Cronicario: L’Austria dichiara guerra all’Italia, che mobilita le privatizzazioni


Proverbio del 14 novembre L’aratro che lavora è sempre lucido

Numero del giorno -0,2 Decrescita % del pil in Germania nel terzo trimestre sul precedente

La dichiarazione di guerra è stata consegnata dall’ambasciatore economico austriaco, meglio conosciuto come ministro delle finanze, al collega italiano, meglio conosciuto come ministro Mammamia alle ore 12 e qualcosa per il tramite di un noto canale propagandistico al soldo dei plutocrati angloamericani che usa il nome in codice di Bloomberg. Il ministro austriaco ha detto che il suo paese sosterrà con forza l’idea di una punizione “se l’Italia non scende a compromessi”.

Ma la fiera reazione italica non mancherà. Già nella nottata di ieri il ministro Mammamia aveva vergato una lettera nella quale si annunciava l’intento irrinunciabile del governo del cambiamento a far valere le proprie ragioni ultime pur di fare il sacrosanto deficit che serve alla nazione esausta per rinvigorirsi. Pure a costo di raschiare il fondo del barile. E all’uopo dava notizia della mobilitazione dell’estrema risorsa del paese dopo il Piano B, C e D: le privatizzazioni.

Ebbene, come ogni patriota sa, le privatizzazioni sono l’arma segreta del governo italiano da quel dì. Ossia da quando ne abbiamo fatte un po’ e ci hanno creduto tutti. Da allora stanno acquartierate nei bilanci previsionali fedeli al loro ruolo di promesse da non mantenere assolutamente epperò rassicuranti per quei fessi degli analisti finanziari che ancora credono che un bel dì venderemo l’Eni e l’Enel. E figuratevi quanto sono diventate importanti nell’alveo del governo del cambiamento le privatizzazioni fantasma che vuole – e giustamente – nazionalizzare per socializzare meglio anche l’aria. Infatti l’armata delle privatizzazioni si è ingigantita – adesso vale nientemeno che l’1% del Pil – e il governo è pronto a metterla sul campo di battaglia dei decimali. Con l’avvertenza però – subito sottolineata dal ministro uno e bino – che daremo via solo le cose che non ci servono. Ma che sicuramente servono ad altri.

Per dire, se l’Austria vuole farci un pensierino sull’Alto Adige…

A domani.

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  1. Gior

    Beh, se queste sono le operazioni dei “rivoluzionari” che hanno capito tutto…….Piu’ si privatizza, piu’ lo stato si impoverisce, con esso i gia’ deboli. L’idea che gli introiti delle privatizzazioni siano supporto a operazioni di rientro dal debito pubblico si e’ dimostrata cialtronesca. La fine degli utili per le casse pubbliche provenienti dalle aziende e attività privatizzate si e’ rivelata decisamente dannosa proprio per il finanziamento del debito. Il mercato ha prodotto illusioni, anche perche’ la maggior parte delle le ex attivita’ pubbliche sono finite nelle mani dei soliti noti. Ecco a cosa e’ servito “mani pulite”.

    Come mai lo stato Italiano, pur in un quadro di spese statali complessive nella media di altri paesi europei, pur essendo il paese che ha visto maggiori privatizzazioni al mondo, secondo solo al Giappone, pur “godendo” di una pressione fiscale riconosciuta come elevata, ha visto comunque aumentare il suo debito? Le privatizzazioni e dismissioni dello stato nell’ottica del mercato hanno prodotto un danno all’interesse pubblico e della stragrande maggioranza dei cittadini, una diminuzione di costi del sistema produttivo privato cioe’ del costo del lavoro a tutto vantaggio dei privatizzandi. Da notare l’effetto boomerang; l’effetto di compressione verso il basso e’ poi risalito fino a colpire, inevitabilmente, il sistema produttivo delle piccole medie imprese, che aveva fornito sostegno e consenso a chi queste operazioni aveva realizzato Il tutto sostenuto da una serie di inconfessabili menzogne alimentate dal sistema informativo. Il boomerang non ha risparmiato nemmeno le truppe cammellate del sistema informativo, con i suoi 3 euro ad articolo odierni.

    Il risultato complessivo a distanza di piu’ di quasi tre decenni e’ lo spostamento di ricchezza dal lavoro e i lavoratori alla finanza, cioe’ al capitale. Fatto attestato da un continuo peggioramento degli indicatori della redistribuzione della ricchezza. Il “mercato” ha prodotto ingiustizia. Si trattava di scaricare verso il basso il costo della speculazione finanziaria verso lo stato operata dagli stessi che ora ne godono.

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