Gli immigrati “spingono” la forza lavoro di Germania e Italia


Per ragioni difficili da capire, ma che sarebbe molto interessante approfondire, Germania e Italia, due paesi che più diversi non potrebbero essere, hanno in comune una demografia avversa che una recente ricognizione pubblicata dalla Fed di S. Louis rappresenta perfettamente col grafico sotto.

I dati non sono aggiornatissimi, ma c’è da credere che la situazione non sia mutata granché. I tassi di natalità, che sono l’altra faccia dell’aumento dell’età media della popolazione, e quindi della quota degli over55 sul totale, vedono l’Italia fanalino di coda e la Germania solo di recente migliorata, grazie alle politiche di apertura sull’immigrazione che hanno consentito l’afflusso di centinaia di migliaia di profughi nel paese. Questa la situazione dieci anni fa.

Questa quella più recente.

Se torniamo al grafico iniziale, osserviamo che Germania e Italia hanno la quota più elevata di over 55 sul totale della popolazione, rispettivamente il 33,8% e il 33,7. Ciò significa che rischiano un serio salasso di forza lavoro una volta che questa coorte andrà in pensione. Al tempo stesso questi due paesi sono in coda a un’altra classifica, ossia quella del numero di immigrati nati in loco.

Le due cose paiono collegate. Tanto più se si osserva, come ha fatto la Fed citando un rapporto Ocse, che “circa l’87 per cento degli stranieri nati in Italia, negli anni 2011-2012 si trovava nella fascia di età lavorativa dei 15-64 anni”. Questo dato era “circa il 23% più elevato della coorte corrispondente di italiani. Ciò significa che gli immigrati, anche se pochi, contribuiscono in proporzione più degli italiani all’aumento della forza lavoro.

Anche questa è un’altra somiglianza con la Germania. In qualche modo questi due paesi devono fare i conti con una demografia avversa che sposta il peso del sostegno della crescita economica, che passa da quello delle popolazione, sulle spalle degli immigrati. Il che genera un dilemma alquanto complicato. Le opinioni pubbliche guardano in gran parte con sospetto alle politiche migratorie. Ma al tempo stesso fanno sempre meno figli, che sono il futuro. Forse perché hanno smesso di crederci.

 

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