Cronicario: Alice nel paese di Verdelandia


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Visto che ormai il deficit o è green o non è, nessuna sorpresa che per ogni dove alligni la passione per il verde, l’ambiente, la sostenibilità e quant’altro vi suggerisca la vostra meravigliosa sensibilità. Proprio come la giovane Alice, siamo entrati nella tana delle nostre fissazioni e siamo arrivati nel paese di Verdelandia, dove anche il bianconiglio si presenta con varie sfumature di green.

La fissazione verde, probabile evoluzione locale dei capolavori lasciatici in eredità del fu governo verdolino, ormai non risparmia più nessuno e colpisce insospettabili, austeri pezzi grossi, come ad esempio il capo dell’Istat che oggi in audizione sul Def (che non è un diminutivo di deficiente, risparmiatevi le battute) ha rivelato al mondo una incredibile (nel senso che non ci si crede) verità: le aziende green sono più produttive.

Nel paese di Verdelandia, infatti, queste compagnie spuntano un premio di produttività che può arrivare a un 15 per cento in più rispetto alle imprese puzzone che non separano i rifiuti o camminano coi furgoni diesel euro 1. E, tanto per farvelo sapere, “in Italia sono stati conseguiti importanti risultati sul fronte dell’azione di tutela ambientale, costituendo un’attività su cui va consolidandosi una rilevante dimensione produttiva”.

Ovviamente, producendo molto rosso, noi siamo all’avanguardia quanto allo stare al verde. Ma ormai la pandemia ha valicato i matrii confini ed è arrivata persino all’insospettabile Ue.

Da lassù si è fatto sentire il vicepresidente della commissione che promette: “Uno degli obiettivi del prossimo mandato sarà usare le politiche economiche, di bilancio e finanziarie per sostenere la trasformazione verde”.

Con l’aggiunta che “per finanziare la transizione ad un’economia neutrale per il clima, all’Europa servono investimenti massicci, trilioni di euro nelle prossime decadi, fondi pubblici e privati”.

Ovviamente nel paese di Verdelandia vivremo tutti felici e contenti.

A domani.

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