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La Chat di Crusoe con @FabioGhironi: Il rischio del protezionismo “strisciante”


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Fabio Ghironi (F) @FabioGhironi.

C Buongiorno Fabio. I problemi del commercio internazionale hanno rubato la scena agli squilibri finanziari nel dibattito pubblico da quando è stato eletto Trump. Hai notato cambiamenti anche nell’ambiente accademico o tutto è rimasto confinato nelle pagine di cronaca dei giornali?

F Mi sembra ci sia fermento anche in ambito accademico.  In parte, questo risponde all’interesse di istituzioni come IMF, OECD e WTO; in parte è una risposta del mondo della ricerca agli eventi recenti o in corso.  Molti lavori hanno evidenziato il rallentamento del commercio internazionale avvenuto negli anni recenti.  L’IMF ha dedicato all’argomento un capitolo del World Economic Outlook dello scorso ottobre. Da più parti, si è sollevata preoccupazione per protezionismo “strisciante” ancora prima che Trump venisse eletto (per esempio, questa VoxEU column di Simon Evenett e Johannes Fritz e altre. Tra rallentamento del commercio per una varietà di ragioni, protezionismo già esistente e la minaccia che il medesimo possa salire drasticamente, l’attenzione del mondo della ricerca è ovviamente in crescita.  E questo vale sia per la ricerca fatta da accademici sia per la ricerca di tipo accademico (quella che viene pubblicata nelle riviste specializzate) fatta da ricercatori in istituzioni come IMF, OECD, eccetera.  Per esempio, l’IMF sta co-organizzando con la Banca Centrale della Malesia una conferenza sulle minacce alla globalizzazione che si terrà a Kuala Lumpur in luglio.  I problemi del commercio internazionale e la minaccia del protezionismo saranno uno degli argomenti principali, e i partecipanti includeranno alcuni dei migliori specialisti che stanno lavorando su questi argomenti, alcuni dei quali sono basati in istituzioni accademiche e altri in policy institution.

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La Chat di Crusoe con @cac_giovanni: Un Norway-Style deal per la Brexit


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Giovanni Caccavello GT) @cac_giovanni.

C Buongiorno Giovanni. Mi sembra che la notizia di inizio settimana sia la definitiva acquisizione di Opel da parte dei francesi della Peugeot. Ormai non si può dire che sia una sorpresa, ma di sicuro adesso tutti gli altri grandi player dovranno rivedere le loro strategie. Ti sei fatto un’opinione in materia?

G Ciao. Anche qui in UK oggi si parla molto dell’accordo Peugeot-Opel. Alcune reazioni sono interessanti, anche alla luce della “Brexit”.

C Già: è curioso un mondo dove insieme convivono l’internazionalizzazione e la voglia di chiudere i confini. Mi chiedo quale tendenza prevarrà. Tu che abiti laggiù, che idea ti sei fatto?

G Da quel che ci è stato riferito, la prossima dovrebbe essere la settimana decisiva. Il governo May dovrebbe ufficialmente dare il via alle negoziazioni, attivando l’Articolo 50. Per ora bisogna dire che e’ tutto ancora molto incerto ed il governo britannico e’ stato molto restio nel comunicare informazioni su “hard o soft” brexit.

C Mi chiedo se tanta prudenza celi una strategia o se invece il tutto sia abbastanza improvvisato. Ma poiché non lo sapremo mai, forse è più interessante chiedersi se si inizi a delineare il piano economico che l’UK metterà in campo una volta che partiranno le contrattazioni. Tu vedi probabile una ripresa del settore manifatturiero britannico?

G Visto il recente passato, temo di no. Qui in UK molti hardcore Brexiters sono ancora indirettamente legati ai fasti dell’impero britannico. Osservando dati di Bruegel, nel corso di questi ultimi decenni il Regno Unito è stato il paese che ha perso maggiormente in termini di settore manifatturiero. Difficile che questi lavori tornino nel medio periodo. A mio modo di vedere, nonostante le notizie giornaliere riportate un po’ ovunque, il governo Britannico cercherà alla fine di avere una sorta di “Norway-Style deal” con l’Unione Europea.

