Le conseguenza sulla diseguaglianza del cambio dei prezzi

Proprio come l’hydra mitologica, i cui tentacoli non si finiscono mai di contare, scopriamo l’ennesima promanazione della diseguaglianza leggendo un paper della Bis che parte da un caso specifico – l’apprezzamento del franco svizzero dopo lo sganciamento del floor del 2015 – per osservare come i cambiamenti dei prezzi influiscano sul livello di diseguaglianza tramite il canale dei prezzi dei beni importati. Tema quantomai interessante, visti i tempi (inflazionistici) che corrono, e sempre più veloci.

La ricerca parte dal presupposto che gli effetti distributivi dei cambiamenti di prezzo possono aver luogo solo quando i poveri e i ricchi, chiamiamoli così, hanno una diversa elasticità ai prezzi, e in particolare a quelli dei beni importati, sui quali si concentra l’analisi. Quest’ultima ha potuto contare su una circostanza economica del tutto eccezionale – l’apprezzamento del franco svizzero sull’euro dopo lo sganciamento del cambio fisso con l’euro – che ha diminuito notevolmente i prezzi alle importazioni e quindi ha creato una situazione ideale e irripetibile da osservare, potendo contare su una mole di dati.

La prima “scoperta” alla quale l’analisi ha condotto gli economisti è stata che ci sono “grandi differenze di elasticità ai prezzi fra le diverse classi distributive”. La spesa dei più poveri, per dirla diversamente, è molto più elastica di quella dei ricchi. E questo “ha implicazioni significative per l’impatto distributivo della variazione dei prezzi all’importazione”.

La seconda “scoperta” è altrettanto interessante. Avendo una maggiore elasticità al prezzo, “le famiglie a basso reddito, in caso di calo dei prezzi all’importazione”, avrebbero maggiori benefici perché capaci di sostituire rapidamente le merci nazionali con quelle importante.

La terza “scoperta” ci dice però che anche le famiglie ad alto reddito avranno benefici “perché hanno quote iniziali più elevate di beni importati”. In sostanza i poveri guadagnano scambiando beni nazionali con beni importati, i ricchi importando più beni. Morale della favola: ci guadagnano tutti. Il punto però è provare a capire chi ci guadagna di più. Sennò a che servirebbe parlare di diseguaglianza?

Il grafico sopra ci aiuta a capire gli effetti che l’apprezzamento sull’euro del franco svizzero ha avuto sul prezzo dei beni importati. Le osservazioni hanno consentito di stabilire che una parte rilevante della domanda di questi beni, dopo la rivalutazione del franco, è arrivata proprio dai percettori di redditi più bassi. Ma questo non risponde alla nostra domanda. Possiamo però provare a rispondere indirettamente facendoci la domanda opposta: cosa sarebbe successo se i prezzi dei beni importati fosse aumentati anziché diminuire, ad esempio per una svalutazione?

“Gli aumenti dei prezzi all’importazione, in Svizzera, danneggiano le famiglie a reddito più alto più che
quelle famiglie a reddito più basso per due motivi. In primo luogo, le famiglie a reddito più elevato hanno una quota iniziale più alta di beni importati. In secondo luogo, sostituiscono meno le merci importate”. Secondo le stime, un aumento del 20% dei prezzi dei beni importati rispetto ai beni domestici diminuisce il benessere dei redditi fino a 15.000 franchi di circa un terzo di quanto si verifica per i redditi di 60.000. La metà di questa differenza si spiega proprio con la diversa elasticità ai prezzi.

Questa osservazione spiega perché “a seguito della riduzione dei prezzi all’importazione, le famiglie a reddito più elevato traggono maggiori benefici perché inizialmente consumano una quota maggiore di beni importati rispetto alle famiglie a basso reddito”. Al tempo stesso facendo meno “expenditure switching”, ossia scambio di beni importanti con beni nazionali, subiscono una perdita. A fare la differenza sarà la rilevanza del prezzo delle importazioni. Superata una certa soglia, l’effetto di perdita prevale su quello di guadagno. Per le famiglie a basso reddito vale il ragionamento opposto.

Quantificare in dettaglio chi guadagni di più non è affare semplice. E quel che conta, almeno ai fini del paper, è osservare che l’effetto di diseguaglianza si produce. In fondo il punto rimane sempre quello.

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