Etichettato: cartolina the walking debt

Cartolina. L’inverno del capitale

Quando era giovane il capitale cercava l’avventura, amoreggiava col rischio, solcava i mari e scalava i monti, piantava bandiere per ogni città, sprecava la sua forza nelle conquiste. Gioiva e pativa, in eguale misura. Così facendo ha conquistato il mondo. Ma era tanto tempo fa. Oggi il fuoco della conquista è stato sostituito da quello del focolare, l’amore per il rischio, da quello del rendimento più o meno sicuro, il mare, ormai familiare, e le montagne, ormai colonizzate, non gli interessano più. Rimane a casa, mangia, ingrassa ma diventa triste. Poco consola aver conquistato il mondo, dopo una certa età. Perché questo è il problema del capitale. E’ diventato vecchio.

Cartolina. La migrazione del futuro

Non si migra nello spazio e basta. Si migra nel tempo. La meglio gioventù che lascia l’Italia, giovane e molto spesso assai istruita, non cerca semplicemente un luogo dove andare: vuole un futuro da vivere. Ha capito che qui, nel paese che li ha cresciuti e amati, non c’è più tempo per loro. Lo stiamo spendendo per occuparci di quelli che qui sono invecchiati. E basta appena a tenere in piedi il presente. Il futuro, perciò, migra fuori da qui. A noi resterà solo il passato.

Cartolina. Fake trade

La vendetta della merce è smetterlo di esserlo. Almeno nella forma di merce legalmente riconosciuta, quindi di proprietà (intellettuale) di qualcuno che la vende a qualcun altro. Così come la fake news è la vendetta dell’informazione che smette di esserlo, anche se afferma il contrario. Il fake trade, che anima un settore economicamente fiorente da centinaia di miliardi l’anno, inganna il consumatore, che però lo digerisce felice e consapevole, seguendo lo spirito del tempo che non si cura dell’autenticità di qualcosa, purché riempia la pancia e costi poco. E questo spiega le fake news, molto più del fake trade.

Cartolina. Le banche mascherate

Compaiono nei bilanci bancari. Si chiamano “fondi”, “intermediari”, “entità non-bancarie”. Ma al momento opportuno mostrano il volto vero: quello della banca. Compaiono nei bilanci perché sono le sue comparse. La banca si maschera con loro, che così diventano banche mascherate. Non raccolgono depositi, ma prendono in prestito ed elargiscono credito. Non hanno sportelli, ma muovono capitali. Non firmano mutui, ma influenzano i tassi. E quando traballano, la banca, ormai smascherata, corre a sostenerle. Nell’era del mimetismo finanziario tutto si differenzia per convergere nell’interdipendenza del rischio sistemico, specialità del nostro tempo. Il travestimento rassicura, all’inizio. Ma chi si maschera, alla lunga, genera diffidenza. La madre della sfiducia.

Cartolina. La crescita imprevedibile

E’ davvero interessante, e bene ha fatto il Fmi a farcelo notare, osservare quanto siano fallibili le nostre previsioni, e in particolare come le cose vanno spesso assai peggio di quanto ci si aspetti, spesso quando si tratta di cose che di solito si accompagnano a svariate seccature. Nel 2019 il Fmi prevedeva che il debito globale sarebbe cresciuto nei successivi dieci anni fino a sfiorare il 90 per cento del pil, ma certo nessuno poteva immaginare una pandemia, che l’ha fatto quasi schizzare al 100 per cento, dove nel frattempo si sta dirigendo, malgrado il calo osservato dopo la fine dell’emergenza. Perché nel frattempo ne è arrivata un’altra – una guerra – e poi un’altra ancora – l’inflazione – e poi adesso è arrivata anche una nuova amministrazione statunitense che sta terremotando la globalizzazione. c’è sempre un’emergenza. E la crescita rimane imprevedibile. Specie quella dei debiti.