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La Chat di Crusoe con @certainregard: Il peccato originale dell’eurozona


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con roundmidnight (R) @certainregard

C. Buongiorno. Vorrei cominciare la nostra Chat con un paio di notizie che arrivano dall’Europa. La prima riguarda la Grecia, di cui ha discusso l’Eurogruppo. La seconda il dato sui prezzi alla produzione tedeschi, cresciuti del 2,4% a gennaio 2017 su base annua. Cominciamo dalla Grecia: cosa ti aspetti succeda con l’ennesimo capitolo di questa vicenda?
R. La situazione greca denuncia l’incompletezza strutturale originaria dell’eurozona. L’eurozona, a differenza degli Stati Uniti, nasce con un alto indebitamento degli Stati membri, con un alto grado di bancarizzazione e con un forte legame tra debito degli Stati e attivo della banche. La malattia dell’uno diventa la malattia dell’altro e viceversa. In questo contesto, finché non si sarà spezzato questo legame (e non sarà stato adottato un framework per la ristrutturazione del debito pubblico), le istituzioni europee sono costrette ad intervenire per salvare entrambi, trovandosi costrette, nel contempo, a fare la faccia feroce per limitare l’azzardo morale e l’eccessiva espansione dei deficit pubblici, rendendo ancora più forti le voci contrarie all’Unione europea.
Nel caso della Grecia vi è un interesse comune: da un lato (quello delle istituzioni europee) a dimostrare l’irreversibilità dell’euro e dall’altro (quello della Grecia) a non uscire dall’euro. Il debito greco è ormai in gran parte in mano alle istituzioni europee e la spesa per interessi, in percentuale al PIL, è sostanzialmente pari a quella di altri paesi periferici dell’eurozona. Il problema del debito greco, quindi, è più un problema che riguarda l’eventualità di un futuro (seppure ancora remoto) accesso autonomo ai mercati, senza il sostegno delle istituzioni europee. In quel caso, chiaramente, i tassi di mercati applicati ad uno stock di debito così elevato, determinerebbero una situazione insostenibile. E’ però impossibile che le istituzioni europee possano accettare un taglio del debito, perché significherebbe violare un principio cardine, quello del divieto di finanziamento dei paesi membri, con la creazione di un precedente pericoloso. Ritengo, quindi, che alla fine si troverà una soluzione già sperimentata: ridurre ulteriormente (con più azioni) il peso degli interessi lasciando maggior margini al bilancio statale greco. La Grecia, però, soffre degli stessi problemi italici: non si sta dimostrando capace a riformare veramente il paese, cancellando rendite e ingiustizie e valorizzando merito ed efficienza. E questo non potrà che continuare a far pagare la crisi agli strati della popolazione più deboli, con tutte le tensioni del caso e il riproporsi delle stesse problematiche nel tempo.

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La Chat di Crusoe con @keynesblog: Successo tedesco frutto del mix fra stato e mercato


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Guido Iodice curatore del sito keynesblog.com, @keynesblog (K)

C. Buongiorno Guido,  vorrei partire dall’attualità. Sono appena usciti i dati sui nuovi ordini in Germania (+5,2% a dicembre) e sulle retribuzioni reali (+1,8% nel 2016). Te li aspettavi?

K. Sono anni che i più anti tedeschi prevedono disastri per la Germania, che puntualmente non si verificano. La Germania ha avuto la capacità di trovare nuovi mercati di sbocco e nonostante la crisi dell’eurozona degli scorsi anni ha aumentato il suo surplus puntando fuori dall’area euro. Il dato attuale è invece frutto della crescita della domanda interna e della ripresa di alcuni paesi dell’eurozona. La realtà è che la Germania è una macchina quasi inarrestabile. Per fermarla servirebbe una guerra. Spero che The Donald si limiti a quella delle parole.

C Mi sono sempre chiesto quale sia il segreto del successo dell’economia tedesca e soprattutto come faccia a rimettersi in piedi ogni volta. Ma a quanto pare la Germania ispira più antipatia che curiosità. Tu come la vedi?

K Vi sono molti elementi, alcuni dei quali sono legati alla contingenza, altri sono invece una costante nella storia tedesca. Tra questi direi i fattori istituzionali. Uno stato che funziona come un abilitatore del settore privato (si pensi alla KfW) permettendo di affrontare brillantemente sfide che per altri sono più complicate. Un’industria con una dimensione ottimale delle imprese, a differenza della nostra. Una certa spregiudicatezza nel perseguire l’interesse nazionale e soprattutto dei campioni nazionali. E un certo grado direi di programmazione economica. Può sembrare un’eresia dirlo ma la patria dell’ordoliberismo è molto poco liberista. Il suo successo è frutto di un mix di stato e mercato. Pensa alle riforme del lavoro: lo scopo era di contenere i salari. Ma quando è stato necessario hanno aumentato le retribuzioni, anche quelle dei minijobs, e istituito il salario minimo. In pochissimo tempo e con una sostanziale unità di intenti tra governo, industria e sindacati. Persino un paese ben organizzato come il Giappone non vi è riuscito.

