Sono diventato il salvadanaio della mia compagnia telefonica


Mi succede che una mattina, mentre cerco di capire quanto m’è rimasto sul conto, trovo un addebito d’una cinquantina d’euro sulla mia carta di credito che diminuisce le mie già risicate possibilità di evitare il rosso pure questo mese. Di questi tempi si vive bordeggiando il deficit e bisogna pure farselo piacere. Elaboro in fretta il lutto anche perché nel frattempo sorge e s’ingrandisce la domanda: ma che ci ho fatto con questi soldi? La descrizione riporta una scritta in banchese, tipo: fatt cont tel, che mi suona alquanto astrusa. Aguzzo l’ingegno e mi sorge un sospetto. Chiamo la banca e una gentile operatrice mi conferma che sì, quel cinquantone me l’ha soffiato la compagnia telefonica che forniva voce e dati al mio telefonino fino a tre mesi fa addebitandolo direttamente sulla mia carta di credito.

Premessa. Ai primi del 2017 mi decido a stipulare un contratto con una compagnia che mi impegna per trenta mesi, con addebito sulla carta di credito. Tot euro al mese per il minimo indispensabile di traffico, visto che ne uso poco. Vivo felice per un trimestre: ho abbattuto del 75% il mio costo telefonico e mi avanzano pure i giga e le chiamate ogni settimana. D’altronde vivo davanti a un pc. Ma sapete com’è: la felicità è un attimo. E il mio gong arriva col fischio di un sms che all’inizio dell’estate mi comunica che a causa delle “mutate condizioni di mercato” la mia tariffa non è più valida e che ho tempo trenta giorni per decidere se sopportare un aumento secco del 60%, oppure recedere, inviando raccomandata eccetera eccetera. Mi sembra un orribile tradimento di un patto che doveva durare in eterno. O almeno trenta mesi. Ci metto un niente a decidere il recesso. Sono all’antica: non sopporto i tradimenti, pure a costo di perderci. Ci metto ancor meno a trovarmi un’altra compagnia dove pago più di prima, a fronte di maggior traffico che non mi serve, ma almeno mi vendico. Mando la raccomandata con tanto di avviso di ritorno e disdico il contratto entro fine luglio, nel termine previsto. Ai primi di agosto controllo la mia carta di credito, hai visto mai questi provano a fregarmi, ma non trovo anomalie. Vado in vacanza felice.

Poi scopro l’addebito e divento triste. Scruto i contratti e mi convinco che la mia ex compagnia telefonica mi abbia addebitato una sanzione per il recesso, malgrado fosse mio pieno diritto, avendolo per giunta esercitato nei modi e nei tempi che mi erano stati indicati. E poiché oltre ai tradimenti odio pure le rapine, decido di non fargliela passare liscia. Ciò che non sapevo è che il mio essere all’antica mal si accorda con i tempi moderni. Chiamo (a pagamento, visto che non sono più cliente) il call center del mio ex fornitore. Una signorina palesemente stressata mi dice frettolosamente che ho sicuramente ragione e mi comunica un numero di fax al quale far pervenire il mio reclamo, raccomandandosi di allegare fotocopia del documento e della ricevuta della raccomandata di luglio, che miracolosamente ritrovo nella baraonda domestica. Mastico gli insulti che mi spuntano sulla punta della lingua e ringrazio molto cordialmente. Faccio le fotocopie, mando (a pagamento) il fax. Passa una settimana senza che nessuno mi contatti. Intanto l’indignazione mi rosola a fuoco lento.

Ormai cotto a puntino, dieci giorni dopo il fax ritento col call center. Faccio tre chiamate, in tre giorni diversi, sempre a pagamento, ma ogni volta che chiedo di essere richiamato (possibilità espressamente prevista nel menù) la voce automatica mi risponde che il servizio non è disponibile. Mi arrovento fino all’incazzatura, sentimento che frequento di rado e che perciò gestisco alquanto disordinatamente. Tant’è che imbocco il primo store della nota compagnia che trovo per strada e comincio a sgranare il mio rosario di doglianze al povero commesso, pur sapendo che potrà solo ascoltarmi. Cosa che fa con grande gentilezza, fino a che non gli scappa dal senno la voce che la mia disavventura è capitata a un sacco di persone, dopo che hanno esercitato il recesso estivo, in conseguenza del cambio di tariffe. Mi immagino la contabilità della nota compagnia esibire un sostanzioso calo di cash flow nel mese di agosto. E poiché il mio addebito risale a metà settembre mi si accende una lampadina dalla luce sinistra che illumina un pensiero oscuro: ma mica ci marceranno questi?

