idea di diventare un problema globale. Parleranno di noi anche al G7 canadese, per dire, dove è volato stanotte il nostro primo ministro, che speriamo non perda gli appunti durante il viaggio. Ma comunque: neanche il tempo di assimilare la colazione, e mi arriva il solito uno-due, che tradotto dal pugilistico al finanziario significa spread-borsa, con l’uno che arriva a 270 e l’altra che si asciuga fino a un altro 1,8% con le banche a battere i dentini da latte che hanno appena rimesso dopo la crisi. Scopro con raccapriccio che si torna a parlare del rendimento del biennale. Ma soprattutto leggo una pletora di dichiarazioni che mi riportano a tempi ormai dimenticati. Lo spread qua, lo spread là…
Ma le parole più meritevoli di essere ospitate dal vostro Cronicario, le ho trovate leggendo la dichiarazione di un pezzo grosso della nostra Banca d’Italia, ospite del convegno Acri, che se non lo sapete è l’associazione della casse di risparmio, ossia uno dei conventi dove si celebra il rito del capitalismo più o meno protetto (possibilmente più) come piace a noi italiani. E che dice il nostro cardinale monetario? Che l’aumento dello spread non è causato “da una demoniaca e misteriosa” manovra da parte “di pochissimi speculatori” ma dall’aumento del “rischio percepito dai gestori dei risparmi degli italiani” che uno dei “paesi come l’Italia possa uscire dall’euro”.
Soprattutto il nostro paziente banchiere ricorda all’uditorio che questo “è tema che non dobbiamo cessare di spiegare all’opinione pubblica” sottolineando come i gestori “a cui sono affidati i nostri risparmi, di fronte a questo rischio, si coprono vendendo i titoli”. La speculazione “esiste ma si accoda a questo movimento”.
Vabbé: ve la faccio semplice. Sono (anche) i nostri soldi che accendono il fuoco della fuga di capitali dall’Italia. E i primi a farli fuggire sono gli italiani.
Lo spread siamo noi.
A lunedì.




