La mutazione genetica dei fondi istituzionali

Una ricognizione molto istruttiva della Bundesbank ci racconta della trasformazione – una autentica mutazione genetica – che i tassi bassi hanno finito con l’indurre in una delle creature più placide dell’universo finanziario: i fondi istituzionali di investimento.

Quelli che una volta erano considerati elementi di stabilizzazione dei mercati, oggi hanno finito col generare comportamenti prociclici che esasperano la caratteristica saliente del nostro evo finanziario: la volatilità. Potenza della fame di rendimento, che anni di tassi rasoterra, che tutti ripetono dureranno ancora a lungo, hanno esasperato allo sfinimento.

La ricerca è focalizzata sugli istituzionali tedeschi, ma ci sono ottime ragioni per pensare che questi atteggiamenti siano comuni a tutta questa categoria che, lo ricordiamo, gestiscono gli asset degli investitori istituzionali, come banche e assicurazioni, ma anche fondi pensioni, fondazioni e persino chiese. Tutti investitori, quindi, con un’ottica di medio e lungo periodo, almeno in tempi normali.

Il problema è che però il nostro new normal è fatto di tassi bassissimi che hanno finito col generare rendimenti negativi facendo quindi crescere a dismisura la fame di rendimento e, per conseguenza naturale, i rischi. L’analisi condotta dagli studiosi della Buba, infatti, condotta nel periodo novembre 2009-giugno 2017, conferma un sostanziale degrado dei rating degli asset acquistati, passati da AA+ a AA-. In sostanza i gestori hanno acquistato in media titoli più rischiosi per avere maggiori ricavi.

L’ulteriore conseguenza di questo atteggiamento è stata una crescente sensibilità dei gestori alle turbolenze di mercato. In sostanza sono aumentati i comportamenti pro-ciclici: quando tutti vendono, anche gli istituzionali vendono. Sicché questi elementi di stabilizzazione dei mercati sono diventati fattori di instabilità, al pari di “normali” fondi speculativi.

Non c’è di che stupirsi. Chi affida asset in gestione è molto più esigente che in passato, e i gestori devono fare i salti mortali per non perdere l’incarico. La ricerca della Buba evidenzia che “i fondi che cercano meno il rendimento hanno il triplo delle probabilità che gli investitori revochino il loro mandato”, con l’aggravante che “questo effetto si inverte in tempi di maggiore tensione finanziaria”. Quando il tempo si fa brutto, insomma, gli investitori tendono a penalizzare i gestori aggressivi. Una vita davvero complicata.

Così si spiega perché a febbraio e marzo del 2020 i prezzi dei bond governativi di Italia, Spagna e Francia, colpiti duramente dalla pandemia crollarono: i fondi istituzionali tedeschi vendettero un miliardo di bond di questi paesi in poche settimane, comprando 300 milioni di bond di paesi dell’eurozona considerati più sicuri, anche se a breve termine.

E così arriviamo alla conclusione: “Questi fondi acquistano obbligazioni quando i loro prezzi aumentano e le vendono quando i prezzi scendono. Si consiglia alle banche centrali e alle autorità di vigilanza di tenere d’occhio i fondi specializzati poiché questo comportamento intensifica il prezzo delle attività volatilità”. Sorvegliati speciali, insomma. Neanche fossero Hedge fund.

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