Cronicario: E alla fine arriva il deficit con la garanzia


Proverbio del 9 novembre L’acqua non si divide se la colpisci col bastone

Numero del giorno: 369.300.000.000 Titoli di stato detenuti dalle banche italiane ad agosto

Siccome qualche certezza dobbiamo averla per sopportare il nostro cronicario quotidiano, bisogna pure accontentarsi di quello che passa il convento, fosse pure un bisministro vicepremier in piena lallazione politica che – dice – garantisce lui.

E che garantisce il nostro vicepremier uno e bino? Non potendo garantire la crescita economica, contro la quale come è noto cospirano quelle che una volta si chiamavano le forze della reazione (oggi più semplicemente realtà), il nostro beneamato garantisce nientemeno che il deficit.

“La garanzia che diamo è che il 2,4 è il termine massimo di deficit e saremo pronti a garantirlo e ad intervenire quando servirà nella legge di bilancio”. Ipse dixit il bicefalo, con ciò facendo strame di tutta una letteratura e una prassi aneddotica che mostra con chiarezza come i deficit tendano a crescere naturalmente quando rallenta la crescita, vuoi a causa degli stabilizzatori automatici, vuoi perché il numerino magico al denominatore non cresce quanto dovrebbe. Insomma, viviamo inconsapevoli nel magico mondo in cui un governo che vuole fare espansione fiscale per stimolare la crescita garantisce che farò austerità quando la crescita venga a mancare, ossia il contrario di quello che serve. Mi sorge il dubbio che il ministro bicefalo sia vittima di un refuso.

Anche perché nel frattempo il suo collega dell’Economia, il cui nome rima sempre più con Mammamia, stava rilasciando dichiarazioni altrettanto edificanti in audizione parlamentare delle quali vi offro un florilegio assortito perché non serve granché per capirne il tenore. “Le nostre preoccupazioni su un rallentamento sono confermate” e questo rende ancora “più necessario confermare l’effetto anticiclico della manovra”, dice. Quindi la manovra è anticiclica, ma il deficit è garantito. “Le stime di crescita della commissione europea, che fissano all’1,2% la crescita del Pil per il prossimo anno, riconoscono evidentemente l’effetto espansivo”. Quindi la Commissione fa “defaillance tecniche”, ma solo un po’. Mentre sullo spread, “è un livello di spread che preoccupa se viene mantenuto a lungo. Continuiamo a pensare che la definizione della manovra possa chiarire la situazione. Lo spread non può dipendere dal disavanzo per il 2019 al 2,4%”.

A proposito, mentre i due fenomeni recitavano le loro preghiere, lo spread tornava felicemente sui 300 punti, da quali in realtà si è discostato poco nelle ultime settimane. E questo mi ha ricordato un principio aureo:

Buon week end.

A lunedì.

PS In audizione pure lui in Parlamento, il vice dg di Bankitalia ci ha allietato il venerdì facendoci sapere che il carospread ci è già costato 1,5 miliardi, che sarebbero circa lo 0,1% del pil, rispetto a quanto avremmo pagato di interessi ai tassi di aprile. Se continua coi tassi attuali (e sperando che non crescano), “il costo sarebbe di oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 miliardi nel 2020”. Ossia fra lo 0,3 e lo 0,6% del pil. Per fortuna il deficit è garantito. 

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