Cronicario: Trovato rimedio ai mali del Sud: lo spopolamento


Proverbio dell’1 agosto L’aratro è il fondamento di tutte le arti

Numero del giorno: 19.300.000 Residenti con radici migratorie in Germania nel 2017

Siccome com’è noto il grande problema del Sud è il traffico, farà piacere ai vari interventisti che si sperticano ragionando sul futuro del nostro Meridione che laggiù il problema se lo stanno risolvendo da soli, come solo i meridionali sanno fare: emigrano.

Ora non prendetela come una mancanza di fiducia verso il governo del cambiamento che sicuramente farà piovere miliardi di cittadinanza sulle teste frastornate dei giovani meridionali che sono rimasti laggiù. Il problema è più profondo: al sud, oltre al traffico, fa caldo. Capite bene che a nessuno piace sudare mentre si cerca un lavoro che non c’è. Perciò ecco la soluzione, che, come insegnano i sacri testi dei pensatori liberali, è emersa dai meandri dell’economia di mercato: lo spopolamento.

Proprio oggi il fenomeno è stato certificato col bollino dello Svimez, un istituto che studia da anni i mali del Sud non potendo far altro che esercitarsi in strazianti grida d’allarme che danno ai meridionali i loro quindici secondi di celebrità, che è più o meno il tempo che richiede la lettura di questo post. E siccome quindici secondi passano subito e vi staranno già rincoglionendo con la storia di Foa silurato alla Presidenza Rai, il decreto Dignità che chissà che fine fa, ve la faccio breve. Ah un attimo: prima vi devo raccontare delle importazioni di soia dell’Ue dagli Usa aumentate del 238% dopo che i prezzi Usa sono crollati come conseguenza del blocco delle importazioni cinesi. Che c’entra? Niente, ma fa riflettere. I produttori Usa hanno esportato di più nell’Ue a causa del crollo dei prezzi. Questo non vuol dire che abbiano anche guadagnato di più.

Sono rimasti dieci secondi, quindi torno al Sud. Ecco i numeri dell’unico successo meridionale: negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati. L’altro milione è tornato e magari vive all’interno dell’ 600 mila famiglie dove risultano tutti disoccupati, visto che dal 2008 si sono persi 578 mila posti di lavoro under 35 e il pil minaccia di crescere alla metà della media nazionale. Capirete che di fronte a una situazione del genere, i liberisti emigrano e gli statalisti aspettano il sussidio. Ma tutti votano per il governo del cambiamento.

A domani.

 

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