Con Instex sale di livello la sfida Ue agli Usa sulle sanzioni contro l’Iran


La presentazione alla fine di gennaio di Instex, lo strumento finanziario immaginato per consentire ai paesi europei di commerciare con l’Iran sotto sanzioni Usa, rappresenta un’evoluzione molto interessante del confronto fra Ue e Usa che trova nel sistema valutario internazionale la sua cartina tornasole. La creazione del veicolo era stato annunciato alcuni mesi dalla Mogherini, riecheggiando una dichiarazione congiunta dei ministri degli esteri di Francia, Germania e UK – gli stessi paesi che hanno creato Instex – nonché di quello russo e cinese tesa a garantire gli operatori economici che commerciavano con l’Iran. Una tematica che noi italiani dovremmo osservare con particolare attenzione, visto i profondi legami che abbiamo con l’economia iraniana.

L’Italia al momento non ha partecipato all’annuncio di Instex, probabilmente anche in ragione del fatto che è stata esentata, insieme con altri paesi, per alcuni mesi dalle sanzioni contro l’Iran. Le sanzioni sono iniziate a novembre e dureranno per un massimo di sei mesi. Quindi già alla fine di aprile il problema tornerà d’attualità e forse allora sapremo se e in che modo il nostro paese vuole partecipare al meccanismo ideato dal terzetto europeo.

Per il momento possiamo solo osservare in che modo la proposta europea sia stata accolta, sia dai diretti interessati che dai promotori delle sanzioni. Alcuni notiziari riportano che l’ambasciatore Usa in Germania, Richard A. Grenell che avrebbe definito “irrispettoso” delle politiche Usa il lancio di Instex. Il veicolo, in sostanza, consente di aggirare in qualche modo le sanzioni, anche se con parecchi caveat e per il momento solo relativamente ad alcuni beni primari. Tuttavia questo dal punto di vista degli Usa non è evidentemente soddisfacente.

Ugualmente, ma per ragioni assai diverse, l’iniziativa è stata valutata senza troppo entusiasmo dagli iraniani. Il ministro degli esteri dell’Iran ha rilasciato alcune dichiarazioni poco concilianti su Instex prendendo a pretesto il fatto che il meccanismo europeo richiede l’adesione della repubblica islamica alla Financial Action Task force (FATF), un modo per garantire l’impegno del paese contro il riciclaggio di denaro. Ma già all’indomani dell’annuncio del terzetto europeo le cronache avevano già riportato dell’irritazione di alcune autorità iraniane, che giudicavano “umilianti” i pre requisiti di Instex.

Più interessante sarà osservare se, aldildà della partita europea, che comunque si annuncia complessa e dagli esiti incerti, il comportamento degli altri due attori che hanno colto l’occasione della crisi con gli Usa per stringere ulteriormente il legame con l’Iran. La Russia, innanzitutto, che condivide con il paese islamico l’intenzione di smettere di usare il dollaro nelle transazioni internazionali. E poi la Cina, grande importatrice del petrolio iraniano e insieme di dollari americani per il tramite delle sue esportazioni negli Usa.

In questo scenario la vicenda italiana sembra minore, ma si sbaglierebbe a sottovalutarla. Nel quadro generale di ricomposizione delle alleanze globali il comportamento italiano nei confronti dell’Iran avrà un peso notevole. dovendo il nostro paese fare i conti anche con una notevole esposizione in questo paese. Se Instex si può interpretate come una sfida dell’Ue agli Usa, che trova nell’Iran il pretesto, allora la risposta italiana servirà a capire dove vuole andare il nostro paese. E non è affatto detto che chiunque decida ne abbia consapevolezza.

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