Cartolina: L’inflazione francamente se ne infischia


Hiroshi Nakaso non tradisce mai, neppure per un attimo, la sua fede granitica nella teoria del central banking, mentre racconta l’epopea della politica monetaria del Giappone durante un seminario alla Fed di New York. Rivendica con patriottico orgoglio, lui che da vent’anni lavora nella banca centrale di cui è vicegovernatore, che la sua BoJ, prima al mondo, ha sperimentato lo zero lower bound – i tassi a zero – nel 1999 e il QE nel 2001, aprendo la via alla nostra contemporaneità. E illustra con grande compiacimento le ultime diavolerie messe in campo dalla sua banca, che hanno nomi astrusi come Yield curve control o inflation-overshooting commitment.  In pratica vogliono solo dire che la BoJ non si risparmierà, né risparmierà moneta, per trasportare un’inflazione riluttante verso l’agognata soglia del 2% che in Giappone non si vede da vent’anni, ossia da quando sono iniziati gli sforzi eroici della BoJ. L’ultimo dei quali risale al settembre 2016, quando la banca ha annunciato che avrebbe aumentato la base monetaria finché l’indice dei prezzi al consumo (CPI) non avesse accelerato ben oltre il 2% di target su base annua per un periodo prolungato, aprendo di fatto le porte alla nouvelle vague delle moderne banche centrali: alzare i target che non riescono a raggiungere. Come un centometrista che si proponga di raddoppiare la velocità che non riesce a raggiungere. Tale eroismo non ha impedito che il CPI si affossasse. E solo quando ammette che il target sui prezzi non è stato ancora raggiunto che il nostro banchiere sembra dubitare della sua medicina. Ma è solo un attimo. La BoJ continuerà a fare quello che ha sempre fatto, e con sempre maggiore impegno e fantasia, per far risalire l’inflazione. La quale, purtroppo, francamente se ne infischia.

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  1. Gianni Ercolani

    Ciao Maurizio,

    Porta pazienza, ti disturbo sempre con le mie corbellerie, ma …

    Il mondo è molto più semplice di come ce lo raccontano.

    Allora, hanno fatto sta globalizzazione.

    A me non hanno chiesto il permesso, e a te?

    Questo referendum devo averlo mancato, non me lo ricordo…

    Bon, noi “popoli a quel tempo sviluppati” abbiamo trasferito la nostra capacità produttiva nei paesi a basso costo del lavoro, a basso costo dell’ecologia, a basso costo di pensioni, a basso costo di previdenza sanitaria …

    Le aziende che hanno gestito questa transizione meglio e più in fretta delle altre hanno fatto profitti enormi. Le altre hanno chiuso.

    Entrambe hanno licenziato i dipendenti dei paesi “un tempo sviluppati”.

    Il vantaggio per i cittadini/lavoratori dei paesi “un tempo sviluppati” è stato quello di poter comprare a prezzi bassi, sempre più bassi, fino ad un passo dalla deflazione.

    Ottimo risultato per coloro che avevano soldi da spendere: dipendenti statali, pensionati, dirigenti e proprietari delle aziende globalizzate, o comunque fieno in cascina.

    Gli altri purtroppo, non avendo soldi da spendere, potevano solo prenderli a prestito, ma non restituirli.

    Ad un certo punto, diciamo agli inizi del nuovo millennio, questa bella organizzazione si è inceppata.

    Cosa è successo?

    Per fare profitti non basta produrre a bassi costi, occorre anche che qualcuno compri le merci prodotte.

    I lavoratori dei paesi emergenti, continuano ad avere salari bassi, altrimenti il vantaggio dei costi bassi svanirebbe.

    Quindi non possono comprare granché. Non fanno domanda aggregata.

    Niente di male se i cittadini/lavoratori dei paesi “un tempo sviluppati” continuano a comprare, ma anche loro vedono i redditi scendere, la precarietà salire a comprano sempre meno.

    Le aziende “superstiti” cioè quelle globalizzate, non riescono più ad aumentare i propri profitti.

    Con la domanda stagnante, anche con prezzi bassi, il profitto scende perché pressato dalla concorrenza delle altre aziende globalizzate, che pure loro godono di prezzi bassi.

    Per risolvere il problema, le banche centrali hanno preso a stampare moneta e a distribuirla alle banche commerciali e di investimento, non che ci sia differenza dopo le “liberalizzazioni” degli ultimi trenta anni.

    Le banche di investimento hanno riversato questa moneta nel mercato azionario, i prezzi delle azioni sono saliti alle stelle, e per gli azionisti va tutto bene.

    La ricchezza percepita è aumentata, solo che la domanda continuava a stagnare.

    Allora le banche centrali hanno stampato ancora più moneta e l’hanno distribuita (per inciso per legge negli USA) a persone che non potevano in alcun modo restituirla: vedi mutui sub-prime.

    Oggi la cosa continua con mutui automobilistici sub-prime, prestiti agli studenti sub-prime, aziende zombie sub-prime, e buoni del tesoro sub-prime ….)

    In questo modo i cittadini/consumatori dei paesi “un tempo sviluppati” continuano a comprare qualcosa e la domanda “tiene”.

    Come effetto collaterale i cittadini consumatori (lavoratori non lo sono più da tempo)si deprimono, si sentono inutili, non vedono un futuro per i propri figli se li hanno, se non li hanno non hanno il coraggio di mettere al mondo degli sfigati.

    I grandi pensatori della finanza e della politica mondiale, con l’aiuto dei media, hanno pronta una soluzione: sex and drugs and rock and roll. Distraetevi e divertitevi, non ci pensate.

    Se diventate omosessuali non correte rischio figli. Se morite di droga nemmeno. Se morite di AIDS neppure.

    Peccato che questo assomigli ad un “genocidio dolce”.

    Ma non basta, i grandi pensatori hanno deciso che sono i servizi che sono troppo cari. Li è il problema.

    Occorre liberalizzarli, lasciarli fare a chiunque, anche chi non ne ha le qualificazioni, anche se l’offerta dovesse far crollare ulteriormente il reddito dei pochi che ancora lavorano: tassisti, barbieri, spazzini

    Vero che i lavoratori un tempo appartenenti alla classe media non si abbassano a fare questi lavori, ma ci sono tanti immigranti che sono felicissimi di farli.

    Portando un ulteriore crollo nella fiducia anche delle classi inferiori.

    E cosi, al grido di “accá niscuno è fesso” e spronati dalla prospettiva del “genocidio dolce” sono nati i partiti cosiddetti populisti.

    Anche in America, anche in Germania, soprattutto dove grandi parti della popolazione hanno subito e continuano a subire questa spirale di involuzione.

    E me cojoni! Per forza !

    Ma quanto pensano di poter andare avanti Loro con questo sistema prima che gli/ci scoppi tra le mani???

    A già, i grandi pensatori sono all’opera. La soluzione è pronta: una belle terza guerra mondiale … e i giochi sono fatti … di tutti questi rompiballe ci libereremo in pochi giorni.

    E poi con l’inverno nucleare risolveremo anche il problema del riscaldamento globale e potremo vendere tanto tanto combustibile fossile ….

    Un caro saluto

    Gianni

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    • Maurizio Sgroi

      Salve,
      una visione direi apocalittica, ma posso comprenderla. Quando il cielo è nero non si crede più alla bella stagione, e siamo sempre tentati dalle spiegazioni semplici, che però celano realtà complesse. Siccome nessuno conosce il futuro, non mi azzardo a discutere la sua visione. La invito solo a non affezionarcisi troppo. Magari è sbagliata 🙂
      Grazie per il commento.

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