Cronicario: La singolar tenzone fra tripla A e tripla T


Proverbio del 13 marzo Il cane non torna mai dove è stato bastonato

Numero del giorno: -0,5 Calo % produzione industriale Italia su base annua

Non è oggi e neanche domani che vorrei essere una mosca per infilarmi invisibile laddove succedono le cose. M’importa poco di ronzare attorno agli umori dell’uditorio raccolto ad ascoltare il nostro beneamato Supermario, che tanto quello che ci doveva dire ce l’ha detto in tutte le lingue, classiche, barbare, romanze e germaniche. Né m’importa di ficcare il naso ronzante nel cuore del FOMC della Fed, che mercoledì forse alza i tassi forse no, ma soprattutto

No. Vorrei essere quella mitica mosca per infilarmi nella stanzetta – per dire – dove domani si incontreranno Mister T e la Mutti germanica. Trump&Merkel. La tripla T di Trump Taglia le Tasse, che se ne infischia di debito e deficit, e la tripla A di chi fa surplus fiscale. Non è un incontro: è una singolar tenzone fra due visioni del mondo, come sempre accade quando si confrontano i tedeschi e chi parla inglese almeno da un secolo a questa parte, come sa chiunque abbia letto Sombart.

Solo che oggi i mercanti sono i tedeschi, e gli eroi..gli eroi…beh..anche gli statunitensi sono alquanto mercanteggianti, solo che gli dice maluccio. Sarà per questo che la Merkel si porta una scorta di industriali. Per insegnarli il mestiere. Magari con l’occasione ci scapperà anche qualche consiglio su come risparmiare qualcosina. Guardate un po’ quanto spende di pensioni la città di Chicago.

Ma che volete che sia. Come direbbe il governatore Visco – che in effetti l’ha detto stamattina – “il sentiero di riduzione del debito passa necessariamente per la crescita”. Una frase che per profondità e saggezza mi ha subito riportato alla memoria una perla nascosta che ho scovato frugando negli archivi del Nber, dove tre simpatici economisti hanno prodotto uno studio per capire se i ricchi sono più egoisti dei poveri, arrivando alla seguente conclusione: “La differenza principale fra i ricchi e i poveri è semplicemente il fatto che i ricchi hanno più soldi”. Quindi non è che siano stronzi: sono solo ricchi.

Se questo passa il convento degli economisti, ormai in corso di evoluzione dal luogo comune all’algoritmo popolare, tocca accontentarsi di quel che passano gli statistici (che sono gli economisti dei grandi numeri) per dare una parvenza di dignità al vostro Cronicario preferito (sempre perché è l’unico). E il dato più interessante che trovo, ottimo alla vigilia dell’attivazione dell’articolo 50 da parte dell’UK per dare corpo e sostanza alla Brexit, è quello pubblicato dall’istituto di statistica britannico che calcola che il 44% dell’export britannico va in Europa e il 53% dell’import Uk arriva dall’Europa. Con persone così non puoi che litigarci, è evidente.

Per concludere vi segnalo questo pregevole scritto che parla di Netflix e della guerra in corso per l’accaparramento dei contenuti televisivi, che vuol dire produzione e distribuzione. L’economia dell’immaginario si dimostra sempre più vitale. E noi italiani, ancora a parlare di Rai e Mediaset, sempre più rincoglioniti.

A domani.

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