L’origine estera della crescita italiana


Mentre sfoglio curioso il volume dell’ultimo DEF del governo, dalla Banca d’Italia arriva l’ultimo bollettino economico che fotografa l’andamento dell’economia e tira le somme del 2014.

Poiché i consuntivi dicono sempre di più dei preventivi, mi affretto a cambiare argomento e inizio a leggere quello che dice Bankitalia, nel cui bollettino il riferimento al Def occupa poche righe dell’ampio sommario che precede il resoconto.

Qui leggo che, anche grazie al QE della BCE, “in uno scenario di piena attuazione del piano, la crescita del prodotto in Italia potrebbe essere superiore allo 0,5 per cento quest’anno e attorno all’1,5 il prossimo”.

Tutti d’accordo insomma: il 2015 sarà l’anno del ritorno alla crescita. Che sia dello 0,5, come si prevede, o di qualche decimale in più dal mio punto di vista cambia poco. Quel che conta è invertire una tendenza che dura ormai da anni. E anche su questo c’è piena sintonia fra gli osservatori.

Poi però trovo una tabella che riepiloga l’andamento del Pil l’anno scorso, suddivisa fra le varie componenti, col suo triste -0,4% finale, che ci racconta di un anno, quello trascorso, dove la domanda nazionale ha contribuito negativamente per -0,7%, e gli investimenti ancora peggio, con il -3,3%.

A fronte di ciò appare una crescita dell’import, in aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, e soprattutto dell’export, +2,7%. Il saldo indica che l’export netto ha contribuito alla crescita solo per lo 0,3%, non sufficiente quindi a controbilanciare gli altri contributi negativi che sono arrivati dal resto delle componenti del Pil.

Mi chiedo perciò da dove dovrebbe arrivare la crescita quest’anno.

Bankitalia riconosce che permane una debolezza di fondo dell’attività economica, con l’indicatore Ita-coin ancora in territorio negativo. Ricordo che tale indicatore misura l’andamento della congiuntura.

“Segnali più favorevoli provengono dalle inchieste qualitative, che delineano un quadro di maggior fiducia nei giudizi di imprese e famiglie, soprattutto in termini prospettici”, aggiunge.

In pratica, la crescita dovrebbe dipendere dalla nostra capacità di farci tornare la voglia di produrre e lavorare di più, oltre che di spendere i soldi che teniamo fermi in banca.

In sostanza è una scommessa sul futuro.

A ciò si aggiunga che un “impulso alla crescita potrà scaturire dall’ampliamento del programma di acquisto di titoli recentemente varato dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea” e che “l’attività economica beneficerebbe inoltre delle basse quotazioni del greggio: la riduzione della spesa energetica libera risorse che famiglie e imprese possono destinare a consumi e investimenti e potrebbe contribuire a un effetto sul prodotto nell’ordine di mezzo punto percentuale in due anni”.

Se questo è il quadro, l’unica cosa certa è che la crescita è incerta, per il semplice fatto che si basa su ipotesi molto incerte.

L’unica cosa sicura, al momento, è il QE, i cui effetti macroeconomici sono altrettanto incerti, basati come sono su stime della banca centrale italiana effettuate sulla base del proprio modello econometrico.

Tali stime ipotizzano che il Pil italiano potrebbe aumentare cumulativamente dell’1,4% nel biennio 2015-16 grazie al QE di Draghi.

Attenzione però: tale assunzione porta con sé alcune ipotesi macro, che è interessante conoscere per capire su cosa sia fondata questa previsione.

In particolare Bankitalia ipotizza che “i rendimenti dei titoli di Stato scendano di circa 85 punti base, favorendo una ricomposizione dei portafogli verso strumenti più redditizi; i tassi bancari si riducano di 35 punti base per le famiglie e di 20 per le imprese, contribuendo a stimolare la domanda di prestiti; il tasso di cambio si deprezzi nei confronti del dollaro dell’11,4 per cento (del 6,5 tenendo anche conto della quota di scambi commerciali dell’Italia con il resto dell’area dell’euro e con gli altri paesi); la domanda estera potenziale dell’Italia cresca di quasi lo 0,5 per cento, grazie alla più sostenuta attività economica negli altri paesi dell’area”.

Se tutte questi condizioni si verificheranno, il QE potrebbe favorire una crescita del prodotto “superiore allo 0,5 per cento quest’anno e attorno all’1,5 il prossimo”.

A fronte di queste previsioni, il DEF del governo stima “per il 2015 un incremento del PIL pari allo 0,7 per cento, che si porterebbe all’1,4 e all’1,5 per cento nel 2016 e 2017”.

Quindi secondo il governo, nel biennio 2015-16 il Pil dovrebbe crescere cumulativamente del 2,1%, secondo Bankitalia almeno del 2%, l’1,4% del quale grazie al QE.

In sostanza, la crescita dipenderà dall’assunzione di maggiori rischi e più debiti, da parte degli operatori interni, e dalla domanda estera.

Soprattutto da quella.

