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La riconfigurazione delle catena di fornitura tiene a galla il commercio internazionale

Per farla semplice, una volta compreso l’andazzo, che ha iniziato a manifestarsi con la prima presidenza Trump, le catene di fornitura, che tengono avvinte l’Oriente all’Occidente, o per meglio dire la Cina agli Usa, hanno iniziato a cambiare la configurazione che avevano assunto nel ventennio precedente e da allora questo processo non si è più interrotto.

Nella prima fase questa riconfigurazione, che ha permesso di tenere a galla il commercio internazionale, trovando nella domanda di beni collegati all’AI il suo combustibile, la Cina ha spostato le sue esportazioni dalla propria Mainland ai paesi Asean più vicini – ad esempio il Vietnam – oltre a rafforzarsi in alcune aree strategiche come l’Africa e l’America Latina, che sono diventate teste di ponte delle produzioni automobilistiche cinesi (Marocco e Messico, soprattutto).

La seconda fase di queste riconfigurazione è in corso e sarà molto più complessa, perché sono in discussione non più i luoghi dove si produce, ma quelli da cui passano i beni che si commerciano. La chiusura di Hormuz, che aldilà di come finirà il confronto fra Usa e Iran non tornerà mai più come prima, segna l’inizio di una nuova epoca della nostra globalizzazione. E c’è da scommettere sul fatto che i produttori e gli importatori stanno già interrogandosi sulle rotte commerciali del futuro.

Capiremo meglio nei prossimi mesi, anche se cambiamenti del genere richiedono anni per inverarsi. Esattamente come è accaduto per le catene di fornitura delle produzioni. Il 2025 è stato l’anno che ha segnato l’accelerazione di questo processo, ma già dal 2017 è risultata chiara l’intenzione dell’amministrazione Usa di mettere fine al vecchio mondo. Con la conseguenza che molte aziende cinesi si sono adattate investendo in impianti di produzione nei paesi vicini dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) per beneficiare di tariffe statunitensi più basse.

Infatti, gli investimenti diretti esteri della Cina nei paesi ASEAN sono più che triplicati, passando da 10 miliardi di dollari nel 2017 a oltre 34 miliardi di dollari nel 2024. Di conseguenza, mentre la quota di importazioni statunitensi dalla Cina è diminuita costantemente, le importazioni statunitensi da altre economie asiatiche sono cresciute proporzionalmente. Il grafico sopra rende visibile questa trasformazione.

La buona notizia, come sottolinea la Bis nella sua ultima relazione annuale, è che “la riconfigurazione regionale ha svolto un ruolo importante nel rafforzare la resilienza economica globale nel corso dell’ultimo anno”. E un ruolo importate, come abbiamo detto lo hanno svolto le spese correlate allo sviluppo dell’AI. “Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale (IA) hanno contribuito a mitigare gli effetti negativi dei dazi e dell’accresciuta incertezza sulla crescita”.

In particolare, negli Stati Uniti, secondo alcune stime, gli investimenti legati all’IA hanno contribuito per circa un punto percentuale alla crescita del PIL reale del paese nel 2025. Questo sviluppo ha anche portato a un forte aumento delle importazioni statunitensi di prodotti che abilitano l’IA, tra cui materie prime, prodotti chimici trasformati, input intermedi e attrezzature. Sebbene le importazioni statunitensi di prodotti che abilitano l’IA dalla Cina siano diminuite, questo è stato ampiamente compensato dall’aumento delle importazioni da altre economie asiatiche, mantenendo stabile la quota di mercato regionale delle importazioni statunitensi intorno al 60%.

Rimane il punto. La reiterazione dei dazi dell’amministrazione Usa, dopo la bocciatura della Corte suprema, e la persistente crisi iraniana, che chiude una delle arterie vitali del commercio, non promette nulla di buono nel breve-medio termine. Finora il rilasci di riserve strategiche da parte degli organismi internazionali e la faticosa ricerca di rotte alternative per la fornitura di petrolio ha rallentato gli effetti sostanzialmente stagflazionari della chiusura di Hormuz e dei dazi Usa. Ma queste strategie di mitigazione non dureranno a lungo. Il mondo di prima è finito e quello nuovo non si vede ancora. E’ il tempo ideale perché sorgano i mostri.