Vorrei approfondire, ma prevale l’incazzatura. Vado sul sito della compagnia e tento l’ultima carta: il contatto tramite canale social. Scelgo Twitter e scrivo con tono perentorio che rivoglio indietro i miei soldi o almeno una spiegazione per l’addebito, che mi suona parecchio indebito. Non credo neanche per un secondo che mi risponderanno. E invece accade. Dopo qualche decina di minuti una gentilissima signora mi chiede lumi. Incredulo mi profondo in spiegazioni. Più tardi mi arriva persino una telefonata dalla quale apprendo alcune cose: 1) la mia pratica di reclamo non era neanche stata aperta malgrado abbia spedito il fax come lo volevano loro. Per fortuna ci pensa la signora; 2) l’addebito dalla mia carta di credito è dipeso dall’applicazione della sanzione per il recesso ed è stato indebito e assolutamente illecito, visto che avevo rispettato alla lettera le norme del contratto; 3) non si può ostacolare in nessun modo il prelievo da una carta di credito, una volta che si sia data l’autorizzazione a disporne a un soggetto, a meno che non si blocchi la carta di credito. Quindi se la compagnia telefonica volesse, potrebbe farlo di nuovo; 4) di sicuro il denaro mi verrà restituito.

Capirete che non ci credo. Ma la mia interlocutrice si dà un gran daffare e un paio di giorni dopo la nostra conversazioni mi fa sapere pure che il rimborso avrà una data di valuta precisa a fine ottobre, a circa 45 giorni dall’appropriazione indebita di cui mi sono accorto per caso e che ho dovuto sudare parecchio per far retrocedere, ammesso che ci sia riuscito davvero. Ma nel frattempo la lucetta sinistra che si era accesa nella mia mente è diventata un lampione. Il sospetto che questi ci marcino diventa quasi palpabile. D’altronde che fareste voi se aveste accesso a milioni di carte di credito e doveste far fronte a un calo imprevisto di incassi o magari vi servisse un prestituccio senza interessi con restituzione nel tempo che la povera vittima se ne accorga (se se ne accorge), riesca a richiedervelo indietro (se non ha buttato la ricevuta della raccomandata) e pure in quel caso, potendo persino restituirlo col vostro comodo? Tanto che potrebbe fare il povero consumatore per difendersi? Niente, appunto. Ed è qui che ho fatto la scoperta numero cinque, che poi è la morale di questa storia: sono diventato il salvadanaio della mia ex compagnia telefonica. E il mal comune, checché ne dicano i proverbi, non mi provoca alcun gaudio.

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  1. vincesko

    Le società telefoniche (e non solo: quelle elettriche o del gas o bancarie, è lo stesso) sono delle organizzazioni prepotenti dedite al mendacio, all’imbroglio, alla truffa (di piccole cifre, ma sempre di truffa si tratta). Esattamente come i fruttivendoli che barano sul peso e sul prezzo.
    Occorrono contromisure, la più efficace delle quali è revocare contestualmente al recesso l’addebito sul conto. La possibilità di ricorso alle Autorità di garanzia (ora – credo – sostituite per la bisogna quasi tutte da organismi gestiti da associazioni di consumatori), è una presa in giro: dopo che ti ha dato ragione, ti dice di rivolgerti ad un legale perché non ha potere sanzionatorio.
    Il problema è che, se uno blocca il pagamento delle somme pretese e intraprende la strada dei ricorsi, dato il numero esiguo delle aziende di tali servizi, prima o poi rimane senza alternative.

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      • gior

        Sgroi, invece possiamo fare molto per difenderci impedendo che continui a verificarsi questa situazione. Utopia? Ma assolutamente no. Se era normale avere un fornitore pubblico o multipli fornitori pubblici o para-pubblici per tutti i servizi fino a 15 anni fa’, ed e’ stato cosi’ da sempre, vuol dire che allora si viveva una situazione normale e oggi abbiamo subito un arretramento. Come puo’ rappresentare un miglioramento il dover cadere in mano agli interessi di qualcuno e agli effetti conseguenti, il perder tempo per fatti banali e scontati etc etc? Ma abbiamo qualcosa di cui occuparci seriamente oltre ad andare per 24 ore su 24 al “mercato”? Quale crescita materiale, umana e culturale puo’ rappresentare mai doversi occupare continuamente di tali fatti?

