Cronicario: Il primato di Goldman e quello italiano


Che ci vuole a fare un giornale finanziario quando arrivano notizie come quella sul boom dei ricavi e dei profitti del terzo trimestre di Goldman Sachs? E infatti i pezzi grossi del WSJ e del FT ci aprono le cronache d’inizio pomeriggio litigando appena sull’entità del miglioramento, il 47% in più sul trimestre per il primo, il 60% per il secondo, che dipende se uno conta i ricavi o i profitti. Ma che volete che sia: in soldoni sono comunque un paio di miliardi di dollari netti. Su base annua il ROE (return on equity) arriva all’11,2% che suona come una grassa risata alla faccia delle povere banche europee che, com’è noto, soffrono di sofferenze genuina. Il segreto di questo successo è che arriva dal trading, così ci ricordiamo pure cosa faccia di preciso GS e perché siano tutti contenti quando la borsa fa faville. Meno popolare, ma non meno interessante, la notizia rilanciata da Bloomberg che la montagna di obbligazioni a rendimento negativo ha superato i 10 trilioni, per la precisione 10,4 trilioni di dollari. A fine 2014 erano poco più di zero trilioni. Così si capisce cosa è successo in questi due anni. Ai più curiosi suggerisco di osservare questo grafico:

market-value-bond-negativi

Lontano da queste cifre insensate, osservo un paio di notizie che mi fanno capire come, aldilà dei fantastiliardi, siano all’opera movimenti profondi in uno dei mercati più caldi del momento: quello petrolifero. Sempre Bloomberg riporta l’opinione di un pezzo grosso dell’IEA, l’agenzia internazionale dell’energia, che spiega come l’accordo Opec di novembre, se mai arriverà, sarà un toccasana per i corsi petroliferi e perciò farebbe un gran bene ai produttori Usa di shale, che si sono inguaiati dopo il crollo delle quotazioni. E poiché la Russia sarà la grande protagonista, insieme all’Arabia Saudita, di questo accordo, vale la pena anche sottolineare uno studio secondo il quale proprio la Russia, insieme con la Cina, si è distinta per un alto numero di pratiche discriminatorie del commercio estero. Ecco il grafico: cina-e-russia

L’autore forse esagera, ma rimane il fatto che queste analisi aggiungono benzina al fuoco della polemica che sta deglobalizzando le relazioni internazionali. La Russia peraltro si è parecchio rafforzata nell’ultimo anno, al contrario della Cina che continua a soffrire di deflussi dei capitali, come riporta l’IIF e come si può vedere qui:

deflussi-cina

Ma la notizia migliore la trovo sfogliando una ricerca pubblicata nell’agosto scorso da tre economisti, un americano, una canadese e una tedesca, che sembra una barzelletta. I tre hanno svolto un’analisi su dati relativi al periodo 1983-2011 per scoprire che gli Europei lavorano in media il 19% di ore in meno rispetto agli statunitensi. E’ divertente osservare che noi italiani, come illustra questo grafico preso da Bloomberg, siamo considerati fra quelli che lavorano meno di tutti.ore-lavoro

Ma forse dipende dal fatto che noi lo facciamo meglio.

A domani.

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