Il lento progresso delle rinnovabili in Italia

Se si producessero rinnovabili almeno quanto se ne parla probabilmente avremmo già raggiunto gli obiettivi fissati dai piani nazionali. E invece, malgrado il progresso ci sia stato e sia rilevante, siamo ancora lontani.
Questo il succo dell’analisi svolta da Bankitalia nella sua ultima relazione annuale, dove fra le altre cose esamina l’andamento delle produzione da fonti energetiche rinnovabili (FER), che è passata dai 18 Gigawatt dl 2000 agli 82 del 2025, quindi più che quadruplicandosi. Al tempo stesso è anche aumentata la domanda nazionale di energia rinnovabile, passata dal 17 al 41 per cento, ampliandosi anche l’assortimento. all’idroelettrico, che era il grande protagonista, si è affiancata la produzione eolica e successivamente, grazie agli incentivi statali – il Conto energia attivo dal 2005 al 2013 – da quella fotovoltaica.
Fra il 2014 e il 2021 la crescita delle rinnovabili è stata alquanto piatta, mentre è ripartita con slancio a partire dal 2022, con il solare nel ruolo di locomotiva.
Purtroppo questi progressi non sono bastati a raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Se fino al 2030 si mantenessero gli stessi ritmo di produzione osservati nel 2025 (6,4 GW per il solare e 0,6 per l’eolico), la capacità complessiva arriverebbe a soddisfare meno del 55 per cento del consumo previsto di elettricità a fronte del 63 per cento indicato nel piano, che prevedeva di raggiungere la capacità di 79,3 GW per il solare e 28,1 per l’eolico.
Se guardiamo alla localizzazione di questa capacità, circa tre quarti della nuova potenza solare installata nel periodo
2022-24 si riferisce a impianti localizzati nel Centro Nord e a quelli di dimensioni piccole e medie, generalmente utilizzati da
famiglie e imprese con finalità di autoproduzione. Nel 2025 sono cresciute le nuove installazioni di grandi dimensione (26 per cento), in particolare nel Mezzogiorno. Per l’eolico l’aumento dell’ultimo quadriennio, così come lo stock di capacità esistente, è concentrato nelle regioni meridionali e in parchi di più ampia estensione.
All’aumento di produzione ha corrisposto quello dei sistemi che consentono di accumulare l’energia prodotta e immetterla nelle reti di distribuzione quando la produzione si abbassa. Ma questo non basta a chiudere il ciclo. Serve anche potenziale la rete di trasmissione, soprattutto da Sud a Nord. Si stima che tale capacità passi, entro il 2040, dagli attuali 15,7 GW a 38,1, mentre le interconnessioni con l’estero dovrebbero aumentare del 40 per cento. Ma sono previsioni. Il presente racconta ancor tutta un’altra storia.