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La Chat di Crusoe con @AleGuerani: La Bce guarda a Parigi più che a Berlino


Chat
Chiacchiere in libertà- trascritte al naturale – con gli account più ficcanti di Twitter
Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Alessandro Guerani @Aleguerani (A)

C Buon pomeriggio Alessandro. La settimana è cominciata con l’ultimo outlook del FMI che mi sembra abbastanza attendista. Tutti aspettano di capire come si muoverà l’amministrazione Trump. Tu come la vedi?

A L’amministrazione Trump dovrà fare i conti con la realtà dopo la propaganda che ha diffuso a piene mani. È una osservazione scontata ma è anche scontato che in un mondo in cui il $ è ancora l’unica vera valuta internazionale vale comunque il dilemma di Triffin. Tassi alti e restrizione all’import possono mandare in recessione numerosi paesi legati agli USA come mercato i di sbocco e/o ai finanziamenti in $.

C In pratica il resto del mondo. Ma credi che Trump non sia avveduto su questo? Ossia che la ragione politica de ne infischi di quella economica?

A. Trump non saprei, magari dice una cosa e ne farà appunto un’altra spinto dalla realtà, ma di sicuro non ne sono avveduti tanti suoi piccoli fan italiani che forse è meglio che guardino verso dove sta crescendo il nostro export.

C. Ecco, glielo vogliamo ricordare?

A Citiamo questi dati. Poi per l’amor del cielo qualcuno può anche sostenere che i nostri prodotti siano troppo belli e buoni per cadere nelle indegne mani degli yankee, ma comunque: a) dobbiamo importare materie prime per cui saremo sempre costretti ad avere una importante quota di export e b) ci sono comunque molti settori in cui il technology gap con gli USA ci obbliga a importare da loro beni ad alta tecnologia senza i quali non faremmo altro che aumentare quel gap.

C È interessante pure la circostanza che il primo paese per importazioni dall’Italia sia la Germania e il secondo la Francia. Quanto pesa la componente valutaria in questi flussi commerciali?

A È una domanda semplice che ha una risposta complessa. Qualsiasi bene ha una sua elasticità al prezzo e alla domanda, i nostri storicamente sono stati più elastici al prezzo e proprio per questo hanno però subito fortemente la concorrenza dei paesi in via di sviluppo. I dati sono quindi molto “in movimento”…. se chiedi ad un imprenditore vocato all’export ti dirà che il prezzo è sì importante ma che oramai non basta più. Un classico esempio è il settore dei vini. Prima esportavamo tanto vino a basso prezzo, addirittura mosto usato per rinforzare i vini francesi. oggi esportiamo molto più vini che sono famosi per la loro qualità ed il settore ha avuto una crescita esponenziale.

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La Chat di Crusoe con @alienogentile: Mps e il legame fra banche e stato


La settimana scorsa Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Andrea Boda @alienogentile (A)