        Utopia? Al contrario, concretezza. Da domani incominciamo a raccontare la nostra verita’ di fronte ad una realta’ imposta di cui mai ci e’ stato chiesto permesso, a pretendere che cio’ che diciamo sia applicato, a farlo in tutti i momenti e ambiti della vita privata e sociale. Cosi’ vedremo che attraverso un processo progressivo l”‘utopia” si trasformera’ in realta’. O siamo ancora preda della mentalita’ primitiva che ci rende fatalisti di fronte alla forza della realta’, una realta’ non scelta ma imposta e assolutamente emendabile, come e’ successo per millenni all’umanita’? Si sa benissimo che i forti lottano per imporre a tutti norme sociali e leggi a proprio vantaggio. Tuttavia, ad una battaglia vinta da una parte in un dato momento non e’ detto che corrisponda la guerra persa dall’altra. Chi vuol capire, capisca.

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    • gior

      L’unica e possibile contromisura efficace contro il ladrocinio e i fantasmi e’ fare in modo che interessati e ladri non mettano le mani sui nostri bisogni. Qualsiasi altra soluzione e’ illusoria. Basta mercato! Ci vogliono gestori unici il cui fine e’ l’interesse pubblico e i bisogni, in mano a societa’ pubbliche gestite da persone che agiscono con onesta’ e che credono nella giusta risposta ai bisogni.
      Tutto il resto e’ una costruzione truffaldina. Quando hanno smesso di guadagnare con le catene di montaggio hanno occupato altri spazi. Indottrinano con i media, pagano partiti e persone che sostengono i loro affari ed il giochino e’ fatto. Ci vuole solo un piccolo sforzo per immaginare una societa’ organizzata secondo priorita’ diverse da quelle in voga oggi.

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      • vincesko

        Forse nel mondo dell’utopia. Bisogna essere realisti. Anche quando il settore telefonico era in mano alla SIP, controllata dalla STET, finanziaria dell’IRI, controllato dallo Stato, le furbizie c’erano lo stesso. La differenza rispetto a oggi è che non c’era alternativa alla SIP.
        Il problema oggi è affidato alle Autorità di controllo, che funzionano male. Basterebbe farle funzionare bene, ma purtroppo la PA italiana è una delle peggiori del mondo. Nel frattempo, bisogna supplire col fai da te.

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      • Maurizio Sgroi

        salve,
        anche nel realismo, bisogna sempre conservare un po’ di utopia. un giorno le autorità di controllo funzioneranno meglio di oggi, come la nostra PA. Se iniziamo a ripetercelo alla fine succede 🙂
        grazie per il commento

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  2. gior

    Io sono totalmente contro qualsiasi forma di mercato riguardo cio’ che e’ una necessita’, che sia una necessita’ vitale come l’acqua oppure una piu’ moderna come gli strumenti per la comunicazione. Ricordatevi: se andro’ al governo dello stato trasformero’ il “mercato del cazzo, quello delle molteplicita’ illusorie, delle opportunita’ inutili e dei rapinatori” nella fornitura di servizi essenziali, in gestioni uniche il cui fine sara’ servire le necessita’ e non i guadagni di qualcuno. Il carrozzone statale e’ tale solo a causa dei corrotti e dei sabotatori di professione. Ecco, quelli li mandiamo a zappare: c’e’ tanto bisogno di braccia in campagna.

    Cio’ avverra’ tenendo conto di aspetti ben precisi: l’interesse pubblico e generale, la giusta gestione, l’adozione di principii di responsabilita’ di chi esercita un potere in quanto coinvolto in quanto dirigente o lavoratore in queste strutture.

    E’ ora di finirla con la vendita del nulla e del vuoto, con la costruzione di un immaginario fatto su misura per alimentare interessi di pochi ai danni di molti. Un marchio, un’azienda…..non esistono. Sono solo costruzioni economiche. Invece, e’ vero ed umano il bisogno. Questo e’ cio’ che persone sane e razionali, per se’ stessi e per gli altri, devono desiderare e pretendere a voce alta, oggi e subito.

