La Chat di Crusoe con @keynesblog: Successo tedesco frutto del mix fra stato e mercato


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Guido Iodice curatore del sito keynesblog.com, @keynesblog (K)

C. Buongiorno Guido,  vorrei partire dall’attualità. Sono appena usciti i dati sui nuovi ordini in Germania (+5,2% a dicembre) e sulle retribuzioni reali (+1,8% nel 2016). Te li aspettavi?

K. Sono anni che i più anti tedeschi prevedono disastri per la Germania, che puntualmente non si verificano. La Germania ha avuto la capacità di trovare nuovi mercati di sbocco e nonostante la crisi dell’eurozona degli scorsi anni ha aumentato il suo surplus puntando fuori dall’area euro. Il dato attuale è invece frutto della crescita della domanda interna e della ripresa di alcuni paesi dell’eurozona. La realtà è che la Germania è una macchina quasi inarrestabile. Per fermarla servirebbe una guerra. Spero che The Donald si limiti a quella delle parole.

C Mi sono sempre chiesto quale sia il segreto del successo dell’economia tedesca e soprattutto come faccia a rimettersi in piedi ogni volta. Ma a quanto pare la Germania ispira più antipatia che curiosità. Tu come la vedi?

K Vi sono molti elementi, alcuni dei quali sono legati alla contingenza, altri sono invece una costante nella storia tedesca. Tra questi direi i fattori istituzionali. Uno stato che funziona come un abilitatore del settore privato (si pensi alla KfW) permettendo di affrontare brillantemente sfide che per altri sono più complicate. Un’industria con una dimensione ottimale delle imprese, a differenza della nostra. Una certa spregiudicatezza nel perseguire l’interesse nazionale e soprattutto dei campioni nazionali. E un certo grado direi di programmazione economica. Può sembrare un’eresia dirlo ma la patria dell’ordoliberismo è molto poco liberista. Il suo successo è frutto di un mix di stato e mercato. Pensa alle riforme del lavoro: lo scopo era di contenere i salari. Ma quando è stato necessario hanno aumentato le retribuzioni, anche quelle dei minijobs, e istituito il salario minimo. In pochissimo tempo e con una sostanziale unità di intenti tra governo, industria e sindacati. Persino un paese ben organizzato come il Giappone non vi è riuscito.

Il resto della Chat è disponibile su Crusoe. Per leggerlo è necessario abbonarsi. Tutte le informazioni le trovi qui.

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