Cartolina. Invecchiare bene

Dunque è questo il fine? Prima abbiamo imparato a diventare tutti sempre più vecchi, e ci abbiamo messo alcuni secoli. Adesso dobbiamo imparare ad invecchiare in salute, e chissà quanto ci metteremo. Ma il fine di invecchiare in salute non è autoevidente. Una persona superficiale potrebbe pure accontentarsi di invecchiare bene senza ulteriori necessità. Ma la realtà non è mai così semplice. Oggi ci dicono e ci ripetono continuamente che dobbiamo invecchiare bene perché non ci possiamo permettere di invecchiare male. Costa troppo. Quindi dobbiamo invecchiare bene, se vogliamo continuare a pagare i nostri debiti che ormai sono longevi e crescenti almeno quanto noi. Questo è il fine.

Cartolina. La fatica dei salari

E’ sempre faticoso salire, e lo sa bene chiunque conquisti una quota a piedi o in bicicletta. Nel caso dei salari poi, che si muovono a bordo delle contrattazioni sindacali, le salite sono ancora più faticose, specie quando un’inflazione mai davvero domata aumenta costantemente la pendenza. Quindi la buona notizia è che i salari crescono, con grandi differenze, e crescono realmente, ossia al netto dell’inflazione. Almeno fino al terzo quarto del 2024, dove arrivano i dati collazionati da Ocse. Rimane il problema che dal primo trimestre 2021 i salari reali, compresi quelli italiani, sono robustamente in calo. Perché salire davvero è faticoso, ma si scende rapidamente. Come i conti correnti.

Cartolina. L’età esponenziale

Dovremmo sempre ricordare che non viviamo più nei vecchi tempi, e al tempo stesso ricordare, di questi vecchi tempi, i loro preziosi insegnamenti. I proverbi, ad esempio. Chi va piano va sano e va lontano, per dirne uno, che riaffiora alla memoria osservando il modo esponenziale in cui si esprimono la decrescita del costo del calcolo computazionale, diminuito del 99 per cento in meno di vent’anni, la crescita del calcolo computazionale, che in dieci anni si è moltiplicato per 350 mila, liberando le energie potenziai dell’AI che solo da poco abbiamo iniziato ad apprezzare. Sempre perché non viviamo più nei vecchi tempi, ma in quelli esponenziale. Non possiamo più andar piano. Diventa nientemeno che vitale rimanere sani, se vogliamo arrivare lontano. O almeno arrivare.

Cartolina. La linea piatta

E’ affascinante osservare la linea piatta, al netto di un evento straordinario come una pandemia, dei nostri consumi interni. Le famiglie italiane, ormai da quasi vent’anni, non spostano il loro livello di consumi. Se possono, semmai, lo abbassano. Siamo la migliore testimonianza di una società refrattaria al consumismo. Poi però ci lamentiamo che il pil non sale. E infatti, se notate, la curva dei consumi e quella del pil sono praticamente sovrapposte, alla faccia di quelle dell’export e degli investimenti che fanno acrobazie che hanno il solo risultato di riuscire a mantenere la nostra stagnazione. Hai voglia a investire o a esportare: il pil sta lì: aggrappato ai consumatori che non vogliono consumare. E vai a capire se non possono o non vogliono. Nel dubbio si lamentano.

Cartolina. Il suv nel piatto

Un chilo di carne di manzo si produce al prezzo di quasi 60 chili di CO2, un chilo di formaggio di “appena” 20 chili. Bruciare un litro di gasolio ne produce, secondo alcune stime, appena 2,5, al livello di un chilo di riso. Non si capisce perché ai produttori di carne di manzo e latticini sia stata risparmiata l’onta vissuta dai produttori di motori termici. A costoro è stato imposto l’elettrico, a quegli altri si dovrebbe imporre la riconversione in produttori di patate o, al limite di riso. Invece niente. I cheeseburger vanno alla grande e non sia mai che si rinunci a una grigliata, magari dopo una gita fuori porta col Suv elettrico. Perché l’ambiente è importante. Ma vuoi mettere una bella bistecca?