Cronicario: Mister T farà piangere l’Istat


Proverbio del 25 gennaio Il fiore non ha davanti né didietro

Numero del giorno: 115 Percentuale sul pil dei debiti delle imprese cinesi di stato

A quelli che si lamentano perché Mister T fa il bullo coi cinesi, i messicani, i fabbricanti di auto, i paesi del pacifico, i richiedenti asilo maomettani, e vedremo chi altri, vorrei ricordare di chi stiamo parlando.

mister-t

Pronto regia? Ho sbagliato foto? E’ un omonimo. Mannaggia a Google…

Scusate. Ecco l‘autentico Mister T.

trumprosso

Dicevo. A quelli che si lamentano che Mister T fa il bullo, vorrei ricordare che è stato eletto proprio per questo dalla metà più qualcuno dei suoi concittadini. Quindi è con loro che dovreste prendervela più che con lui. Capisco che siano tanti, però vedete, è quel marchingegno, malfunzionante sin dai tempi di Barabba, che si chiama democrazia, che i più forbiti squalificano a oclocrazia ogni volta che perdono le elezioni, sin dai tempi di Polibio. Perciò smettiamola di lamentarci e prepariamoci a prender schiaffoni, perché come si capisce dalla foto (entrambe) il nostro è un attaccabrighe bell’e buono.

Non avrei pensato a tutto questo se in mattinata non fosse uscita l’ultima release Istat sul nostro commercio estero extra Ue che ci dice alcune cosette che dovrebbero farci dormire preoccupati, ora che Mister T abita a Washington. Vi risparmio i dati tendenziale e congiunturali, che tanto lasciano il tempo che trovano. Quel che conta è il succo. E il succo è che nel 2016 l’export ha rallentato, anche se meno dell’import, per lo più a causa del calo delle vendite verso i paesi del Mercosur e dell’Opec. Tutto ciò è conseguenza dell’andamento del prezzo delle materie prime. I paesi esportatori di petrolio hanno speso meno da noi perché hanno incassato meno, noi abbiamo speso meno da loro, e quindi ridotto le importazioni, perché la loro roba era più economica. Tutto questo è terminato nel 2016. E già questo mi turba, visto che il saldo commerciale è l’unica cosa che ci regge in piedi.

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Dove il nostro export annuale è andato bene è stato verso il Giappone (+9,6%), la Cina (+6,4) e dulcis in fundo gli Usa (+2,6) che, lo ricordo ai distratti sono il nostro terzo mercato di esportazione dopo la Germania e la Francia e il primo quanto ad attivi commerciali che genera per la nostra economia.

cs-commercio-extraue_dicembre_2016-grafico-paesi

Non so a voi, ma adesso quando sento Trump, che vuole affamare i cinesi e se riesce anche i giapponesi, mi scappa una lacrimuccia. E chissà quanto piangerà l’Istat, fra un semestre.

Per chiudere in bellezza questa lunga parentesi sul commercio estero, vi faccio notare che il Giappone, che dopo la Svizzera è il paese che ci porta più soldi, ha chiuso il 2016 con un attivo commerciale, come non gli capitava da una vita.

attivo-giappone

Non saranno cattivi come Mister T, ma ci stanno lavorando.

A domani.

 

 

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