Zitto zitto il QE diventa maggiorenne


Molti saranno sorpresi nello scoprire che il prossimo febbraio il QE compirà diciott’anni superando la soglia della maggiore età. Il quantitative easing, insomma, è cresciuto insieme a noi e probabilmente continuerà a farlo.

L’occasione per celebrare questa ricorrenza me l’ha fornita un interessante paper della BoE, che ha il pregio di raccontare tutta la storia di questa pratica a far data da febbraio del 1999 quando per la prima volta una banca centrale – e segnatamente la BoJ – discusse pubblicamente della necessità di “implementare un allentamento quantitativo prendendo di mira la base monetaria”. E in effetti due anni dopo il Giappone iniziò a comprare bond pubblici tramite la creazione di riserve di banca centrale. Il QE, appunto. Sapevamo già che il Giappone è sempre stato all’avanguardia in queste pratiche. Peccato che non gli abbiano portato questa gran fortuna.

In ogni caso, trascorsa l’età dell’infanzia, il QE divenne improvvisamente celebre nel 2008 e soprattutto l’anno successivo, quando Usa e Uk diedero il via al loro programma di massiccia acquisizione di titoli, fino a quando, nel 2015, anche la Bce non si unì al coro dei QEntusiasti al fine di abbassare i tassi e dare ossigeno finanziario ai tanti debitori a corto di risorse, a cominciare dagli stati.

Il resto è cronaca che non necessita di essere ricordata. Più interessante osservare, grazie a questo grafico, quanta popolarità abbia finito col conquistare il QE nelle narrazioni della stampa. La curva si riferisce alla sola Bloomberg, ma per analogia si può estendere a tutta la stampa più o meno specializzata. Notate che il picco di discussioni si raggiunge in corrispondeza dell’annuncio del QE della Bce nel 2015. Da quel momento in poi l’attenzione va scemando, e forse non a caso. Ormai la vulgata ha assimilato la convizione che il QE andrà a scemare mentre il grande protagonista diventa la politica fiscale: i famosi investimenti produttivi.

Sicché, adesso che il Qe si avvia alla maggiore età, gli osservatori iniziano a guardarvi come a un interessante evoluzione della storia, spendendo tempo e risorse per valutarne le conseguenze. Quanto a quest’ultime, mentre ancora si discute di quanto e in che modo abbiano effetti distribuitivi e di come impattino sui mercati finanziari, il primo effetto visibile lo si può scorgere osservando questo grafico. Insomma, si potrà discutere a lungo sulle conseguenze più o meno intenzionali del Qe, ma alla fine dei conti si rimane sempre nel campo delle opinioni più o meno fondate da costruzioni consenzienti di dati. I fatti evidenti sono quelli che vedete: il QE ha fatto crescere enormemente il peso specifico delle banche centrali nell’economia per il tramite dei propri bilanci. Il caso della banca centrale giapponese, ossia l’iniziatrice, avviata ad avere un bilancio superiore al 100% del Pil e (chi volesse capire cosa significa può leggere questa serie) a detenere il 50% del debito del governo è troppo eloquente per aver bisogno di essere ulteriormente commentato. E poi è anche inutile.

Ormai, zitta zitta, la creatura è diventata maggiorenne.

 

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