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La sfida russa al mercato del gas liquefatto


La Russia, dunque, dovrà fare i conti con una serie di difficoltà tecniche e finanziarie per continuare a mantenere le sue quote di mercato – e quindi di influenza – nei settori del petrolio e del gas, dovendo fare i conti con una lunga e difficile transizione energetica che minaccia di erodere strutturalmente la sua rendita. Ma insieme a queste difficoltà, esistono anche delle opportunità nate grazie al progresso della tecnologia. In particolare da quando abbiamo imparato a produrre gas naturale liquefatto che offre il notevole vantaggio di poter essere immagazzinato e trasportato senza bisogno di usare strutture costose e politicamente complesse come i gasdotti.

La nascita del mercato del gas liquefatto (LNG) ha portato con sé quella di forti player che subito hanno scalato le vette della produzione mondiale. Il Qatar, ad esempio, ma anche l’Australia e gli Stati Uniti. E’ arrivata anche la Russia, ma in ritardo. Alcuni osservatori attribuiscono questa lentezza al monopolio di Gazprom sull’export russo di gas che non ha incoraggiato la compagnia a finalizzare alcuni progetti specifici.

La situazione è cambiata a partire dal 2013, quando il governo russo annunciò di voler esportare gas liquefatto, dando di fatto il via libera ad altri operatori come Novatek e Rosneft. Novatek, in particolare, era già impegnata nello sviluppo del progetto LNG nella penisola di Yamal, che abbiamo già incontrato in passato discorrendo della rotta artica sulla quale Mosca sta investendo molte delle sue speranze per il futuro.

La produzione di LNG a Yamal è iniziata nel 2017 e nell’arco di due anni era già arrivata a 16,5 milioni di tonnellate l’anno: un risultato ottenuto rispettando tempi e budget previsti: un caso più unico che raro. Forse alla base di questo successo ci sta anche la struttura societaria del progetto Yamal. La Novatek, infatti, pur mantendo la maggioranza del consorzio con il 50,1%, è affiancata dalla Total, col 20%, e dai cinesi della China National Petroleum Corporation (20%), e dal China’s Silk Road Fund (9.9 %). L’esperienza positiva ha ispirato un bis. Sempre nel 2019, infatti, è stato avviato il progetto Arctic LNG 2, che dovrebbe raggiungere nel 2025 la capacità produttiva di 20 milioni di tonnellate l’anno.

Dal canto suo Rosneft ha pianificato di iniziare una produzione di LNG nelle isole Sakhalin, dove anche Gazprom aveva piani di espansione nell’ambito del progetto di sviluppo del porto di Ust-Luga sul Baltico. Ma si tratta di progetti che richiederanno anni per essere realizzati.

Quanto al mercato del gas liquefatto russo, tutte le produzioni di Yamal e Sakhalin vengono in larga parte vendute in Asia. Secondo le statistiche di British Petroleum (BP), nel 2019 la Russia ha esportato gas liquefatto per 40 miliardi di metri cubi. I dati non sono concordi, tranne che sul fatto che l’export di gas liquefatto russo è più che raddoppiato fra il 2018 e il 2019 con la quota russa globale arrivata al 15%, toccando il picco del 20% l’anno scorso.

In sostanza la Russia è diventato il quarto produttore mondiale di gas liquefatto dietro Qatar, Australia e Usa. E questo è bastato al governo per impostare una strategia di espansione di questo settore che dovrebbe condurlo a produrre fra le 46 e 65 milioni di tonnellate entro il 2024 – a fronte dei 30 milioni di oggi – fino alle 80-140 milioni entro il 2035. Per riuscirci le tre compagnie impegnate nella produzione – quindi Rosneft, GazoProm e Novatek – dovrebbero riuscire a finalizzare nei prossimi dieci i loro piani di sviluppo. Compito non facile vista la situazione internazionale con le sanzioni a penalizzare le strategie di investimento e le notevoli difficoltà tecniche ancora da risolvere.

E tuttavia, l’attivismo russo sul LNG rende chiaro che il governo ha capito che deve correre per vincerla, questa scommessa. Anche per riuscire a “catturare” nella sua orbita del gas paesi come l’India, uno dei più delicati punti di faglia fra le due globalizzazioni concorrenti che stiamo osservando. Correre non vuol dire arrivare primi, ovviamente. Ma intanto, che si arrivi primi o quarti, bisogna farlo.

(5/segue)

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