Cronicario: Aggiungi un posto sull’Ape (social)


Proverbio del 21 novembre Per quanto alta sia la montagna, un sentiero si trova

Numero del giorno: 365 Posti a concorso per funzionario Inps

E a un certo punto capisco: la scelta di usare l’acronimo APE per connotare l’anticipo pensionistico non è una semplice crasi di due parole altrimenti inutilizzabile sui titoli dei giornali e dei tg. E’ un chiaro riferimento a uno dei simboli del genio italico che negli anni in cui quel genio ancora allignava fra noi – più o meno mezzo secolo fa – creò più occupazione della buonanima dell’Iri: il caro vecchio tre ruote della Piaggio.

Siccome ha una onorata carriere l’Ape, mi chiedo sinceramente se non sia danno d’immagine associarla a un’altra cosa che è l’esatto opposto dell’onorato lavoro che ha sempre promozionato e che anzi evoca palesemente l’ozio: l’APE social.

Eccola qua. Ogni giorno il governo, pressato dai sindacati che difficilmente si accontentano, sfoglia una foglia al carciofo piantato dalla legge Fornero, che vieta di pensionarsi prima del tempo, utilizzando l’APE in versione social: l’anticipo pensionistico a carico dei lavoratori che vogliono lasciare prima viene scaricato sul bilancio dello stato con la scusante che non tutti i lavori sono uguali.

Giuro, lo dicono pure. Oggi uno dei sindacalisti usciti dall’ennesimo incontro col governo – che aveva proposto di aggiungere altre quattro categorie di lavoratori alle 15 già previste, oltre che di alleggerire ulteriormente le condizioni per le donne – ha detto che “per la prima volta il concetto che i lavori sono tutti uguali, alla base della legge Fornero, è stato derubricato nel nostro Paese”.

Questa purtroppo (o per fortuna) è l’Italia: prima equipariamo l’età di pensionamento delle donne a quella degli uomini e poi aggiungiamo un posto per loro nell’Ape social. Sicché attendiamo con ansia che finalmente venga teorizzato come lavoro usurante un’attività che interessa tantissime persone e per molti di loro per una vita intera: cercare lavoro.

Attività sicuramente usurante, e bisognerà pur dirlo alla commissione che ha avuto l’incarico di studiare le diverse categorie per capire quale sia la speranza di vita da anziano se uno fa, chessò, il conduttore di camion per quarant’anni piuttosto che il conduttore televisivo. M’immagino la fila per salire sull’Ape social.

Ma la notizia saliente, alla fine delle chiacchiere pensionistiche, è che la Cisl e la Uil si accontentano di quel che passa il governo e la Cgil no. Anzi la Camusso promette mobilitazioni già dal 2 dicembre, ricorda che il Parlamento è sovrano e per non sbagliare scrive ai gruppi parlamentari per chiedere un incontro illustrativo. L’Ape minaccia di diventare un auto articolato a furia di insaccare persone. Ma non c’è mica da preoccuparsi, perché l’Istat, tornata finalmente nella sua forma migliore, ha riportato che la crescita in Italia va che è una bellezza, quest’anno e il prossimo.

e in barba ai gufi, agli sparagnini e financo ai tirchi, questa crescita ce la godremo allargando il portafogli perché chi campa di speranza muore disperato, al contrario di chi campa di spesa (pubblica) che muore uguale, ma sazio.

Concludo con Carige e Creval che dopo averci depresso la settimana scorsa oggi rimbalzano gagliarde a doppia cifra, regalando un bel guadagno agli speculatori che hanno comprato nel momento del panico. Ora non fate che ci cascate di nuovo.

A domani.

 

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