Cronicario: Salute&libertà: il Psl di Gentiloni trionfa a Davos


Proverbio del 24 gennaio Il grande talento richiede molto per maturare

Numero del giorno: 29.000.000 IPhone X consegnati nel quarto trimestre 2017

Vedi che c’aveva ragione la buonanima? Il mio vecchio, intendo, che mi diceva sempre: non stare a preoccuparti, basta che c’è la salute. Vabbé, lui era della generazione lavoro quanto ne vuoi e pensione pure, ma son quisquilie: c’era tutta una saggezza popolare che si annidava dietro quella massima che adesso mi riecheggia nientemeno che dal vertice di Davos.

Mi spiego meglio. Anche oggi fra le nevi bianchissime della Svizzera un gruppone di multimilionari e aspiranti tali discetta di cose economiche costringendo come ogni anno tutti i governanti del mondo all’inchino cortese.

Oggi a esibirsi sul palco svizzero è toccato al nostro premier, Gentiloni il cortese, che ha regalato ai cronisti assiepati sotto le sue lunghe e gentili ali un meraviglioso scoop: “A Davos siamo percepiti come un paese sano”, ha detto. Meglio ancora: “Finalmente, dopo molti anni nei quali eravamo percepiti come un paese un po’ ammalato, l’Italia viene percepita per come effettivamente è, ossia con grandissime potenzialità e in crescita”.

La parolina magica crescita sazia i giornalisti al punto che ne ignorano il sottotesto lassativo. Ma soprattutto scatta l’applauso quando il premier dice gentilmente che anche lui potrebbe dire, parafrasando Trump, Italy first, ma che la gentilezza gl’impone di ricordare che “se si vuole la crescita, il benessere, se si vuole proteggere il lavoro, serve un ambiente economico che funzioni e per averlo c’è bisogno di libertà commerciale, di libero mercato e non di protezionismo”. Salute&libertà, ovvero: il partito della gentilezza.

Il Psl, partito salute e libertà, ha il vantaggio di risultare nuovo all’anagrafe partitante, e risultare come crasi modernissima fra il vecchio Pdl e lo stravecchio Psi. Acchiappa bene fra la terza età e strizza l’occhiolino all’uomo di Arcore, che sicuramente avrebbe voluto pensarci lui. E siccome il programma l’avete già letto sopra, non c’è neanche bisogno di scervellarsi: il Psl si basa su un riformismo gentile che ha già dato ottima prova di sé. Lo stesso Gentiloni ricorda che le riforme del suo (suo) governo hanno raddoppiato le stime di crescita del Fmi per il 2017. E a chi gli fa osservare che dal voto potrebbe scaturire una certa instabilità, il premier fa gentilmente notare che “abbiamo una certa esperienza nelle soluzioni flessibili all’instabilità politica…”.

Mentre tutto ciò accade fra le nevi immacolate i mercati raccontano di un euro che arriva a 1,24 sul dollaro, ai massimi da tre anni, e della borsa Usa che macina l’ennesimo record. Sale anche il petrolio, che ormai sfiora i 65 dollari a NY regalando un’emozione preoccupata a chi conosce i conti esteri italiani che, per comodità vi riporto qua.

La linea rossa sotto misura il costo dei nostri beni energetici che ormai si avvia verso il 2% del pil dopo il rialzo petrolifero iniziato nel 2016. Se guardate dov’eravamo nel 2012 capirete perché il caropetrolio dovrebbe metterci qualche ansia, specie considerando che il conto delle merci rallenta, per fortuna compensato da quello dei redditi. Se il petrolio aumenterà ancora e l’export netto di merci no, servirà qualcos’altro per stabilizzare il nostro saldo corrente, che ci tiene letteralmente in piedi l’economia. Che fare? Rimangono i servizi, che sono ancora poco sviluppati. E allora capisco il lampo di genio del partito di Gentiloni: dobbiamo vendere più servizi per far crescere il pil. E la gentilezza, si sa, rende servizievoli.

A domani.

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