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    • Maurizio Sgroi

      Salve,
      questo blog coltiva l’utopia e la passione civile, aldilà delle opinioni, che sono da sempre differenti. Queste ultime non vengono sindacate, purché esposte con garbo e spirito pacifico. Le prime vengono apprezzate.
      Quindi grazie per il commento.

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      • gior

        Per dare maggiore completezza al mio ragionamento, trovo singolare che di fronte alla constatazione che le novita’ introdotte dal mercato dei servizi, avendo prodotto un elenco di fornitori di servizi con simili effetti collaterali in termini di problemi e comportamenti, non si traggano le dovute deduzioni. Chi fa’ gli affari sul bisogno sfrutta un elemento imprescindibile, che e’ la nostra necessita’, per massimizzare il proprio profitto. Cosi’, un cliente perso da una parte lo si acquista dall’altra presentandosi con multiple facce: cosi’ fan tutti. Vorrei segnalarvi che questo fenomeno, cioe’ le continue scorrettezze etc etc, il sottoscritto, e non solo, le ha vissute negli USA anni fa’, nella patria del “mercato” a priori. Il sistema e’ sempre lo stesso: offerte allettanti, si dice una cosa e se ne fa’ un’altra, si incassa e poi ci si scusa per aver sbagliato (nessuno sa’ se non chi ne gode gli effetti positivi quanti rinunciano ai prori diritti, per un motivo o per l’altro); tanto poi il tempo perso e l’onere della prova spetta a chi subisce. In un giochetto del genere non c’e’ authority che tenga!

        Per quanto riguarda il discorso dell’operatore pubblico unico o dei plurimi operatori pubblici, semmai le scorrettezze e le mancanze si verificano in un quadro di cattiva gestione, risolvibile attraverso e con la pretesa di un continuo lavoro di miglioramento. In questo contesto le mancanze non hanno un fine specifico. Non si tratterebbe di massimizzazione del profitto bensi’ di dare un servizio che deve avere un proprio equilibrio economico e che sia causa del minor numero di problemi agli utenti. Non esiste la perfezione, ma si possono limitare i difetti con i dovuti accorgimenti. D’altra parte, mi risulta che si telefonasse anche quando c’era la SIP in passato e si telefonerebbe e ci si connetterebbe con la SIP oggi. A voi serve telefonare, connettervi perche’ serve o comprare qualcosa di qualcuno che si chiama XXXYYY o altro e che promette AAABBB o altro? In conclusione, io ritengo che il mercato dei servizi non abbia le caratteristiche per funzionare come un mercato: a me sembra piu’ il gioco delle tre campanelle o della roulette. Il banco vince sempre.

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      • gior

        Come la propaganda dei proprietari agisce simulando bisogni inesistenti: CAMBIARE FORNITORE DI ENERGIA come un bisogno impellente, un bisogno fisologico, un desiderio irrefrenabile, negato dai cattivoni.

        Repubblica (quelli di sinistra o meglio del “lugubre mercato”): “Cambiare operatore di energia? In Europa è un diritto negato.” Secondo un’indagine comunitaria i gestori fanno di tutto per impedire la mobilità ai clienti europei. Problemi con il vostro operatore? Scrivete al nostro esperto.
        http://www.repubblica.it/economia/diritti-e-consumi/energia/2017/10/26/news/cambiare_operatore_di_energia_in_europa_e_un_diritto_negato-179371890/?ref=RHPPBT-VE-I0-C6-P10-S2.2-T1

        Capito? Il diritto negato non e’ il vostro bisogno di essere curati per quanto e’ necessario; non e’ il lavoro e un reddito dignitoso (mai letto su Repubblica una cosa del genere)….insomma, non e’ un sistema sociale giusto. No, il vostro problema e’ farvi 1 Kw/ora scegliendovi il vostro fornitore di fiducia, oppure il vostro ferro da stiro potrebbe arrabbiarsi!!!

        Il colloquio assurdo degli iper-gallattici consumatori nel mercato libero del nulla. “Domani vado al mercato. Compro 1 kw di quello buono. E tu?” “Ah, io son rimasto senza, ma domani vado a rifornirmi dal mio nuovo gestore.”

        Ci trattano come dei fantocci-Fantozzi a loro uso e consumo, e tanti abboccano come cavedani. Poveretti.

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  3. gior

    Religioni, favole, narrazioni di parte sono ancora schemi dominatori della storia umana, cosi’ come l’atteggiamento delle persone di fronte ad esse. La ragione rimane dieci passi piu’ indietro.

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