C Buongiorno Andrea, Mps sta ancora in prima pagina sui giornali ed entro pochi giorni sapremo come andrà a finire questa faccenda. Tu come la vedi?
A Buongiorno. Provo un sentimento prevalente di fastidio, con un sottofondo di preoccupazione: il governo pare abbia pronto un decreto che prevede la disponibilità di 15 miliardi per coprire gli aumenti di capitale non optati dal mercato. E nel caso del Monte non credo che il mercato vorrà sottoscrivere l’aumento. Una buona copertura potrebbe venire dalla conversione dei bond subordinati. Una conversione definita “volontaria” ma che io chiamerei “spintanea”…
C In questo caso sarà interessante vedere come si farà questa conversione. Non c’è il rischio che il bail out, uscito dalla porta, rientri dalla finestra?
A Il mercato festeggia il subentro del denaro pubblico nell’opera di sostegno del sistema, ma in qualità di contribuente non è che sia molto contento…direi che siamo alla ricerca, palesemente, di una forma non integrale di bail-in e pertanto in qualche modo sarà anche un bail-out. Ma il tempo stringe, la Bce ha dichiarato esplicitamente che a Mps mancano poco più di 20 giorni prima di esaurire la liquidità
C Insomma, la questione della stabilità finanziaria fa piazza pulita delle preoccupazioni regolatorie. In tal senso le voci tedesche riportate dalla stampa che invitano l’Italia a rispettare le regole somigliano a quelle che arrivavano da Bruxelles ai tempi della legge di stabilità. Siamo noi in difficoltà o è il sistema di regole che non regge?
A Il nostro paese ha una difficoltà genetica verso le regole. Se le nostre banche hanno collocato bond subordinati ai correntisti e titoli di loro emissione non quotati a semplici risparmiatori è grazie ad una vigilanza quantomeno distratta. D’altra parte -pur godendo del vantaggio competitivo di raccogliere capitale a condizioni di favore – molte nostre banche sono andate in difficoltà a causa dei crediti deteriorati, che si è scoperto derivano da concessioni fatte con logiche di relazione. Le banche sono nella strana condizione di essere creditrici del loro vigilante, vista la straordinaria quantità di titoli di Stato nei loro portafogli. Il connubio Stato-banche è dunque difficile da spezzare e qualunque forza esterna che cerchi di imporre regole si scontra con questa situazione.

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La Chat di Crusoe con @francelenzi: Mps, il bail in e il Berliner consensus


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con @francelenzi (FL)

C Buongiorno Francesco. C’è tanto di cui discutere questa settimana, ma comincerei con una faccenda di casa nostra: Mps. Te la senti di fare una previsione e magari trarne un insegnamento per il futuro?

FL Buongiorno. E’ molto difficile fare una previsione su una storia che si trascina ormai da diversi anni. Dal 2011 Mps ha chiesto al mercato più di 10 miliardi di euro, adesso ne ha bisogno di altri. Era abbastanza facile ipotizzare che chiedere nuove risorse fresche al mercato fosse alquanto complicato e che si dovesse far ricorso ai circa 4 miliardi di obbligazioni subordinate in circolazione. A questo punto, confermato il termine perentorio del 31 dicembre, oltre il quale si aprono le porte della risoluzione bancaria, è probabile che anche altri obbligazionisti partecipino alla conversione. Credo però che alla fine l’intervento dello Stato sarà inevitabile. Anche perché si tende a dimenticare che l’intera operazione J.P. Morgan si basa sulla valorizzazione delle sofferenze al 33% e degli altri crediti deteriorati al 60%. Se tali valutazioni non si rivelassero corrette la storia potrebbe non esser finita. L’insegnamento che si può trarre dovrebbe essere a mio avviso inteso in termini generali, e riguarda il fatto che nascondere i problemi, come avvenuto in questi anni, sotto il velo della presunta “solidità” del settore bancario italiano, non serve a migliorare la fiducia tra gli operatori, non migliora la cosiddetta stabilità finanziaria, ma anzi opera in maniera totalmente opposta, rendendo più opaco il confine tra le istituzioni sane e quelle malate.

C. In tutto questo sembra evapori il Berliner consensus fondato sulla filosofia del bail in. Il salvataggio pubblico, pure se con l’ok dell’Ue, dimostra che poi quando le banche sono sul crinale della risoluzione lo stato deve comunque aprire il borsellino, a meno di non assorbire le perdite finanziarie con assai più costose perdite di consenso politico. Secondo te l’unione bancaria, vista questa situazione, ha ancora un futuro?

FL Il fatto che lo stato possa intervenire non esclude il bail-in. In alternativa alla liquidazione della banca, quando si manifestino problemi di stabilità finanziaria del sistema, lo stato può intervenire per fornire le risorse necessarie. Questo è pienamente compatibile con la normativa sulle risoluzioni bancarie se verrà effettuato dopo il cosiddetto burden-sharing di azionisti ed obbligazionisti. Anche l’applicazione del Berliner Consensus ha un limite di realtà che è l’interesse a preservare la stabilità finanziaria del sistema.

C. Certo, hai ragione. Ma il problema è che il concetto di stabilità finanziaria è alquanto nebuloso. Chi è chiamato a giudicare? Il governo nazionale? l’Ue, la Bce?

FL Il mantenimento della stabilità finanziaria avendo a che fare con la fiducia degli operatori, con il funzionamento del sistema dei pagamenti, è per sua natura una prerogativa innanzitutto della Banca Centrale.

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