  1. Fla

    Concordo. Credo che in Bankitalia, così come al FMI ed in BCE, ragionino per compartimenti stagni. Il crollo verticale (-50% circa, giusto) del petrolio ed il deprezzamento sostaziale dell’euro (20%) che erano tanto invocati sui media si sono alla fin fine avverati e la crescita per ora quant’è? 0,1%? Se non fosse tragico, direi che è ridicolo. Con una disoccupazione reale (contando CIG e CIGS) sul 20%, tralasciando poi i vari contrattucoli ancora esistenti, non vedo come l’Italiano medio (cioè io che ho molta paura del futuro ed avendo, ad esempio, compagna/o disoccupato) quei soldi che risparmia in benzina o sui tassi zero (visti poi solo nei centri commerciali, perchè in banca il tasso zero NON esiste) io li accomodo o sotto il materasso, o sul c/c o li reinvesto in posizioni che me lo permettono). Basterà vedere andamento consumi, sempre in soglia da codice rosso. Quindi contributo alla crescita? Zero. Lasciamo da parte il QE della BCE, che genera ritorni solo alla parte finanziaria dell’economia che, ad es. per l’Italia, acquistato titoli a rendimenti alti e prezzi alti, lucrano ora il differenziale vendendo alla BCE titoli di Stato a prezzi alti e rendimenti bassi. Contributo all’economia? Zero anche qui. Non parliamo poi della domanda di prestiti e della colossale FANDONIA delle banche che saranno incentivate a prestare. Prestare a chi? A gente disoccupata? E per cosa? Ma lo sanno questi (io lo so che lo sanno, domanda retorica) che i mutui si fanno se c’è domanda di mutui / finanziamenti, e che questi si basano anche sul “merito di credito” del richiedente? Contributo all’economia quindi? Altro zero. Terminiamo poi con la crescita estera. Sarò veloce. Gli indicatori del FMI dicono che l’economia globale è in rallentamento. Il buco nero della domanda (che genera crescita) è l’Eurozona. Quindi le esportazioni verso UEM daranno una spinta risibile al prodotto. Non parliamo del resto. I nostri due mercati di sbocco principali sono UEM e USA. Credo che tutti siano al corrente del reale stato dell’economia USA. Contributo alla crescita dell’Export quindi? Risibile. Ora, io capisco che in Bankitalia sono pagati per dire questo, ma se almeno ci fosse un briciolo di amor proprio sarebbe giunta alquanto l’ora (dopo quanti anni di crisi?) che anche Visco & Co. iniziassero a dire agli Italiani le cose come stanno…

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    • Fla

      Errata corrige: quando parlo del QE un errore di battitura e la fretta non mi hanno permesso di scrivere: “acquistato titoli a rendimenti alti e prezzi bassi, lucrano ora il differenziale vendendo alla BCE titoli di Stato a rendimenti bassi e prezzi alti.”. Saluti.

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  2. _beneathsurface

    A pag 10 della sezione I del DEF c’è il quadro macroeconomico tendenziale.
    Sottolineo solo quali sono le variazioni ATTESE 2015-2014 più rilevanti:
    1. Investimenti: 1,1% ex -3,3% nel 2014 con contributi molto positivi sia dal settore macchinari, attrezzature impianti e, udite udite, delle costruzioni…..non so voi ma chi sta cercando di vendere casa deve fare i conti con prezzi contrattisi del 30% rispetto a pre crisi, per non parlare del costruito invenduto nonchè di molti cantieri ancora aperti magari da anni e mai chiusi per mancanza di fondi….
    Dal 2016 in poi il tasso si attesta stabilmente al 2,1%….
    2. Balzo delle esportazioni dal 2,7% al 3,8% che rimane stabile nei 5 anni successivi.
    3. Balzo della produttività dal -0,6% del 2014 al +0,1% del 2015 al +0,4% dal 2016 in poi. Non male considerando che sono 4 anni che il dato è negativo…
    4. I. Contributo delle scorte alla variazipne del pil è nullo da oggi fimo al 2019, ma quanto invenduto c’e’ in giro? É un dato obiettivo?

    Il controbuto del QE come scrive Fla non sarà chiaramente visibile alla “economia reale” e swrve più a dare una mano a rispettare vincoli di budget nazionali, a tenere schiacciati i tassi per tenere svalutato l’euro, mentre non pemso cambierà la percezione del rischio delle banche che continuano a contrarre il credito a fronte di 180 mld di sofferenze raddoppiate in 4 anni. In assenza di idee per lo smaltimento delle sofferenze, ogni euro in più andrà nelle ricapitalizzazioni richieste dalla BCE a fronte dei vari AQR, come dimostrano le impreviste e successive richieste di ricapitalizzazipne avanzate da Francoforte.
    Non mi pare ino.tre che vemga in alcun modo considerato il rialzo dei tassi americani: pensiamo non avverranno mai?
    Io penso che dovremo comunue aspettare primavera 2016 ma non appena il dollaro si rivaluterà, mezzo mondo dei paesi emergenti indebitati in USD entreranno in crisi.
    E ricordo che la Cina possiede una quantità non indifferente di treasuries…
    Considerato che verso la EMU continuiamo a avere deficit di co petitività, REER, CLUP e bilancia commerciale, se vogliamo dirottarci in america dobbiamo darci da fare e vendere qualcosa di più dei soliti marchi noti tipo Ferrari, Armani, eccetra, cioè quelli insensibili alla variazione del tasso di cambio….

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      infatti nelle previsione di bankitalia si mette come ipotesi che le condizioni monetarie rimarranno accomodanti fino al 2016. forse il pensiero è alla bce, ma si trascura di ricordare il peso specifico dell’economia americana.
      in ogni caso, fare previsioni è difficile, specie quando riguardano il futuro, diceva uno istruito. di mio penso che il def è un atto politico, non economico, travestito da economia, che è sua volta cela un discorso politico riempiendolo di numeri.
      politici ed economisti vanno sempre a braccetto. e poi, poveri curiosi, dobbiamo sorbirci gli uni e gli altri.
      grazie per il commento

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