Cronicario: Salvate il soldato Facecook


Proverbio del 21 marzo Chi frena la lingua ha somma prudenza

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Lo stanno proprio cuocendo a puntino, il povero Facebook, che per anni ha coccolato e ancora adesso solletica la vanità di quegli stessi che lo mettono all’indice, accusandolo di aver sovvertito la democrazia, provocato la fame nel mondo e magari anche l’estinzione dei rinoceronti bianchi, per colpa dei suoi post. Anche oggi la borsa lo punisce. E così il povero Facebook, stracotto al punto da esser diventato Facecook, trascina nella sua ombra anche i suoi cugini social, che improvvisamente vengono riconosciuti per ciò che sono: fabbriche di dati personali (i nostri) estorti subdolamente manovrando la debolezza della nostra vanità, usati a fini più o meno leciti, a cominciare da quello basico di fare soldi.

Tralascio il fatto che questa storia è troppo ridicola persino per il vostro amato Cronicario: pensare che i voti della gente possano essere deviati subdolamente da un post di Facecook è la versione 2.0 della tivvù brutta e cattiva che faceva vincere Berlusconi, ma su scala globale. Segno evidente che il rincitrullimento italiano ormai è pandemico.

Il ridicolo diventa tragico quando leggo che alcuni leader del mondo occidentale, che poi sarebbero quelli che hanno tratto vantaggio dal dataleak di Facecook, sono indignati, e che il popolo bue come sempre social-reattivo, posta a rotta di collo su questa straordinaria fesseria. Sicché, vittima anch’io della pulsione cliccarola, conio un hashtag: #SalvateIlSoldatoFacecook (a seguire una foto dei tempi buoni, così vi commuovete).

Perché in fondo il giovane Zuckenberg è soltanto un soldato eroico del nostro tempo, dove il denaro ha assunto la sua forma più pura, quella dell’informazione, finendo col confondersi con essa. E soprattutto ha usato la nostra vanità, e soprattutto quella del potere, per avere potere. Esattamente come fanno molti di quelli che oggi ipocritamente lo criticano e lo accusano di nefandezze che sono anche le loro. Per dire: mentre i socialesagitati postano contro Facecook, o annunciano che si cancelleranno, finiscono nell’ombra notizie un filo più interessanti, come quella rilanciata dal Financial Times, secondo cui nel 2017 le fusioni e acquisizioni di imprese globali hanno superato i mille miliardi di dollari. D’altronde mai come oggi le multinazionali sono state così gonfie di liquidità.

Prendersela con Facecook, che è solo uno di queste entità, e dargli la colpa, come suggerisce il linciaggio mainstream, dell’avanzata del populismo, che dipende da fattori un filo più complessi di un quelli che possono entrare fra le righe di un post, serve ad assolvere le altre 99 grandi imprese rappresentate nella linea rossa di questo grafico, che hanno raccolto ampie messi di denaro dalla globalizzazione e fatto incazzare alcuni decine di milioni di cittadini che si sfogavano sui social. Poveracci loro e poveraccio Facecook. E chissà chi sarà il prossimo.

A domani.

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