La Chat di Crusoe con @francelenzi: Mps, il bail in e il Berliner consensus


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con @francelenzi (FL)

C Buongiorno Francesco. C’è tanto di cui discutere questa settimana, ma comincerei con una faccenda di casa nostra: Mps. Te la senti di fare una previsione e magari trarne un insegnamento per il futuro?

FL Buongiorno. E’ molto difficile fare una previsione su una storia che si trascina ormai da diversi anni. Dal 2011 Mps ha chiesto al mercato più di 10 miliardi di euro, adesso ne ha bisogno di altri. Era abbastanza facile ipotizzare che chiedere nuove risorse fresche al mercato fosse alquanto complicato e che si dovesse far ricorso ai circa 4 miliardi di obbligazioni subordinate in circolazione. A questo punto, confermato il termine perentorio del 31 dicembre, oltre il quale si aprono le porte della risoluzione bancaria, è probabile che anche altri obbligazionisti partecipino alla conversione. Credo però che alla fine l’intervento dello Stato sarà inevitabile. Anche perché si tende a dimenticare che l’intera operazione J.P. Morgan si basa sulla valorizzazione delle sofferenze al 33% e degli altri crediti deteriorati al 60%. Se tali valutazioni non si rivelassero corrette la storia potrebbe non esser finita. L’insegnamento che si può trarre dovrebbe essere a mio avviso inteso in termini generali, e riguarda il fatto che nascondere i problemi, come avvenuto in questi anni, sotto il velo della presunta “solidità” del settore bancario italiano, non serve a migliorare la fiducia tra gli operatori, non migliora la cosiddetta stabilità finanziaria, ma anzi opera in maniera totalmente opposta, rendendo più opaco il confine tra le istituzioni sane e quelle malate.

C. In tutto questo sembra evapori il Berliner consensus fondato sulla filosofia del bail in. Il salvataggio pubblico, pure se con l’ok dell’Ue, dimostra che poi quando le banche sono sul crinale della risoluzione lo stato deve comunque aprire il borsellino, a meno di non assorbire le perdite finanziarie con assai più costose perdite di consenso politico. Secondo te l’unione bancaria, vista questa situazione, ha ancora un futuro?

FL Il fatto che lo stato possa intervenire non esclude il bail-in. In alternativa alla liquidazione della banca, quando si manifestino problemi di stabilità finanziaria del sistema, lo stato può intervenire per fornire le risorse necessarie. Questo è pienamente compatibile con la normativa sulle risoluzioni bancarie se verrà effettuato dopo il cosiddetto burden-sharing di azionisti ed obbligazionisti. Anche l’applicazione del Berliner Consensus ha un limite di realtà che è l’interesse a preservare la stabilità finanziaria del sistema.

C. Certo, hai ragione. Ma il problema è che il concetto di stabilità finanziaria è alquanto nebuloso. Chi è chiamato a giudicare? Il governo nazionale? l’Ue, la Bce?

FL Il mantenimento della stabilità finanziaria avendo a che fare con la fiducia degli operatori, con il funzionamento del sistema dei pagamenti, è per sua natura una prerogativa innanzitutto della Banca Centrale.

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